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L’America parla dell’Ice, l’Immigration and Custom Enforcement, e delle sue violenze a Minneapolis, ma c’è un altro ice, quello propriamente detto, il ghiaccio, che ha stretto nella sua morsa il cuore degli Stati Uniti. Causando, tra le altre cose, un boom del prezzo del gas naturale, dei costi di riscaldamento dei cittadini americani e, dunque, un’allerta sull’inflazione, vera spada di Damocle che pende sull’amministrazione di Donald Trump.

Il duro colpo del gelo sugli Usa

Non solo l’ondata di gelo ha causato almeno 30 morti, paralizzato i trasporti e intere città e non solo sarà da mettere in conto una quantità di danni superiore ai 100 miliardi di dollari e un calo del Pil del primo trimestre tra lo 0,5 e l’1,5%, ma bisognerà anche valutare se il boom del prezzo del gas lascerà strascichi. Negli ultimi dieci giorni il prezzo del gas naturale negli Usa per i consumatori è raddoppiato, passando da 3 dollari per MMBtu (milioni di British Termal Unit) a 6 dollari dell’apertura del 17 gennaio al dato di chiusura del 27 gennaio, con una fiammata sopra i 7 la sera del 26.


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Col cuore del Paese congelato e chiamato a consumi-extra, la tempesta perfetta si è rafforzata con la crisi delle reti elettriche, messe sotto pressione, e con il crollo della produzione nella terza e quarta settimana di gennaio per il fatto che il 12% dell’estrazione è stata messa fuori uso. Questo ha prodotto un duplice problema: da un lato, la tensione sulle forniture ai cittadini americani ha causato una tensione sui prezzi. Dall’altro, ha messo a repentaglio la strategia di Trump per dominare i mercati energetici globali.

Il cortocircuito del gas per Trump

“Nonostante la promessa fatta da Trump durante la sua campagna elettorale di dimezzare i prezzi dell’energia, che ha trovato riscontro negli elettori colpiti dall’elevata inflazione durante l’amministrazione di Joe Biden, i costi hanno continuato a salire oltre il tasso di inflazione dopo la sua elezione”, nota il Financial Times che citando i dati del Bureau of Labour Statistics sottolinea il fatto che “a dicembre il costo dell’elettricità e del gas forniti alle abitazioni è aumentato rispettivamente del 6,7% e del 10,8%”.

Il pendolo dell’inflazione sta oscillando verso Trump e rappresenta una fonte di problemi per il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di midterm di novembre, aggiungendo inoltre ostacoli al progetto del presidente di spingere il futuro governatore della Federal Reserve a tagliare i tassi d’interesse.

“Energy dominance” sotto scacco?

Sul versante della strategia americana di energy dominance a livello internazionale, confermiamo quanto scritto a dicembre: c’è un dualismo tra un mercato interno sottoposto a pressione e il drenaggio di oro blu per l’export di gas naturale liquefatto verso l’Europa e l’Estremo Oriente da parte delle aziende energetiche americane. Quest’ultimo progetto genera profitti e vincola mercati stranieri a quello statunitense, ma si inserisce come strumento di pressione sul mercato americano, mettendo in contrapposizione due strategie dell’amministrazione: avere prezzi bassi del gas all’interno per calmierare l’inflazione, ottenere guadagni corposi dal vantaggio di costo del gas a stelle e strisce nell’export, soprattutto in Europa.

Si erode il margine con l’Europa

In questa fase, infatti, il caro-prezzi riduce il margine competitivo a favore degli Usa nel rapporto con gli europei per quanto riguarda il prezzo del gas. A metà dicembre il prezzo del gas naturale americano era a 3,4 dollari per MMBtu, ovvero 18 dollari al megawattora contro i 31,6 dollari (27 euro) del mercato europeo, un valore del 75% inferiore, ancora considerevolmente più conveniente ma distante dal rapporto favorevole di 8 a 1 di fine 2022. In questi giorni i prezzi americani sono pari a 31,7 dollari al MWh, mentre in Europa il gas è a 39 euro (46,7 dollari) al MWh, un valore che riduce al 47% il vantaggio competitivo americano. La situazione si allenterà con l’aumento delle temperature. Ma il caro-energia mostra una fase di altalena del mercato a stelle e strisce che non può far dormire sonni tranquilli all’amministrazione. E manifesta delle fragilità intrinseche di un’America nella morsa del gelo.

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