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Guerra

La risposta iraniana all’attacco di Usa e Israele: missili su tutto il Medio Oriente

La guerra d’Iran è partita e non sarà, come non è stata a giugno, localizzata alla Repubblica Islamica. Teheran stava ancora contando i danni degli attacchi estensivi dell’aviazione israeliana e dei caccia Usa decollati da basi nella regione e portaerei...

La guerra d’Iran è partita e non sarà, come non è stata a giugno, localizzata alla Repubblica Islamica. Teheran stava ancora contando i danni degli attacchi estensivi dell’aviazione israeliana e dei caccia Usa decollati da basi nella regione e portaerei per colpire in tutto il territorio del Paese e già aveva ordinato un’intensa risposta balistica che ha reso regionale il conflitto. E questa volta non si è localizzata contro Israele, principale nemico di Teheran, la reazione balistica.

Haifa, principale porto dello Stato Ebraico, è stato colpito. Missili segnalati anche nel Nord di Israele. Ma non finisce qui. L’Iran ha posto in essere una rappresaglia coordinata contro diverse strutture militari statunitensi, poco dopo che un funzionario della sicurezza nazionale aveva detto ad Al Jazeera di ritenere bersagli legittimi tutti gli apparati di Washington nel Golfo.

La Quinta Flotta Usa, schierata in Bahrein, è stata colpita da missili arrivati sulla capitale del Paese, Manama. Il governo del Bahrein ha confermato che quello fosse il target principale. Si registrano inoltre attacchi, attribuiti dalla Cnn al corpo dei Guardiani della Rivoluzione e al loro apparato missilistico, ad altre tre strutture militari a stelle e strisce: le basi aeree di Al Udeid in Qatar, Al Salem in Kuwait, Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti. Doha, Kuwait City e Abu Dhabi hanno posto in essere le difese antiaeree e buona parte degli attacchi risultano intercettati, mentre non sono ancora stati registrati tentativi di attacco agli assetti navali americani consolidatisi nella regione. Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno chiuso il loro spazio aereo per un’escalation che, come ricorda l’analista Edoardo Fontana, minaccia le rotte di navigazione intercontinentali.

Non chiaro, invece, il bersaglio di un attacco diretto contro alcune infrastrutture Usa in Giordania, che dopo esser stato intercettato è caduto su una casa nei pressi della capitale Amman. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi avrebbe invece avvisato il governo del confinante Iraq che nuove azioni potrebbero colpire le strutture statunitensi nel Paese.

Nuovi attacchi missilistici sono attesi contro Israele, mentre l’Iran regionalizzando la risposta alla crisi rafforza la prospettiva per i Paesi limitrofi di dover condividere con Washington e Tel Aviv gli oneri della guerra. Una mossa studiata per non limitare le possibilità d’azione e vedere quanto gli Stati dell’area siano disposti a fare pressione su Washington e Tel Aviv per un rientro di attacchi il cui rinculo cade su parti “terze”. Risparmiato, perché privo di strutture Usa, l’Oman, si aspettano ancora eventuali reazioni di alleati come gli Houthi. Possiamo registrare, in una prima analisi, che l’Iran questa volta ha reagito molto più velocemente rispetto al 13 giugno scorso, giorno dell’inizio della guerra dei dodici giorni tra Teheran e Tel Aviv. E anche che l’arsenale balistico non è stato completamente obliterato nei primi attacchi. Ma valutazioni più profonde della disponibilità iraniana sono ancora premature: quanti asset ha l’Iran? Quanti ne ha utilizzati? Che priorità si darà Teheran? Non c’è una risposta univoca a tutto ciò. Ma la realtà parla di una guerra aperta dagli esiti tutt’altro che certi.

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