Il Grande Ayatollah Ali al-Sistani una delle massime autorità religiose sciite al mondo- che vive a Najaf, in Iraq – ha dichiarato la difesa dell’Iran durante l’attuale conflitto un obbligo religioso collettivo (wajib kifa’i) contro la campagna militare di Usa e Israele che ha come obiettivo quello di rovesciare la Repubblica Islamica. Sistani ha risposto a una serie di stiftaa (domande religiose) presentate da fedeli preoccupati per la situazione di guerra in corso. Nel testo, Sistani esprime grave preoccupazione per le minacce esterne e interne che colpiscono l’Iran, tra cui attentati, corruzione, omicidi, distruzione di proprietà pubbliche e private, propaganda settaria e tentativi di seminare discordia tra la popolazione.
Sistani sottolinea la difesa della nazione islamica iraniana, la protezione dell’unità nazionale e la resistenza a tentativi di sovversione o destabilizzazione costituiscono un obbligo collettivo religioso (wajib kifa’i). Sistani invita i fedeli a evitare divisioni, a preservare l’armonia e a non permettere che nemici esterni o agenti interni raggiungano i loro obiettivi. Questa posizione segna un momento significativo, considerando la storica distanza di Sistani dal sistema della Repubblica Islamica e la sua linea “quietista”, che privilegia il distacco dalla politica attiva.
L’ultima Fatwa fu contro l’Isis nel 2014
Come nota lo studioso Arta Moeini su X, «l’ultima volta che Sistani ha emesso una fatwa del genere è stato nel giugno 2014, dopo la conquista di Mosul da parte dell’Isis», a riprova del momento drammatico per la comunità sciita. Vali Nasr, docente alla John Hopkins, sottolinea l’importanza del messaggio: «Il Grande Ayatollah Sistani ha rotto il silenzio. Ha emesso una fatwa decretando che la difesa dell’Iran in questa guerra e nei tentativi di seminare il caos, dividere il Paese e rovesciare la Repubblica Islamica è un obbligo religioso. Sistani è da tempo in contrasto con la Repubblica Islamica, e ora ha schierato tutto il suo peso a sostegno della resistenza, in un momento in cui sta per essere annunciato un nuovo Leader Supremo».
Pochi giorni prima, il 4 marzo 2026, l’ufficio di Sistani aveva rilasciato una dichiarazione separata che condannava con forza l’aggressione militare congiunta USA-Israele contro l’Iran, definendola una guerra ingiusta priva di autorizzazione ONU, responsabile di morti civili tra cui bambini, distruzioni estese e rischio di caos regionale prolungato. In quel testo chiedeva a tutti gli attori internazionali, in particolare ai paesi islamici, di fermare immediatamente le ostilità e perseguire una soluzione pacifica e giusta alla questione nucleare iraniana nel rispetto del diritto internazionale, esprimendo solidarietà con il popolo iraniano oppresso.
Nei giorni scorsi, Il Grande Mufti sunnita dell’Iraq, Mahdi ibn Ahmad al-Sumayda’i, ha espresso una delle posizioni sunnite più dirette e inequivocabili fino ad oggi riguardo al conflitto in corso, definendo la guerra tra Iran e Israele come uno scontro ideologico fondamentale per il futuro dell’Islam. Secondo il Mufti, i musulmani hanno l’obbligo religioso di schierarsi a fianco di qualsiasi Stato che sollevi la bandiera della difesa dell’ummah, indicando esplicitamente l’Iran come tale entità.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

