La Repubblica Popolare Cinese (RPC), mentre gli Stati Uniti stavano predisponendo tutti i pezzi sulla scacchiera dell’operazione militare contro l’Iran (denominata “Epic Fury”), attraverso siti internet ufficiali e social network ha mostrato le riprese satellitari del dispiegamento delle forze statunitensi nella regione mediorientale.
L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) e l’azienda tecnologica cinese MizarVision, da poco prima di metà febbraio hanno cominciato a pubblicare immagini satellitari ad alta risoluzione del dispiegamento di forze militari statunitensi attorno all’Iran. Come riportato anche dal South China Morning Post, le immagini condivise sui social media mostrano quello che le fonti cinesi descrivono come “gli ultimi dispiegamenti americani nelle basi in Qatar, Giordania e Arabia Saudita”.
Le immagini erano in buona risoluzione, ed è stato possibile osservare chiaramente gli assetti aerei presenti nelle basi mediorientali, comprese quelle nella penisola arabica dove, intorno alle installazioni militari, è stato notato l’arrivo delle batterie del sistema missilistico da difesa aerea “Patriot”.
Questa divulgazione di dati di intelligence (intelligence disclosure) per ora solo satellitare, sta continuando anche ora con le riprese dei danni inflitti dalla reazione iraniana all’attacco congiunto israelo-statunitense.
Le proteste degli Usa
Non è la prima volta in assoluto che accade: a maggio del 2025 (quindi prima dell’operazione USA Midnight Hammer) immagini della base britannica di Diego Garcia, nelle isole Chagos dell’Oceano Indiano, riprese da satelliti cinesi, erano state divulgate attraverso canali non ufficiali sapendo che sarebbero state riprese dalla stampa occidentale. Diego Garcia, com’è noto, è un’importante base aerea per le operazioni statunitensi e britanniche: la base è stata usata con frequenza durante il conflitto in Iraq e in Afghanistan (parlando di tempi recenti), e le immagini satellitari cinesi mostravano bombardieri e altri assetti aerei statunitensi parcheggiati nelle piazzole lungo la pista di decollo. Anche allora, era stata MizarVision a effettuare le riprese satellitari.
Questo episodio è probabilmente legato a un evento occorso un mese prima, quando gli Stati Uniti protestarono ufficialmente contro la Repubblica Popolare chiedendo di cessare l’invio di immagini satellitari del naviglio coinvolto nelle operazioni in Mar Rosso, avviate per far cessare gli attacchi al traffico navale commerciale da parte degli Houthi yemeniti. Pechino respinse gli appelli del governo statunitense a interrompere il supporto tramite immagini satellitari ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran, come affermato allora dal Dipartimento di Stato.
La portavoce Tammy Bruce dichiarò che Chang Guang Satellite Technology Co. Ltd. stava supportando direttamente gli attacchi terroristici Houthi contro gli interessi statunitensi. Il supporto da parte della società satellitare continuò nonostante i numerosi appelli a Pechino per interromperlo. A maggio di quell’anno, probabilmente stante questo antefatto, la Repubblica Popolare decise di venire allo scoperto in classico stile cinese: poco alla volta, una “fetta di salame” dopo l’altra (salami slicing si riferisce alla strategia cinese di aumentare il proprio livello di ingaggio poco per volta per evitare un’escalation).
La Cina non è più Cenerentola
L’attuale modus operandi di Pechino riguardante la diffusione ufficiale di immagini della ricognizione satellitare, è esattamente la riproposizione di quanto visto nelle settimane e nei mesi prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Allora, le agenzie di intelligence di Stati Uniti e Regno Unito cominciarono non solo a rilanciare fotografie satellitari degli ammassamenti di truppe e mezzi corazzati russi intorno all’Ucraina, ma anche a emettere bollettini – più o meno quotidiani – in cui si riferivano informazioni riservate riguardanti le mosse russe in quello scacchiere. Società private di imaging satellitare come Maxar, Airbus e Planet Lab, hanno cominciato a vendere “i propri prodotti” al grande pubblico attraverso media e think tank, col fine di mostrare quanto stava accadendo, e col placet delle agenzie di intelligence.
La Repubblica Popolare Cinese ormai non è più una cenerentola della space awareness: il Dipartimento della Guerra statunitense nel suo rapporto “Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica Popolare Cinese nel 2025”, pubblicato a fine dicembre 2024, ha riferito che la flotta satellitare operativa di Pechino si è ampliata a oltre 1.189 satelliti, con particolare attenzione all’intelligence, sorveglianza e ricognizione spaziale (ISR). Secondo la valutazione, Pechino ora gestisce oltre 510 satelliti abilitati all’ISR, dotati di sensori ottici, multispettrali, radar e a radiofrequenza. Questa cifra rappresenta un’enorme crescita nelle capacità di monitoraggio persistente, consentendo al PLA di monitorare i gruppi d’attacco delle portaerei e le forze di spedizione statunitensi in tutto l’Indo-Pacifico con tassi di passaggio orbitale crescenti.
L’intelligence disclosure satellitare cinese odierna ha una grandezza paragonabile a quella occidentale osservata pre conflitto ucraino, ma non è solo un messaggio di tipo politico/militare rivolto agli Stati Uniti e alle loro attività nell’Indo-Pacifico in previsione di un conflitto aperto. Come qualsiasi tipo di intelligence disclosure – la vera novità di questi ultimi anni – essa serve a creare e rafforzare la consapevolezza di quanto sta accadendo nel pubblico, per guadagnare affidabilità e autorevolezza da sfruttare successivamente per attività diplomatiche o militari.
Certamente è anche una dimostrazione delle capacità tecnologiche raggiunte, ma nel mondo della Difesa è qualcosa che è già noto come abbiamo potuto vedere dal rapporto del Dipartimento della Guerra. Pechino si è infatti accorta che l’attività di divulgazione delle informazioni di intelligence svolta da USA e UK ha avuto riscontri positivi nella maggior parte dell’opinione pubblica occidentale – con le dovute eccezioni rappresentate dall’Italia ad esempio, ma per altri motivi – e ha deciso di intraprendere la stessa strada, sebbene per ora solo attraverso la diffusione di immagini satellitari di una società “privata”, che come sappiamo, trattandosi di RPC, non è privata a tutti gli effetti.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

