Teheran come Gaza. Gli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran stanno assumendo un carattere sempre più indiscriminato, con un crescente numero di vittime civili e distruzioni che colpiscono infrastrutture essenziali, inclusi ospedali, scuole e aree residenziali. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha verificato almeno 13 attacchi su strutture sanitarie e ospedali in Iran dall’inizio del conflitto, verificando anche rapporti secondo cui quattro operatori sanitari sarebbero stati uccisi e altri 25 feriti. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato durante un briefing: «Abbiamo verificato 13 attacchi sulla sanità in Iran e uno in Libano».
“Bombe sugli ospedali e strutture sanitarie”. Crimini di guerra
Ha sottolineato che, secondo il diritto umanitario internazionale, le strutture sanitarie devono essere protette e non attaccate. Tra gli esempi citati figura il Gandhi Hospital (noto anche come Gandhi Hotel Hospital) a Teheran, gravemente danneggiato da un missile che ha colpito una torre di comunicazioni TV statale nelle vicinanze, con detriti sparsi nelle corsie e pareti parzialmente distrutte. L’ospedale è stato evacuato in seguito a esplosioni vicine, e foto mostrano macerie e distruzione interna. Il bilancio complessivo delle vittime in Iran ha superato le 1.230 persone uccise dall’inizio della guerra, con migliaia di feriti. Tra le vittime figurano decine di scolari uccisi in un attacco sulla scuola Shajareh Tayyebeh a Minab, nel sud del paese, e circa 175 bambini e personale in un altro strike su una scuola femminile. A tal proposito, un’inchiesta del New York Times smonta definitivamente l’ipotesi secondo cui la scuola sarebbe stata colpita da un missile iraniano ma da un attacco statunitense, come peraltro avevamo appurato in tempi non sospetti, a seguito di un’indagine Osint di Raffaele Buccolo, qui su InsideOver.
“Uso indiscriminato dell’IA”
Analisti come Trita Parsi, executive vice president del Quincy Institute for Responsible Statecraft, hanno evidenziato somiglianze crescenti tra i bombardamenti su Gaza e quelli su Teheran: in entrambi i casi, sembra che Israele stia utilizzando sistemi di intelligenza artificiale per selezionare obiettivi senza adeguata supervisione umana. Parsi ha citato l’esempio del Police Park a Teheran, un parco pubblico bombardato nonostante non avesse alcun legame con forze di polizia o strutture governative sensibili. L’IA avrebbe interpretato il nome come indicativo di un target “governativo”, senza che nessuno verificasse manualmente la natura civile del sito.
Il giornalista Jacob Ward ha definito l’uso dell’intelligenza artificiale da parte di Israele durante e dopo la guerra a Gaza come lethal beta, cioè una versione pericolosa ancora in fase di test. Secondo lui, «Gaza è stato il prototipo» e «l’Iran sarà il lancio vero e proprio». In pratica, Gaza è servito da laboratorio, tesi che si inserisce nel più ampio modello descritto da Antony Loewenstein nel suo saggio Laboratorio Palestina edito in Italia da Fazi editore: i territori occupati palestinesi fungono da laboratorio reale per perfezionare armi, sorveglianza e tecnologie di controllo.
A Gaza, infatti, l’esercito israeliano (IDF) ha usato e perfezionato sistemi di intelligenza artificiale per scegliere e colpire obiettivi in modo molto rapido. Questo ha permesso di creare tecnologie che ora Israele vende in tutto il mondo, trasformandole in un’industria importante. Gli Stati Uniti comprano e usano questi sistemi da anni.Un esempio è il programma Habsora, un’AI israeliana che seleziona automaticamente migliaia di obiettivi per bombardamenti, molto più velocemente di prima. Una fonte dell’intelligence israeliana ha detto che l’Idf si è trasformato in una «fabbrica di assassinii di massa», dove conta di più il numero di uccisioni che la precisione.
Secondo un’inchiesta del New York Times del dicembre 2024, nelle prime fasi del conflitto a Gaza dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 le Forze di Difesa israeliane hanno drasticamente allentato le norme di tutela dei civili: un ordine emesso lo stesso giorno ha autorizzato gli ufficiali a rischiare fino a 20 vite di non combattenti per ogni attacco aereo su militanti di basso livello di Hamas – una soglia senza precedenti nella storia militare israeliana, dove in passato il limite era spesso di 5 o zero – mentre l’8 ottobre è stato introdotto un tetto giornaliero cumulativo di 500 civili a rischio in attacchi pianificati; già due giorni dopo, il 10 ottobre, anche questo limite è stato eliminato, permettendo agli ufficiali di autorizzare quanti strike ritenessero proporzionati e legali, senza più soglie numeriche fisse sui danni collaterali.
Nel contesto attuale della guerra con l’Iran non sembrano vigere limiti, con un approccio che appare ancora più permissivo riguardo ai danni alle popolazioni civili.
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