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Politica

Il Bangladesh volta pagina: alle elezioni trionfano i nazionalisti del Bnp

Il Partito Nazionalista del Bangladesh (Bnp) ha ottenuto una netta vittoria alle elezioni parlamentari del Bangladesh. La coalizione, guidata dal partito nazional-conservatore di Tarique Rahman, ha conquistato oltre 210 seggi per una schiacciante maggioranza di due terzi nella Jatiya Sangsad,...

Il Partito Nazionalista del Bangladesh (Bnp) ha ottenuto una netta vittoria alle elezioni parlamentari del Bangladesh. La coalizione, guidata dal partito nazional-conservatore di Tarique Rahman, ha conquistato oltre 210 seggi per una schiacciante maggioranza di due terzi nella Jatiya Sangsad, la Camera della Nazione composta da 300 membri.

Ampiamente distaccata la più grande formazione islamista del Paese, Jamaat e Islami, ferma a una settantina di seggi, che con i suoi 11 partiti partner aveva promesso in campagna elettorale un radicale cambiamento economico della nazione.

“Questa vittoria era attesa. Non sorprende che il popolo del Bangladesh abbia riposto la propria fiducia in un partito capace di realizzare i sogni che i nostri giovani avevano concepito durante la rivolta”, ha dichiarato Salahuddin Ahmed, uno dei principali membri del comitato del Bnp, prossimo a tornare al potere dopo 20 anni.

Il nuovo governo, spiegano i funzionari del partito, avvierà una nuova era di democrazia per Dacca e tolleranza zero verso la corruzione. Rahman, tornato in Bangladesh lo scorso dicembre dopo 17 anni di esilio a Londra, è ora pronto a diventare il prossimo primo ministro del Paese.

Come sono andate le elezioni del Bangladesh

Rahman non è una persona qualunque: proviene da una delle dinastie politiche più potenti del Bangladesh, figlio dell’ex primo ministro Khaleda Zia e dell’ex presidente Ziaur Rahman, assassinato nel 1981. Toccherà a lui capitalizzare i voti ottenuti per concretizzare le richieste della generazione Z, la stessa che ha rovesciato il governo di Sheikh Hasina.

“Nonostante la vittoria alle elezioni parlamentari nazionali con un ampio margine di voti, il Bnp non organizzerà alcuna processione o raduno celebrativo”, ha intanto comunicato il partito in una nota, esortando la gente a pregare nelle moschee, nei templi, nelle chiese e nelle pagode in tutto il Paese.

Shafiqur Rahman, il leader del Jamaat e Islami, ha ammesso la sconfitta, spiegando che il suo partito non si impegnerà in una “politica di opposizione” fine a se stessa. Attenzione però, perché questi risultati rappresentano un risultato storico per il partito islamista, che in precedenza non aveva mai detenuto più di 18 seggi in parlamento.

Last but not least, il National Citizen Party (Ncp), guidato da giovani attivisti che hanno avuto un ruolo determinante nel rovesciamento di Hasina, e che faceva parte dell’alleanza guidata da Jamaat, ha vinto solo cinque dei 30 seggi a cui si era candidato.

Cosa succede adesso

Parallelamente alle elezioni, considerate le prime veramente libere e competitive in Bangladesh da anni, si è tenuto un referendum su una serie di riforme costituzionali, tra cui l’istituzione di un governo provvisorio neutrale per i periodi elettorali, la ristrutturazione del parlamento in una legislatura bicamerale, l’aumento della rappresentanza femminile, il rafforzamento dell’indipendenza della magistratura e l’introduzione di un limite di due mandati per il primo ministro.

Nel momento in cui scriviamo non sono ancora arrivati i risultati ufficiali. Il principale quotidiano locale, il Daily Star, ha tuttavia riportato che il 73% dei quasi 296.000 voti espressi al referendum ha votato “” e il restante ha optato per il “No“.

Sarà adesso interessante capire quale strada prenderà il Bangladesh post voto. Tra le promesse elettorali del Bnp (con lo slogan “Prima il Bangladesh”) figuravano aiuti finanziari per le famiglie povere (compreso un programma che consentirebbe alle famiglie di acquistare generi alimentari per un valore di circa 2.000 taka, 16 dollari, al mese), un limite di 10 anni per la carica di primo ministro e politiche anti corruzione.

Non solo: il partito ha condotto una campagna serrata sulla deregolamentazione e le riforme nei settori bancario, assicurativo e dei mercati dei capitali, oltre all’obiettivo di creare 10 milioni di posti di lavoro in patria e all’estero.

Sul fronte opposto Jamaat e Islami voleva trasformare il Bangladesh in un’economia da 2 trilioni di dollari entro il 2040 e attuare cambiamenti significativi dal punto di vista religioso, con un crescente sostegno al sistema bancario e assicurativo islamico e un ruolo significativo della sharia nel diritto civile e di famiglia, nonché nell’istruzione e nelle misure di sicurezza a tutela delle donne. Un programma che non ha evidentemente convinto la popolazione.

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