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1.200 miliardi di dollari di surplus: dietro il boom della Cina anche la debolezza dello yuan

1.200 miliardi di dollari di surplus: dietro il boom della Cina anche la debolezza dello yuan, la valuta di Pechino.

La Cina ha segnato un nuovo record nel surplus della bilancia commerciale con un dato favorevole di 1.200 miliardi di dollari, quasi l’intero Pil della Spagna o il 60% di quello italiano, nel 2025.

Il volo dell’export cinese

Il tasso di crescita dell’export a dicembre, anno su anno, è stato superiore al tasso di crescita di novembre del 5,9%, ottenendo un incremento del 6,6%, stupendo perfino Pechino.

La Cina ha superato la Scilla e la Cariddi della guerra commerciale lanciata da Donald Trump, ma ha a sua volta attaccato Washington per aver aggravato gli squilibri mondiali: “Nonostante le esportazioni verso gli Stati Uniti siano diminuite del 20%, mentre quelle verso l’UE sono aumentate dell’8,4% e verso il Sud-Est asiatico del 13,4%, poiché i produttori cinesi hanno dirottato le spedizioni verso altri mercati”, nota il Financial Times, sottolineando come il rallentamento interno di Pechino renda la Cina più dipendente dalle esportazioni.


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Il nuovo “China shock”

Parliamo di un nuovo China shock dopo quello di inizio secolo, che andava in scena nel pieno della globalizzazione neoliberista sotto forma di una sostanziale complementarietà tra l’economia americana, che si indebitava e spendeva, e quella cinese, che produceva merci a basso valore aggiunto e comprava debito americano finanziando dunque la vita al di sopra della possibilità della superpotenza Usa.

Il problema è che questo secondo shock non è concordato tra Washington e Pechino, vede la Cina dominare settori ad alto valore aggiunto, si inserisce nel pieno di una grande rivalità tecnologica e geopolitica e ha alla base una grande problematica monetaria. Uno dei motivi per cui l’export cinese è così inflazionato in valore ha a che vedere, indubbiamente, con la debolezza strutturale dello yuan, la divisa di Pechino. Uno yuan che ad oggi è semplicemente troppo sottovalutato per il Paese che rappresenta.

Lo Yuan è sopravvalutato

Lo yuan-remnibi ha conosciuto un apprezzamento della valuta rispetto al dollaro del 4,4% nel 2025 ma ha subito la perdita di un quinto del suo valore relativo dal 2021 a oggi, fatto che ha favorito l’export cinese. Secondo Goldman Sachs, lo yuan che è oggi è scambiato circa con un rapporto di 7 unità per un dollaro è sottovalutato del 25%, con la Banca Popolare Cinese, l’istituto centrale di Pechino, che interviene quotidianamente per mantenerlo ancorato alla fluttuazione di un paniere di valute che ne consente di sfruttare i tassi favorevoli.

Dunque, se c’è una “colpa” per gli squilibri commerciali, essa è in concorso tra le superpotenze economiche, con l’America che con la guerra commerciale spinge le merci cinesi verso nuovi lidi (i dati del Ft sull’export verso Europa e Asia parlano chiaro) insidiando posizioni industriali note e Pechino che ha gioco facile a mantenere la valuta su livelli bassi per mantenere la leva dell’export come fattore d’influenza sul resto del mondo. Uno scenario che vede, tra l’incudine e il martello, tutti i blocchi economici legati al sistema globale e che non possono dettare le regole in nessun campo. Ivi compresa la nostra Europa

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