USD₮ è di gran lunga la più diffusa stablecoin in circolazione, con una capitalizzazione di mercato di 187 miliardi di dollari e più di 530 milioni di utenti attivi nel mondo. Alla fine del 2025, Tether – la società emittente – ha dichiarato di avere un’esposizione di 141 miliardi di dollari in titoli del Tesoro degli Stati Uniti per garantire il necessario ancoraggio di USD₮ al Dollaro.
La lungimirante strategia di investire la liquidità derivante dall’emissione dei token in Titoli del Tesoro non solo ha consentito a USD₮ di uscire indenne dalla crisi delle criptovalute del 2022, innescata dal collasso della stablecoin emessa da Terra/Luna, ma – proprio grazie alla resilienza dimostrata in questa occasione – è stata d’ispirazione nell’elaborazione del GENIUS Act approvato dalla Casa Bianca a Luglio 2025 e ha consentito a Tether di beneficiare – forse più di chiunque altro – dell’innalzamento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.
Parallelamente, Tether ha avviato un audace e aggressivo piano di accumulo di Bitcoin e di oro. A partire dal 2023 ha infatti iniziato a destinare «regolarmente fino al 15% dei suoi profitti operativi netti realizzati all’acquisto di Bitcoin». Nel suo ultimo «Attestation Report», l’azienda ha dichiarato di possedere 96.185 Bitcoin.
116 tonnellate d’oro
Tether detiene anche 17,45 miliardi di dollari in oro fisico, più 2,25 miliardi di dollari in lingotti destinati alla riserva a sostegno del token aurifero XAU₮, quantificati complessivamente in almeno 116 tonnellate, ma in continua crescita, sia per valore che per quantità, trimestre dopo trimestre.
Il Financial Times ha quindi giustamente soprannominato Tether la «Balena d’Oro», perché la società è diventata «il più grande detentore di oro al di fuori delle Banche Centrali». Le sue riserve infatti sono ora «più o meno uguali a quelle delle Banche Centrali più piccole, come Corea del Sud, Ungheria e Grecia».
«Gli acquisti di oro da parte di Tether [nel terzo trimestre del 2025] hanno rappresentato quasi il 2% della domanda totale di oro e sono stati pari a quasi il 12% degli acquisti delle Banche Centrali», ha spiegato il Financial Times, specificando che «si tratta di una domanda incrementale che prima non esisteva», destinata quindi ad alimentare la crescita del prezzo della materia prima.
Lo scorso Novembre, Bloomberg ha inoltre reso noto che Tether ha assunto «i migliori traders dell’oro di HSBC», considerato «il più grande operatore [nel settore dei metalli preziosi] dopo JPMorgan Chase». Un chiaro segnale che gli acquisti di oro fisico sono destinati a continuare – e forse accelerare – nei prossimi trimestri.
Ma l’interesse verso il metallo più pregiato non si ferma qui. L’emittente di stablecoin ha incrementato la sua «partecipazione strategica» in Elemental Altus, società quotata in Canada «che genera reddito attraverso royalties sui metalli preziosi» – soprattutto oro – di cui ora Tether detiene il 33,7%.
In Canada una partecipazione strategica
S&P Global Ratings ha però declassato la sua valutazione di Tether, abbassandola al punteggio più basso della sua scala di valore. L’agenzia considera «debole» la capacità di mantenere l’ancoraggio al Dollaro, proprio a causa dell’«aumento delle attività ad alto rischio a sostegno della riserva di USD₮». Si contesta anche «la trasparenza sulle controparti, i depositari e i fornitori di conti bancari», che viene definita «limitata».
Ardoino ha immediatamente dichiarato a Milano Finanza che «non hanno la minima idea di come funziona Tether». Secondo lui «S&P Global Ratings rappresenta la vecchia finanza che ha paura del cambiamento e usa qualunque strumento propagandistico a disposizione per screditare aziende come Tether che stanno cambiando il Mondo e risolvendo molti dei problemi creati dall’avidità e instabilità del sistema finanziario tradizionale».
In effetti – come fa notare lo stesso Ardoino, polemizzando su X – l’affidabilità e la credibilità delle agenzie di rating non è più la stessa da quando si è dimostrata la loro complicità nelle pratiche fraudolente che hanno provocato la crisi del 2008.
È inoltre utile ricordare che il costante aumento del prezzo dell’oro è la diretta conseguenza della diffusa incertezza nell’attuale sistema economico e finanziario, della persistente erosione del valore della moneta e della crescita incontrollata del debito, mentre Bitcoin venne alla luce nel 2009, in quella stessa atmosfera di indignazione che alimentò le proteste di «Occupy Wall Street». Pertanto, nonostante l’ammonimento di S&P Global Ratings, la scommessa di Tether su oro e Bitcoin potrebbe rivelarsi la scelta vincente.

