Il Board of Peace voluto dal presidente statunitense Donald Trump si è riunito per la prima volta a Washington, mettendo al tavolo nazioni provenienti da quasi tutti i continenti. Alcuni degli Stati coinvolti hanno un peso geopolitico maggiore, addirittura determinante per gli equilibri di molte aree complesse. Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Indonesia sono paesi importanti, ma soltanto il Pakistan rappresenta una potenza atomica fra i membri, Stati Uniti a parte naturalmente. Shehbaz Sharif è il Primo ministro del Pakistan da circa due anni e vanta una lunga carriera politica come amministratore e deputato. La sua figura ha riportato un po’ di equilibrio, dopo gli scandali del governo di Imran Khan nel 2022, anche se il fratello ed ex Premier Nawaz Sharif nel 2017 era stato rimosso dalla Corte Suprema e condannato a 10 anni per corruzione, restando comunque leader dell’opposizione.
Primo ministro Sharif, il Pakistan ha aderito al Board of Peace come membro effettivo, per quale motivo?
“La nostra nazione ha sempre lavorato per la pace in Medio Oriente e per questo motivo essere parte di questo gruppo era indispensabile. Donald Trump è un uomo di pace ed il vero salvatore dell’Asia meridionale e lo dimostra il fatto che fino ad oggi ha messo fine a ben otto guerre. Abbiamo visto il suo intervento anche nel conflitto fra noi e l’India, dove ha bloccato gli attacchi di Nuova Delhi che ci accusava ingiustamente di aiutare e proteggere i terroristi. L’intervento di Trump ha salvato la vita a milioni di persone. Il Pakistan combatte da sempre il terrorismo internazionale e lo dimostrano anche gli attacchi lanciati dalla nostra aviazione contro i campi di addestramento in Afganistan. Abbiamo distrutto una serie di cellule che volevano colpire la nostra popolazione, non permetteremo più a nessuno di attaccare il sacro suolo del Pakistan. Per Gaza chiediamo l’immediata fine delle violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele per raggiungere una pace duratura e promuovere gli sforzi di ricostruzione della Striscia. Il popolo palestinese deve esercitare il pieno controllo della propria terra e del proprio futuro, in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Voi siete una potenza nucleare e avete offerto il vostro “ombrello” anche all’Arabia Saudita. Puntate a diventare una realtà geopolitica regionale?
“Il Pakistan è una nazione moderna e democratica, abbiamo compiuto un percorso storico che ha portato il popolo ad una grande maturità. Il nostro ruolo è ormai continentale e tante nazioni guardano ad Islamabad come ad un alleato solido e concreto. Con l’Arabia Saudita abbiamo firmato un accordo militare di mutuo soccorso, ma smentisco categoricamente che sia in funzione anti-israeliana. Noi cerchiamo di dare un contributo determinante per il raggiungimento della pace in Medioriente come in tutta l’Asia. Durante il Board of Peace ho avuto l’occasione di incontrare informalmente il re del Bahrein Hamad bin Isa Al-Khalifa, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, il presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev, il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev ed anche il presidente indonesiano Prabowo Subianto. Tutti grandi uomini di Stato che riconoscono il ruolo del Pakistan. Ho avuto un meeting anche con il Segretario di Stato americano Marco Rubio che ha ribadito l’importanza della nostra nazione per il raggiungimento della pace e abbiamo discusso di quanto sia fondamentale la nostra relazione strategica per lo sviluppo di minerali critici e nella lotta al terrorismo”.
La situazione in Asia centrale rimane molto complicata, in Afganistan, ma anche in Iran. Qual è la posizione di Islamabad?
“Credo sia necessario ribadire che ho condannato con la massima fermezza l’attacco immotivato contro l’Iran da parte di Israele nell’estate scorsa, esprimendo le mie più sentite condoglianze al popolo iraniano per la perdita di vite umane. Questo è stato una atto grave e profondamente allarmante che rischia di destabilizzare ulteriormente una regione già instabile. Mi sono impegnato personalmente per una via diplomatica fra Stati Uniti ed Iran. Ho sentito più volte telefonicamente il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e ci siamo scambiati opinioni sull’evoluzione della situazione regionale. Io ho sottolineato l’importanza di un dialogo costante e di un impegno diplomatico per promuovere la pace, la sicurezza e lo sviluppo nella regione. Il Pakistan si oppone fermamente a qualsiasi azione contro la sicurezza, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Iran, tra cui la guerra, le sanzioni o le interferenze politiche, riaffermando la posizione di principio dei loro paesi di solidarietà con il governo e il popolo iraniani. Vogliamo evitare che la tensione si alzi ulteriormente e voglio anche ribadire gli stretti e fraterni legami tra Pakistan e Iran, radicati nella storia, nella cultura e nella fede comuni”.
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