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Guerra

Così i droni stanno cambiando le sorti della guerra in Sudan

La guerra civile in corso in Sudan dall’aprile 2023 ha subito un cambiamento determinante: l’uso dei droni.

La guerra civile in corso in Sudan dall’aprile 2023 tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e le Forze Armate Sudanesi (SAF) ha subito un cambiamento determinante: l’uso dei droni. All’inizio il loro impiego era limitato, ma nel tempo è cresciuto fino a modificare tattiche, strategie e controllo del territorio.

Dopo la caduta di El Fasher, il centro delle ostilità si è progressivamente concentrato nel Kordofan Meridionale, dove le RSF hanno conquistato la città di Bara e intensificato gli attacchi contro El Obeid. Secondo quanto riportato dal Sudan War Monitor, una delle fonti più autorevoli sulle evoluzioni della guerra, negli ultimi mesi i droni hanno colpito depositi di carburante, mercati e convogli in diverse parti del Paese, con attacchi che hanno provocato vittime civili e gravi danni alle infrastrutture. In particolare, nel febbraio 2026 un raid su un mercato nello stato del Kordofan Settentrionale ha causato almeno 28 morti e decine di feriti, mentre negli attacchi di maggio 2025 a Port Sudan, più giorni di bombardamenti aerei hanno danneggiato aeroporti, depositi di carburante e altre strutture strategiche.

L’efficacia di questi attacchi sembra aver messo sotto pressione le capacità logistiche delle RSF nel Kordofan Meridionale, contribuendo a un rallentamento delle loro offensive via terra. Le SAF controllano più della metà del Paese, gran parte del confine con l’Egitto, Port Sudan e la capitale Khartoum. Quest’ultima ha subito oltre 440 attacchi con droni documentati dall’inizio della guerra. Port Sudan, considerata fino ad allora relativamente sicura per la sua distanza dalle basi RSF, è stata colpita a maggio 2025 in uno dei primi raid a lungo raggio contro la città. Le RSF controllano invece gran parte del Sudan occidentale e centrale, inclusa buona parte del Darfur e parti del Kordofan.

L’uso dei droni e il riassestamento degli equilibri

I droni sono ormai ampiamente utilizzati nei conflitti armati, ma in Sudan il loro impiego non è stato immediato. La loro introduzione è partita dalle SAF e ha inciso sull’andamento della guerra, provocando un riassestamento degli equilibri tra le forze in campo. La strategia dell’esercito mira a colpire le scorte di carburante e le infrastrutture, rendendo più difficili anche le attività commerciali, con l’obiettivo di indebolire le RSF e spingere la popolazione civile ad abbandonare le aree sotto controllo paramilitare.

L’esercito sudanese, che a differenza delle RSF dispone di un’aeronautica militare, deteneva inizialmente il controllo dei cieli grazie ai jet da combattimento. A maggio 2025 le RSF hanno però colpito Port Sudan con un attacco con droni che ha danneggiato l’aeroporto e la principale centrale elettrica della città, causando traumi tra i civili. Le capacità aeree delle RSF sono aumentate dopo la perdita, all’inizio del 2025, di territori nel centro e nell’Est del Paese.

Tecnologie simili sono oggi in possesso di entrambe le parti. I droni sono relativamente facili da reperire, nascondere e assemblare, il che rende più semplice aggirare l’embargo sulle armi e le sanzioni. L’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite si applica principalmente alla regione del Darfur e, secondo diversi osservatori, ha avuto un impatto limitato nel contenere l’afflusso di armamenti nel resto del Paese. Questo ha contribuito alla continua disponibilità di sistemi d’arma, inclusi i droni, nelle mani delle parti in conflitto.

Queste tecnologie permettono di colpire infrastrutture strategiche e, allo stesso tempo, espongono la popolazione civile a gravi conseguenze, con esplosioni e raid che possono verificarsi anche in aree densamente abitate. L’uso dei droni, così, non è solo un vantaggio tattico, ma trasforma il conflitto in uno scenario imprevedibile e letale, dove la pressione continua sulle strutture nemiche si combina con il rischio costante per i civili.

Capacità tecniche e alleanze

L’uso dei droni è particolarmente efficace nei territori pianeggianti e il Sudan, con le sue vaste distese, si presta a questo tipo di operazioni. È infatti più semplice svolgere attività di sorveglianza, come osserva un’analisi del Critical Threats Project. Dall’inizio della guerra, esercito e RSF hanno impiegato droni con capacità molto diverse: da modelli a corto raggio a sistemi con una gittata teorica fino a 4.000 chilometri. In un Paese che si estende per circa 1.250 chilometri da nord a sud e 1.390 da est a ovest, questo significa che, almeno in teoria, qualsiasi area può essere raggiunta.

Le SAF ricevono armi da Iran e Turchia e dispongono di droni dalla fine del 2023. Le RSF si affidano invece al sostegno degli Emirati Arabi Uniti, con tecnologie di origine cinese e serba. Tra questi vi sono i cosiddetti droni “kamikaze”, in quanto sferrano attacchi suicidi, utilizzati contro obiettivi strategici e simbolici, anche lontano dalle linee del fronte. Alcuni modelli VTOL di fabbricazione serba sarebbero in grado di trasportare le cosiddette bombe “mute”, ordigni che esplodono senza preavviso acustico, rendendo impossibile mettersi al riparo.

Alcuni fornitori stranieri di droni, tra cui Iran e Russia, sembrerebbero aver collegato le consegne a interessi strategici nella regione, con l’Iran interessato a una base navale nel Mar Rosso e la Russia che, nel 2024, avrebbe spostato il proprio sostegno dalle RSF alle SAF in cambio della possibilità di ripristinare un accordo del 2017 per una presenza navale sul Mar Rosso.

Le RSF trasformano inoltre droni civili in armi improvvisate per colpire e intimidire infrastrutture e obiettivi simbolici. L’obiettivo non è tanto la precisione o una vittoria militare decisiva, quanto mantenere una pressione costante e rendere il conflitto imprevedibile e logorante. Testimonianze video verificate mostrano droni RSF colpire il deposito di carburante di Sidon ad Atbara, nello stato del Nilo, secondo Sudan War Updates.

Impatto sui civili e crisi umanitaria

L’area più colpita dall’inizio della guerra resta la capitale Khartoum, con almeno 440 raid documentati. Nel dicembre 2025 un attacco a Kalogi, nel Kordofan Meridionale, ha colpito un asilo e un ospedale, causando almeno 114 morti secondo fonti locali e Al Jazeera.

Per l’Africa, l’impiego sistematico dei droni rappresenta una novità significativa. In passato i conflitti nel continente erano prevalentemente terrestri, con un uso limitato dell’aviazione a causa dei costi elevati. Oggi i droni costituiscono un’alternativa relativamente economica ma altamente letale, offrendo un vantaggio tattico rilevante. Come evidenziato dall’Economist, questa evoluzione potrebbe rendere più facile sia avviare sia terminare più facilmente le guerre nel continente.

La guerra civile in Sudan ha intanto prodotto la peggiore crisi umanitaria al mondo degli ultimi anni: oltre 30 milioni di persone necessitano di assistenza e tra i 12 e i 14 milioni risultano sfollate secondo le stime delle Nazioni Unite. Violenza sessuale, assedi ai civili e uccisioni di massa sono stati documentati per tutta la durata del conflitto, mentre la comunità internazionale continua a intervenire in modo limitato.

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