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Shock al petrolio, inflazione e non solo: la grande tempesta bellica sull’economia

Il punto focale immediato della crisi è stato l'energia ma l'interconnessione fa sì che le ricadute si estendano molto più ampiamente.

La Terza guerra del Golfo ha già impatti globali, perlomeno sull’economia. Gli scenari parlano chiaro: petrolio +25,5%, indice Brent +21,5%, gas al Ttf di Amsterdam +56,2%, in Regno Unito +64,71%, con epifenomeno di crescita del carbone, +14,37%. Sale anche la domanda del greggio russo Urals, che fa quasi +24%, crescono derivati o prodotti estratti in processi derivati del settore oil and gas come propano (+10%), metanolo (+13%), nafta (+18%).

I rincari e lo shock del petrolio

Rincari ovunque, in una tempesta inflattiva che, a seconda della durata degli attacchi israelo-americani sull’Iran e della risposta di Teheran, potrà avere conseguenze a macchia d’olio sull’economia globale. L’ottovolante delle Borse parla chiaro e per ora il libro dei rischi appare destinato a espandersi. L’analista economico canadese Eric Nuttall sottolinea che, in particolare, sul fronte del greggio è ad oggi bloccata la produzione di una quota di petrolio tre volte più grande di quella che fu frenata dalla Guerra dello Yom Kippur e dall’embargo arabo del 1973, che creò uno shock economico di portata mondiale.

L’Iraq, che copre il 7,5-8% del totale delle esportazioni mondiali di petrolio, ha sospeso la produzione. Kuwait e Emirati Arabi Uniti, nel mirino della risposta iraniana, potrebbero presto unirsi. Se così fosse, complessivamente, 6,7 dei quasi 15 milioni di barili di petrolio che prima della guerra passavano attraverso lo Stretto di Hormuz non solo non sarebbero più disponibili per tali transiti ormai sospesi ma sarebbero da depennare dall’offerta mondiale, almeno temporaneamente.


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La tempesta energetica

Aggiungiamo a ciò la decisione del Qatar di sospendere la liquefazione del gas naturale e il fatto che oggi molti traffici riguardanti il Medio Oriente sono bloccati e si avrà un’idea dello shock.

“Sebbene il punto focale più immediato della crisi sia stato l’energia, l’interconnessione delle catene di approvvigionamento globali fa sì che le ricadute si estendano molto più ampiamente”, nota l’Observer Research Foundation, secondo cui “le tariffe del trasporto marittimo, in particolare per le petroliere, hanno registrato un’impennata vertiginosa”. Per effetto-domino, alle dinamiche energetiche vanno sommate problematiche meno note ma non secondarie. Citiamo ad esempio l’analista di scenari finanziari e commodities Gianclaudio Torlizzi, che segnala l’impatto della guerra su un mercato tutt’altro che irrilevante, quello dei fertilizzanti:

L’agricoltura moderna dipende infatti in modo strutturale dai fertilizzanti azotati, prodotti a partire dall’ammoniaca e poi trasformati in urea. E per produrre ammoniaca serve gas naturale: come materia prima e come fonte energetica. Questo significa che energia e cibo viaggiano insieme. Quando il prezzo dell’energia sale, anche il costo dei fertilizzanti aumenta. E quando i fertilizzanti diventano più costosi, la pressione si trasferisce sui prezzi alimentari. È un meccanismo semplice, ma potentissimo.

Lo scenario che ci aspetta

Parole che mostrano il senso d’urgenza di uno shock che ha già portata globale. Msc, la compagnia che guida il comparto del trasporto marittimo, aggiungerà premi extra sulle spedizioni navali a lunga distanza; Maersk, la rivale del gruppo di Gianluigi Aponte, ha sospeso lo shipping verso il Medio Oriente; la Cina intanto ha sospeso i prestiti erogati a progetti di sviluppo in Medio Oriente, la piattaforma-guida della connettività economica globale è isolata dal resto del mondo, le previsioni d’inflazione crescente possono mettere a rischio i tagli dei tassi d’interesse delle banche centrali nei prossimi mesi.

Insomma, è bastato che la crisi non rientrasse dopo lo scoppio della guerra per darle portata sostanzialmente globale, a dimostrazione di un effetto-domino sull’economia che altre sfide, dai dazi del presidente Usa Donald Trump alla rivalità per l’intelligenza artificiale tra Washington e Pechino, hanno fatto emergere con forza, ma che solo la potenza dirompente di una guerra fattasi subito regionale poteva rendere quasi subito strutturale. Non sarà facile uscirne per un’economia globale che aveva conosciuto crescite finanziarie e prospettive positive su molti comparti d’investimento nonostante i venti caldi della geopolitica mondiale. Ora trasformatisi in un brusco richiamo alla realtà.

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