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Kenya, Malawi, Etiopia, Somalia, Eritrea, ma anche una parte del Marocco nonostante le recenti piogge: diverse parti di Africa sono alle prese con l’annosa questione della siccità. Non certo una novità: in molti Paesi, la mancanza di piogge è un qualcosa che si ripresenta con cadenza quasi ciclica. Alla siccità vengono spesso associati problemi di natura economica, vista l’impossibilità di mandare avanti il settore agricolo, ma soprattutto vengono ricollegati drammi legati alla mancanza di cibo. Ma c’è anche un’altra vittima: la sanità. Quando in un territorio non ci sono sufficienti risorse idriche per tutti, il sistema sanitario di fatto rischia il collasso e rischia di non poter più offrire nemmeno i servizi di base.

La pressione sugli ospedali causata dall’assenza di piogge

C’è un termine con cui Ibrahim Thiaw, a capo della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd), ha pronunciato nei mesi scorsi per definire la siccità. É quello di “killer silenzioso“: “La siccità è un killer silenziosoha dichiarato a margine della presentazione del rapporto Unccd del 2025 Si insinua, prosciuga le risorse, devasta lentamente le vite umane e lascia cicatrici profonde”. In effetti, la siccità non fa rumore. Al contrario di un’alluvione o di un terremoto, fenomeni che invece appaiono palesi e lampanti perché si manifestano in modo improvviso e violento. Quando il terreno inizia a diventare arido, non ci sono precipitazioni o palazzi che diventano macerie: c’è solo il silenzio, per l’appunto, che inghiotte migliaia di vite.

Una trappola che, tra le altre cose, causa gravi malattie. A partire da quelle legate alla malnutrizione. Con gli ospedali che, da subito, iniziano ad andare sotto stress. Per curare le patologie generate dalla malnutrizione, servono sforzi e attrezzature che nosocomi già in difficoltà difficilmente hanno a disposizione. Ma siccità vuol dire soprattutto mancanza d’acqua. E quella poca che c’è, potrebbe essere contaminata.

Senza acqua, si sa, è impossibile mandare avanti un territorio. Compreso un ospedale, costretto a quel punto a ridimensionare la propria operatività. Non solo, ma l’acqua contaminata causa a sua volta altre gravi patologie. Non è raro assistere, durante lunghe fasi di siccità, all’esplosione di epidemie di colera o di altre malattie ricollegabili al deterioramento delle condizioni igieniche. E ovviamente, anche in questo caso, a soffrire particolarmente sono i presidi sanitari.

Le zone oggi più colpite dalla siccità

Si è detto in precedenza che alcuni Paesi africani sono più colpiti di altri dal fenomeno della siccità. Per adesso, è possibile individuare due macro aree che stanno attraversando un lungo e grave periodo di mancanza di piogge: l’Africa australe/meridionale e il Corno d’Africa. Nel primo caso, il Kenya al momento sembra riuscire a reggere l’impatto almeno sotto il profilo sanitario. Alcune province, fuori da Nairobi, lamentano tuttavia primi gravi problemi di sovraccarico negli ospedali. Più drammatica è la situazione in Malawi, dove il sistema sanitario nei mesi scorsi è stato giudicato molto vicino al collasso. L’ex presidente Lazarus Chakwera, nel 2024 ha proclamato lo stato di emergenza nazionale per via della siccità e per via della situazione negli ospedali. Il successore, Peter Mutharika, nel 2025 ha vinto le elezioni proprio promettendo rimedi immediati contro il disastro sanitario.

In una Somalia già colpita dalla riemersione della difterite e dai mai risolti problemi politici e militari, i terreni gialli resi ancora più arsi dall’assenza prolungata di piogge sono testimoni silenti di un sistema sanitario oramai ridimensionato. Circostanza che vale soprattutto nelle aree più periferiche, lì dove gli unici presidi in tal senso sono rappresentati da piccole strutture spesso gestite da enti o associazioni straniere. Discorsi simili possono essere fatti per Eritrea, per parte dell’Etiopia, per Gibuti e la Tanzania. Da queste aree, arriva una tragica lezione: senza piogge, i fragili sistemi sanitari locali rischiano di non reggere.

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