La nuova era del petrolio venezuelano è realtà? Dopo la cattura da parte degli Usa dell’ex presidente Nicolas Maduro il settore energetico di Caracas è tornato al centro degli scenari internazionali. Gli ultimi giorni segnano profonde novità a riguardo.
Le nuove rotte del petrolio di Caracas
Ieri, Bloomberg ha rivelato che un carico di petrolio venezuelano sarebbe stato comprato dall’israeliano Barzan Group, chiamato a contribuire alla sfida di Tel Aviv per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. E oggi è emersa la notizia, riportata da Argus Media, circa ulteriori spedizioni partite in direzione di Italia e Spagna, Paesi di cui sono originarie due major (Eni e Repsol) con importanti interessi nel Paese latinoamericano.
Nota Argus che, da un lato, “la petroliera Suezmax Poliegos ha aggiornato la sua destinazione durante la notte, ovvero la raffineria di Sarroch, in Italia, della società commerciale svizzera Vitol, con una capacità di 300.000 barili al giorno , dove è prevista l’arrivo il 17 febbraio” e “trasporta circa 1 milione di barili di greggio venezuelano, caricato presso il terminal José del Paese”, mentre “la Suezmax
Folegandros sarà in arrivo il 15 febbraio al porto atlantico spagnolo di Bilbao, dove Repsol possiede una raffineria da 220.000 barili al giorno”.
La svolta venezuelana sul petrolio
Notizie importanti, due settimane dopo che la neo-presidente Delcy Rodriguez e l’Assemblea Nazionale venezuelana hanno aperto all’operatività dei privati stranieri nel settore del greggio, segnale che ha mostrato la presa su Caracas degli interessi statunitensi, resi manifesti dall’amministrazione di Donald Trump tramite una nuova licenza generale dell’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro statunitense, che apre ufficialmente alla fornitura di tecnologie, materiali, beni e servizi per la produzione di idrocarburi venezuelani e per la sua distribuzione, che su scala globale gruppi come Vitol e la Trafigura (con sede a Singapore) stanno già gestendo, avendo anticipato il mercato globale nel rientrare nello Stato caraibico.
Al contempo OilPrice dà conto del fatto che le licenze vietano agli operatori di commerciare con entità di Cina, Russia, Iran, Corea del Nord e, soprattutto, Cuba, la cui possibilità di ottenere il vitale petrolio venezuelano è ulteriormente compromessa, ma anche che parimenti aziende di servizi come Halliburton e Slb hanno mostrato palese interesse.
Il cambio di paradigma su Israele
Il cambio di paradigma è palese soprattutto sul fronte del rapporto Venezuela-Israele. Già Hugo Chavez ruppe le relazioni con Tel Aviv nel 2009, dopo l’Operazione Piombo Fuso a Gaza che uccise oltre 500 civili in una delle prime guerre tra Israele e Hamas.
Maduro, al contrario della leader dell’opposizione Maria Corina Machado, ha fortemente criticato Israele durante la guerra a Gaza, da lui definita senza mezzi termini “genocida”. Ora, ricorda l’analista di geopolitica energetica Francesco Sassi, il petrolio arriva a “Bazan, il più grande trasformatore di greggio in Israele la cui raffineria consente la produzione di un’ampia gamma di prodotti petroliferi per il consumo interno, incluso l’uso militare”. Segno di uno scenario politico in evoluzione. Nei giorni in cui Caracas è frenata dal cedere il suo petrolio a Cuba, che ne ha bisogno per fini esistenziali, il greggio prende le vie dell’Occidente a cui è stata a lunga contrapposta principalmente per la faglia con gli Usa. Un messaggio geopolitico, e non solo di mercato, di vasta portata.
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