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L’accordo Ue-Mercosur andrà alla Corte di Giustizia Europea per un’analisi sulla sua legittimità: la votazione del Parlamento Europeo di ieri è passata con 334 voti favorevoli e 324 contrari. Ci sarà ancora da aspettare per arrivare alla ratifica definitiva del trattato commerciale più ampio mai concluso dall’Unione Europea, concordato il 9 gennaio scorso dagli ambasciatori dei Ventisette e siglato il 16 febbraio dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in Paraguay.

Interessante sottolineare la natura composita e eterogenea della maggioranza creatasi per rallentare l’iter del patto con il blocco sudamericano composto da Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Dall’esterno, spinge la lobby agraria, accontentata con fondi extra (45 miliardi di euro) nel prossimo bilancio europeo ma ancora timorosa della possibile concorrenza sudamericana. Ma il fronte politico che ha votato per il rinvio del Mercosur è frastagliato.

Francia, Ungheria e Polonia compatte contro il patto Ue-Mercosur

C’è Emmanuel Macron, leader francese a parole convintamente europeista che a Davos pochi giorni fa ha rivendicato l’autonomia strategica europea salvo poi schierarsi contro l’espansione del più grande patto commerciale mai firmato dall’Ue, assieme al primo ministro ungherese Viktor Orban, sovranista per eccellenza tra i Ventisette. Anche Donald Tusk, primo ministro polacco e “transatlantico” per eccellenza, schiera il suo Paese contro.

A cascata a Parigi, Varsavia e Budapest sono emerse maggioranze trasversali nelle delegazioni europarlamentari. 79 si e 2 assenti in Francia, 48 e 5 in Polonia, 19 si e 2 no in Ungheria: con 146 voti, quasi la metà del pacchetto decisivo per far passare la mozione è venuto dall’eterogenea saldatura tra questi tre Paesi, in cui la difesa dell’agricoltura interna (Francia), la tutela dei fondi per la Politica Agricola Comune (Pac, Polonia) e l’ostilità al progetto liberoscambista (Ungheria) hanno creato questa convergenza.

Il no al Mercosur, e il sì al suo rinvio per un’ultima partita, vince anche in Grecia e in Irlanda, mentre il resto dei voti è portato dalla saldatura tra estrema destra e sinistra radicale. I Patrioti, gruppo di Orban e della Lega, hanno votato per il rinvio a schiacciante maggioranza, così come l’estrema destra dell’Europa delle Nazioni Sovrane e due gruppi progressisti: The Left e i Verdi.


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Ue-Mercosur, cosa può succedere ora

La destra si oppone per spirito identitario e per mettere von der Leyen nell’angolo, i progressisti richiamando alla questione ambientale e alla lettura critica della globalizzazione commerciale che ispirava un accordo la cui discussione iniziò nell’epoca d’oro del libero scambio e della contestazione No-Global. Sicuramente la sfida politica che si apre ora non è secondaria.

“La Corte di giustizia esaminerà pertanto la base giuridica dell’accordo di partenariato UE-Mercosur (APEM) e dell’accordo commerciale interinale (iTA), conformemente agli orientamenti contenuti  nel testo adottato“, nota EuNews, aggiungendo che “il voto del Parlamento europeo per ratificare l’accordo rimarrà bloccato fino alla sentenza dei giudici di Lussemburgo. La Commissione, in ogni caso, ha il potere di forzare la procedura e di rendere l’accordo commerciale effettivo in via provvisoria”, ma questo potrebbe creare una frattura tra von der Leyen e il Parlamento Europeo, che spesso ha contestato il solipsismo della presidente della Commissione e i suoi strappi rispetto alla prassi istituzionale.

Un’Europa farraginosa

Alle spalle, festeggiano le associazioni a favore degli agricoltori, molto spesso timorose della possibile inondazione di prodotti sudamericani in un contesto che, come ha spiegato LaVoce.info, vedrà però solo ridotte quantità di beni esenti da dazi: “Alcuni agricoltori dell’UE, in particolare nei settori alimentare, vinicolo e lattiero-caseario di alta gamma, trarranno vantaggio da un migliore accesso ai mercati del Mercosur”, nota Politico.eu, aggiungendo che “altri,  soprattutto nei settori della carne bovina e del pollame , si trovano ad affrontare una concorrenza più agguerrita” in un contesto che si prevede possa invece far decollare gli scambi industriali.

La Corte di Giustizia Europea dovrà decidere sul merito tecnico, ma un elemento politico appare sdoganato: diverse problematiche politiche si sovrappongono nel creare un pesante contrappeso al processo di sviluppo dell’accordo Ue-Mercosur, tanto da porre diversi ostacoli sul suo percorso. La strada verso il maxi-patto commerciale è in salita e anche se a Lussemburgo dovesse arrivare semaforo verde emergerà l’immagine di un’Europa farraginosa e che fa fatica a unirsi di fronte a possibili opportunità comuni.

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