Mercoledì 28 gennaio Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino Mohammed al-Sharaa, da poco più di un anno (cioè dalla caduta di Bashar al-Assad) presidente ad interim (ma più verosimilmente presidente a vita) della Siria. Grisaglia e cravatta rosso-viola per entrambi, tra gli ori e gli stucchi della vecchia fortezza russa. Uno spettacolo, se pensiamo che, appunto, poco più di un anno fa, Al-Sharaa si faceva chiamare Al-Jolani e indossava la mimetica per guidare gli islamisti di Hayat Tahrir al-Sham, mentre Putin mandava i suoi caccia a bombardare lui e i suoi uomini.
Le due delegazioni erano folte e accanto a Putin c’era anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov. È chiaro che alla Russia, che per lunghi anni ha fatto della Siria un avamposto della propria influenza in Medio Oriente, sta cercando in qualche modo di rientrare in un gioco in cui, almeno in questa fase, Usa, Israele e Turchia non fanno toccar palla a nessuno. Ma la cosa più interessante di questo incontro (Putin ha fatto ad Al-Sharaa le congratulazioni per le recenti conquiste territoriali e ha dichiarato che “la Russia sarà sempre a favore dell’integrità territoriale della Siria”) è stato il gioco delle parti tra i due vecchi nemici. Con la Russia che cerca di rientrare nel Grande Gioco del Medio Oriente levantino da cui è stata quasi totalmente espulsa e Al-Sharaa che, appena dismessa la divisa del jihadista e seguace di Al Qaeda, è diventato il cocco di tutto l’Occidente, a partire dagli Tati Uniti.
Tutti gli altri particolari sono a tua disposizione in Inside Russia, la newsletter dedicata alla Russia e ai suoi “dintorni” (geografici, politici, culturali) che arriva puntuale ogni giovedì. Riceverla è facile: basta abbonarsi e diventare uno di noi, un insider. Ti aspettiamo, abbonati subito!
