Il 26 gennaio, presso il cantiere navale Fincantieri di Riva Trigoso, è avvenuta la cerimonia di varo tecnico della “Quirinale”, la nuova Nave Idro-Oceanografica Maggiore (NIOM) della Marina Militare. Lunga circa 110 metri e con un dislocamento di circa 6mila tonnellate, la nuova nave idro-oceanografica potrà imbarcare fino a 140 persone tra equipaggio e personale scientifico, ed è dotata di un sistema di propulsione elettrico a basse emissioni, idoneo anche alla navigazione in aree ambientalmente sensibili.
Progettata per operare in condizioni climatiche estreme, fino a temperature di -16°C (ma non come un rompighiaccio), l’unità dispone di strumentazioni scientifiche avanzate per rilievi idrografici, oceanografici e geofisici, ed è equipaggiata con un veicolo subacqueo autonomo (AUV) e di superficie (USV). La dotazione tecnica comprende inoltre sistemi di sollevamento dedicati alle operazioni scientifiche e un sistema di posizionamento dinamico, che garantisce elevata precisione e stabilità durante le attività di ricerca.
La nave è stata progettata con la massima attenzione alla sostenibilità ambientale, adottando tecnologie per il contenimento delle emissioni, propulsione diesel-elettrica, forme di carena ottimizzate e materiali a basso impatto. Ulteriore attenzione è stata data al tema Health&Safety, con soluzioni tecniche dedicate per garantire la sicurezza del personale durante la vita operativa della nave. L’unità è stata progettata per attività di mappatura e monitoraggio scientifico con capacità di effettuare rilievi sino a 10mila metri di profondità, e supporterà le iniziative dell’Istituto Idrografico, rafforzando le capacità di ricerca e sicurezza marittima nazionali.
Il supporto alla comunità scientifica
Da specifiche, nave “Quirinale” è dotata anche di ponte di lavoro di circa 550 mq idoneo per ospitare container e attrezzature idro-oceanografiche, portale laterale per verricelli e carotatore; portale A-frame di poppa, una vasta suite di sensori in apposita appendice a scafo (gondola) e diversi ecoscandagli a fascio singolo o multiplo per tutte le profondità nonché di un ponte di volo poppiero in grado di ospitare un elicottero NH-90, o in emergenza un EH-101. In dotazione, avrà anche due imbarcazioni oceanografiche da circa 12 metri e due RHIB (Rigid Hull Inflatable Boat) da 7,33 metri.
Il programma è stato finanziato per 300 milioni di euro e la consegna alla Marina Militare è prevista per novembre del 2027. Interessante la propulsione “tutta elettrica” tipo integrated full electric propulsion strutturata su quattro diesel generatori (frutto della collaborazione tra MAN e Isotta Fraschini) da 2,5 MW ciascuno che azionano 2 pod azimutali Kongsberg da circa 3 MW. In più, la nave è dotata di 2 propulsori ausiliari prodieri che permettono di avere capacità di posizionamento dinamico tipo DP2. La nuova nave andrà a rimpiazzare l’attuale “Magnaghi” e completerà l’allestimento presso il cantiere Fincantieri di Muggiano (Sp) ove sarà trasportata tramite chiatta nei prossimi giorni.
Nave “Quirinale”, oltre ad adempiere i compiti d’istituto della Difesa afferenti alle potenziali problematiche connesse all’aggiornamento della cartografia nautica e, conseguentemente, alla sicurezza della navigazione, sarà anche in grado di operare in supporto sia della comunità scientifica nazionale, per quanto attiene alle attività degli enti di ricerca e delle università, sia dell’International Hydrographic Organization (IHO), nell’ambito dell’ampio panorama della cooperazione internazionale.
Per l’Italia autonomia strategica
La Marina Militare opera, attraverso l’Istituto Idrografico, al Polo Nord sin dal 2017 in un programma che riprende la storica attività in quegli ambienti iniziata a fine Ottocento. Si tratta di un programma prettamente scientifico, però con una valenza strategica dato l’attuale contesto internazionale in cui l’Artide è diventata nuovamente teatro di confronto tra potenze globali. Con l’ingresso in servizio di nave “Quirinale”, il nostro Paese potrà effettuare operazioni in Artide o in Antartide in autonomia, in quanto l’unità potrà partire direttamente dall’Italia. Un passo importante verso l’autonomia gestionale dei mezzi e quella strategica in considerazione del fatto che l’unità attualmente utilizzata, nave “Alliance”, è di proprietà della NATO quindi anche la sua strumentazione scientifica fissa.
Il nostro Paese è uno dei pochi ad avere una propria strategia artica, molto recentemente aggiornata e pubblicata. Essa è coordinata dal Ministero degli Esteri e della Difesa e si articola con tante organizzazioni che si occupano di Artico: dall’industria hi tech, a quella per lo sfruttamento minerario, passando per chi si occupa degli aspetti climatici come le università e i centri di ricerca e, naturalmente, per l’Istituto Idrografico della Marina. L’Italia infatti fa parte del Consiglio Artico in qualità di Stato osservatore, e considera infatti il Consiglio il principale foro di cooperazione internazionale in Artico, partecipando , per quanto le compete, attivamente ai suoi lavori. L’Italia reputa fondamentale il ruolo del Consiglio nel mantenimento dell’Artico quale area caratterizzata da un basso grado di tensione ed un elevato livello di cooperazione ed intende continuare ad assicurare il suo contributo per un futuro di pace e armonico sviluppo nella regione attenendosi ai principi di sovranità nazionale e del diritto internazionale marittimo secondo quanto stabilito dall’UNCLOS.
Il nostro Paese nella nuova strategia artica riconosce che l’Artico non rappresenta più esclusivamente uno spazio di cooperazione scientifica e ambientale, ma costituisce oggi una dimensione strategica interconnessa con la sicurezza euro-atlantica e con gli equilibri globali. Ciò richiede un approccio consapevole e proporzionato, coerente con il ruolo dell’Italia quale Stato non artico, ma alleato in ambito NATO, membro dell’Unione Europea e Stato osservatore del Consiglio Artico, fortemente impegnato nel rispetto del diritto internazionale e nella promozione della stabilità.

