Secondo il Telegraph, le spie russe trasformano le proprietà europee in “cavalli di Troia“, tramutando gli appartamenti in asset per l’intelligence del Cremlino. Paranoia da Guerra Fredda, ennesimo spauracchio da guerra ibrida, o segnale che lo spionaggio – specie nell’eterna competizione tra Londra e Mosca – muove ancora tutte le pedine possibili sullo scacchiere?
Per il quotidiano britannico le spie russe sono ovunque, anche nel real estate. I servizi segreti russi del GRU, l’FSB e l’SVR, starebbero acquistando immobili residenziali e commerciali situanti nelle immediate vicinanze di basi militari, porti e infrastrutture strategiche di Paesi europei che fanno parte della Nato. Il giornale cita fonti anonime dell’intelligence occidentale, sostenendo la tesi secondo cui le proprietà acquisite da profili collegabili ai servizi segreti russi potrebbero essere trasformate in una rete di “cavalli di Troia” utili ad attività di sorveglianza, spionaggio, sabotaggio, e fungere da pied-à-terre per la preparazione di possibili e future operazioni.
Secondo le valutazioni dell’intelligence, che possiamo ipotizzare comprendano l’analisi del controspionaggio britannico, MI5, gli immobili coinvolti in questa operazione basata sul mattone includerebbero appartamenti di lusso e cottage ma anche magazzini ed edifici abbandonati, terreni coltivati o privi di un utilizzo specifico e persino “intere isole“.
Immobili e guerra ibrida
Le informazioni raccolte dall’intelligence indicano che le proprietà attenzionate dai compratori russi sarebbero distribuite in almeno una decina di Paesi europei. Alcuni funzionari ritengono che parte di questi asset immobiliari potrebbe essere già stata utilizzata come “basi logistiche clandestine” per lanciare droni spia, nascondere esplosivi, armi o come nascondigli per agenti sotto copertura. In parole povere, case ad uso dei servizi segreti esteri che possono accogliere agenti dormienti pronti a entrare in azione al momento richiesto.
Immobili come il castello di Seacox Heath, al confine tra Kent e Sussex, considerato in passato come una “base per reclutare e accogliere spie russe che avrebbero operato sul suolo del Regno Unito“, uno dei fronti spionistici più intensi della Guerra Fredda. Nel 2024 l’espulsione di un addetto militare russo, il colonnello Maxim Elovik, ritenuto un agente dell’intelligence militare russa “non registrato“, portò alla connessa revoca dello status diplomatico di Seacox Heath, ritenuto per decenni il “Cremlino del Kent“.
Per l’intelligence occidentale, che si confronta con le azioni di guerra ibrida che interessano l’Europa, questo fenomeno si inserirebbe nella “più ampia strategia di pressione” che Mosca starebbe esercitando contro l’Occidente dopo l’invasione dell’Ucraina. Secondo le fonti citate dal Telegraph, il numero di sabotaggi collegati alla Russia in Europa sarebbe infatti aumentato negli ultimi anni, con incendi dolosi, pacchi bomba e piani per compiere assassinii mirati, come l’eliminazione di profili invisi al Cremlino o alla Lubjanka, come Sergei Skripal, la spia doppiogiochista raggiunta dall’agente nervino Novichok portato dalla temibile Unità 29155 del GRU a Salisbury. Non si può escludere che gli agenti russi avessero già a disposizione degli asset immobiliari nell’area di Portsmouth, una delle più antiche basi navali della Royal Navy.
Alcuni funzionari dell’intelligence – di cui non viene mai specificata la nazionalità – ritengono che questi recenti episodi di sabotaggio, che hanno già interessato Germania, Francia, Regno Unito, Polonia, Paesi Baltici, Finlandia e Norvegia, possano rappresentare dei “test preliminari per operazioni più ampie“.
Le manovre nella “zona grigia”
L’obiettivo di queste operazioni ibride che conducono “attacchi mirati contro reti energetiche, trasporti o sistemi di comunicazione” sarebbe come sempre quello di aumentare la capacità di manovra nella cosiddetta “zona grigia” che sta interessando un conflitto silenzioso che, secondo gli analisti, continua a impegnare diverse potenze europee, e consente di rimanere “al di sotto della soglia della guerra aperta per evitare l’attivazione dell’articolo 5 della NATO“. Ma questa narrazione viene osteggiata dal Cremlino, dove i vertici continuano a dichiarare di non essere impegnati in una guerra ibrida contro l’Alleanza Atlantica.
Uno dei casi più citati riguarda l’acquisizione di asset che possono fungere da “base” per l’intelligence russa come quello della società Airiston Helmi, che aveva acquistato 17 proprietà in Finlandia vicino a rotte marittime strategiche. Durante le perquisizioni del 2018, gli investigatori finlandesi scoprirono infrastrutture sospette tra cui banchine, sistemi di monitoraggio, un eliporto e apparecchiature di comunicazione avanzate. Dopo quell’episodio, Helsinki ha vietato ai cittadini russi e bielorussi di acquistare immobili nel paese, misura poi adottata anche dagli Stati baltici. Secondo il Telegraph, altri acquisti immobiliari sospetti sarebbero stati registrati nei pressi di basi militari in Norvegia e Svezia, dove le proprietà potrebbero essere utilizzate per attività di monitoraggio o come piattaforme di lancio per droni.
Questa preoccupazione – sia frutto di report classificati o paranoie spionistiche – si inserisce in un quadro più ampio di competizione tra Mosca e le capitali occidentali. Negli scorsi mesi il nuovo vertice dell’MI6, Blaise Metreweli, ha apertamente dichiarato che il Regno Unito si trova ormai “in uno spazio tra pace e guerra”, sottolineando come la Russia stia testando la resilienza occidentale proprio attraverso operazioni sotto la soglia del conflitto diretto, e che potenze occidentali come il Regno Unito sono pronte a rispondere a tono. Si tratti di congelare asset immobiliari, o fronteggiare la minaccia “attingendo” all’esperienza maturata inviando “agenti in audaci missioni di sabotaggio nell’Europa occupata”.
L’espressione faceva riferimento al famoso Special Operations Executive, più noto come SOE, un’organizzazione britannica che nel corso del secondo conflitto mondiale ha condotto una guerra parallela, segreta e clandestina — la Ungentlemanly Warfare, o “guerra sporca”, come la chiamava il primo ministro Winston Churchill. Tra spie, castelli nel Kent, cottage di lusso e intere isole usate come basi di spionaggio e sabotaggi, sembra davvero di avere a che fare con un romanzo di Ian Fleming, invece, se si vuole dare credito alle fonti del Telegraph, è tutto vero.
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