L’economia da rilanciare e la difesa da finanziare: Sanae Takaichi, fresca di ospitata alla premier italiana Giorgia Meloni, non ha perso tempo e dopo tre mesi da primo ministro del Giappone intende riportare Tokyo alle urne, meno di due anni dopo l’ultimo voto. La possibilità di convocare un’elezione anticipata è stata da tempo accarezzata dalla premier e leader del Partito Liberaldemocratico, che vuole garantire un mandato pieno alla formazione conservatrice e nazionalista che guida da fine 2025.
Takaichi a caccia di un mandato pieno
La 64enne deputata conservatrice, più volte ministro con Shinzo Abe e ammiratrice di Margaret Thatcher, si trova di fronte alla prospettiva di poter capitalizzare una grande popolarità tra la popolazione nipponica, guidata per la prima volta nella sua millenaria storia da una donna. E di conseguenza sta accarezzando la possibilità di poter mettere nero su bianco, con un mandato pieno e una nuova maggioranza, le proposte per rendere il Giappone più dinamico in campo economico e più assertivo sul piano geopolitico dalla sicura posizione di una maggioranza rafforzata.
Nei mesi scorsi Takaichi ha negoziato con forza un rapporto più diretto con gli Usa di Donald Trump, riaperto i canali con la Corea del Sud, partner troppo strategico per essere abbandonato da Tokyo, e indicato nella Cina l’avversario per eccellenza.
Economia e finanza nella sfida del Giappone
Parimenti, l’ipotesi di un rilancio dello stimolo fiscale mira a tirare il Giappone fuori dalle secche economiche e a ridare linfa alla crescita di un Paese che negli anni ha convissuto con una situazione di alto debito e stagnazione economica ma si vede ora minacciato da tre problematiche convergenti: la ripartenza dell’inflazione, la spinta della Bank of Japan al rialzo dei tassi, il continuo calo demografico.
“I mercati interpretano la prospettiva di elezioni anticipate come un segnale della fiducia di Takaichi nella sua capacità di consolidare il potere politico”, nota Ifa Magazine, aggiungendo che “gli investitori stanno estendendo questa logica, aspettandosi che l’amministrazione Takaichi adotti una politica fiscale significativamente più aggressiva”, sulla scia dell’Abenomics dello storico leader del Pld.
Nell’ottobre 2024 i Liberaldemocratici persero la maggioranza alla Dieta imperiale dopo 15 anni passando da 247 a 191 seggi su 465 rispetto al 2021. Takaichi intende invertire questo trend e farcela senza l’alleato storico dei nazionalisti conservatori, il Komeito. Da qui l’ipotesi di riportare già a febbraio il Paese alle urne per dare una prospettiva di più ampio respiro agli obiettivi strategici dell’esecutivo e poter rispondere a un clima di maggiore incertezza.
Le sfide a Takaichi
Una tra tutte è rappresentata dalla potenziale fine del carry trade, il principio che vedeva la Bank of Japan offrire tassi nulli o negativi sui prestiti a breve termine e garantire rendimenti dei titoli decennali vicini allo zero e che incentivava i colossi finanziari a indebitarsi in yen per poi investire nel resto del mondo, portando enormi quantità di risorse nel mercato giapponese.
Tale principio sta potenzialmente venendo meno, e la sua assenza porterà Tokyo in un territorio inesplorato. Reso ancora più inospitale dalle crisi geopolitiche e strategiche e dai problemi strutturali del Giappone. Questioni che Takaichi vuole affrontare rafforzandosi politicamente. Sarà un’importante scommessa. E non solo la premier ne vuole approfittare: gli ex alleati del Pld, il Komeito, si è unito alla prima forza di opposizione, il Partito Democratico-Costituzionale, per sfidare il Pld alle elezioni. Tetsuo Saito, leader del primo e Yoshihiko Noda, capo del Pdc, hanno annunciato che correranno assieme alle elezioni, in un cambio di paradigma storico per il Paese. Appuntamento all’8 febbraio, data designata per le elezioni: sarà un crocevia per Takaichi. E soprattutto per il Giappone.

