Allarme gas in Germania. Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, infatti, gli impianti di stoccaggio stanno registrando livelli di riempimento pericolosamente bassi, aggravato dall’ondata di freddo di queste settimane. Il quotidiano berlinese riporta che, secondo i dati dell’associazione europea Gas Infrastructure Europe (GIE), al 12 gennaio il livello di riempimento medio degli impianti tedeschi è sceso al 45%, «il valore più basso per questo periodo dall’inizio della raccolta dati e circa 26 punti percentuali sotto la media degli ultimi anni».
Non bastano le rassicurazioni del governo
Nonostante l’Agenzia Federale per le Reti (Bundesnetzagentur) e il governo Merz mantengano un atteggiamento rassicurante, affermando che le forniture restano stabili grazie ai terminali GNL e alle importazioni norvegesi, i fornitori come Uniper esprimono preoccupazioni opposte. L’articolo cita un portavoce di Uniper: «Gli impianti di stoccaggio del gas sono particolarmente importanti proprio durante inverni freddi come quello attuale», afferma.
Piani di emergenza pronti
In inverno, infatti, gli stoccaggi coprono tipicamente il 25-30% del fabbisogno giornaliero, quota che può superare il 60% nei picchi di freddo. Con livelli così bassi di riempimento, il rischio di vulnerabilità cresce. I prezzi sul mercato TTF olandese sono già saliti (oltre i 31 €/MWh), e l’industria – in particolare quella chimica – avverte di costi che rischiano di essere insostenibili. Il portavoce dell’Associazione tedesca dell’industria chimica (VCI) spiega che non si prevedono carenze fisiche immediate, ma le aziende hanno piani di emergenza: “Al momento non c’è carenza di gas, ma le aziende hanno piani di emergenza per minimizzare le perdite di produzione e i danni economici in caso di crisi”.
Un portavoce di InfraLeuna GmbH (gestore del parco chimico di Leuna) aggiunge: «Siamo già in una situazione in cui i costi energetici impediscono il funzionamento redditizio degli impianti chimici». La Berliner Zeitung riporta anche uno studio di Uniper secondo cui un freddo prolungato con forniture ridotte potrebbe causare danni economici fino a 40 miliardi di euro.
In sintesi, i bassi livelli di stoccaggio stanno pericolosamente esponendo la Germania a rischi di prezzo elevati e vulnerabilità industriale in caso di protrarsi del freddo.
Naturalmente, questo allarmante calo degli stoccaggi di gas in Germania rappresenta una delle conseguenze più evidenti e costose della decisione politica di rinunciare alle forniture dirette di gas russo a partire dal 2022, in risposta all’invasione dell’Ucraina. Prima del conflitto, la Russia copriva circa il 40-55% delle importazioni tedesche di gas tramite gasdotti economici e stabili; la brusca interruzione ha costretto Berlino a una rapida diversificazione verso GNL (soprattutto americano e qatariota) e gas norvegese, ma a costi nettamente superiori e con infrastrutture di rigassificazione costruite in fretta e non sempre sufficienti a compensare i volumi persi.
Il risultato è un sistema più vulnerabile alle ondate di freddo: senza il gas russo a basso prezzo, il riempimento preventivo degli stoccaggi è diventato più oneroso, esponendo l’industria – in particolare quella chimica – a prezzi volatili e a rischi di approvvigionamento proprio nei momenti di picco della domanda invernale.
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