Meno visibile finora del predecessore William Burns, il direttore della Central Intelligence Agency (Cia) John Ratcliffe ha perseguito il suo primo, importante obiettivo di “diplomazia dell’intelligence” incontrando giovedì 15 gennaio la neo-presidente venezuelana Delcy Rodriguez. Un passaggio repentino per gli Stati Uniti, a due settimane dall’operazione che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro e a una decapitazione del regime chavista a cui la Rodriguez, vice del deposto leader, è subentrata come nuova capa dello Stato provando a stabilire un rapporto pragmatico con gli Usa.
Ratcliffe, la nuova Cia e l’operazione Venezuela
Non a caso tale rapporto passa, in attesa del ristabilimento dei pieni canali diplomatici, per l’intelligence. La quale possiede il capitale informativo necessario a poter esprimere appieno la posizione Usa sul Venezuela. La Cia stava operando in Venezuela da tempo, per stessa ammissione dei vertici politici Usa. E per il texano Ratcliffe, scelto per guidare la principale agenzia d’intelligence Usa da Donald Trump, il test diplomatico peserà il ruolo dello spionaggio americano nella nuova architettura di sicurezza “emisferica” di Washington.
La Cia del Trump 2.0 si è mossa come agenzia più assertiva, radicata in profondità nel sostegno agli obiettivi dell’amministrazione, è tornata nel lato degli asset, agli occhi del presidente, rispetto al primo mandato, quando spesso The Donald l’aveva inserita nel calderone dello “Stato Profondo” contro cui si riteneva in conflitto. Ratcliffe, già deputato d’alto rango del Partito Repubblicano nelle commissioni dell’intelligence, condivide la visione di Trump su immigrazione, lotta al crimine, contrasto al narcotraffico e politica estera e ha schierato la Cia per agire di conseguenza.
La diplomazia dell’intelligence
La continuità degli attacchi ai presunti narcotrafficanti nel Mar dei Caraibi presuppongono una manovra costante di raccolta informativa a Langley, le missioni di ricognizione aerea sui cartelli messicani iniziate lo scorso anno sono state una conferma della volontà di Ratcliffe di suonare lo spartito del presidente ma l’incontro con Rodriguez porta il suo ruolo, finora ritenuto meno vistoso di quello giocato da Burns nell’era di Joe Biden, su una nuova scala.
La diplomazia dell’intelligence, orientata a informazioni spendibili, sicurezza e risultati, si palesa in tutta la sua forza. E simbolicamente lo fa proprio in America Latina, quell’area di mondo che più di tutte Langley ha visto, nell’era della Guerra Fredda, come un grande laboratorio politico-militare. Da Iran-Contras al sostegno alle dittature militari, per arrivare alla famigerata Operazione Condor, con cui i servizi segreti dei regimi di Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay, Perù (dal 1978) e Brasile (dal 1980) coordinarono con Langley lo scambio di informazioni sensibili sui dissidenti comunisti della regione.
Il rilancio esplicito della Cia in America Latina parte, in questo contesto, proprio dal Paese dove essa si è con più forza infiltrata e ha operato e Ratcliffe, politicamente, si è trovato dunque in una posizione complessa, come portavoce della nuova assertività americana chiamato a gettare teste di ponte strategiche e diplomatiche con la Rodriguez.
La Cia ritorna in America Latina
La scelta del deputato conservatore divenuto capo della Cia come primo alto ufficiale Usa a visitare il Venezuela dopo la caduta di Maduro racconta, con ogni probabilità, di movimenti sotterranei che hanno preceduto il raid del 3 gennaio e che possono aver coinvolto alti funzionari del governo di Caracas, infiltrati statunitensi e figure di primo piano del regime per preparare il terreno a una transizione interna rivelatasi tutt’altro che drastica.
Non a caso la visita di Ratcliffe a Caracas è stata ben coperta mediaticamente dal rumore generato dall’invito alla Casa Bianca di Donald Trump a Maria Corina Machado, leader di un’opposizione venezuelana che la caduta di Maduro ha paradossalmente allontanato dal potere. Il viaggio del capo della Cia dalla Rodriguez, dopo la sua telefonata con The Donald, è stato politicamente ben più significativo. E parla di una nuova assertività americana in quello che a lungo è stato un “cortile di casa” anche per la presenza incombente della Cia. Da cui riparte la nuova proiezione statunitense.
Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa, abbonati e diventa uno di noi!
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

