Ci saranno soldati britannici boots on the ground in Ucraina? Dalle affermazioni del premier Keir Starmer alla realtà sembra esserci una grande differenza. E dopo che, in Germania, il il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha chiarito che non intende inviare soldati tedeschi in Ucraina nemmeno dopo la fine del conflitto, anche nel Regno Unito emergono dubbi sulla strategia britannica dopo che i “volenterosi” hanno siglato, la scorsa settimana a Parigi, una dichiarazione di intenti per possibili basi militari in Ucraina e la creazione di una forza multinazionale guidata dall’Europa e sostenuta dagli Usa.
La dichiarazione, secondo il premier britannico, crea il quadro legale necessario affinché truppe britanniche, francesi e di altri partner possano operare sul suolo ucraino, contribuendo a “mettere in sicurezza i cieli e i mari” del Paese e a rigenerare le sue forze armate per il futuro. Ma dietro i grandi proclami di Starmer e Macron e la propaganda dei “volenterosi”, la realtà è molto più complicata. E forse più amara.
Boots on the ground in Ucraina? “Irrealistico”
In un articolo pubblicato sul Daily Mail l’8 gennaio, il generale in pensione Sir Richard Shirreff, ex vicecomandante supremo in Europa della Nato, definisce le promesse di Starmer “vuote” e “selvaggiamente irrealistiche”. Secondo il generale, il Regno Unito manca completamente delle risorse necessarie per mantenere un impegno del genere: manpower, equipaggiamento, fondi e volontà politica. Shirreff sottolinea che non può esistere una forza di peacekeeping senza una pace effettiva, mentre i missili russi continuano a colpire Kiev e il numero delle vittime aumenta.
Shirreff paragona l’operazione al dispiegamento Nato in Kosovo nel 1999, dove furono necessari circa 50.000 militari (di cui 10.000 britannici) per un’area minuscola rispetto all’Ucraina, che si estende per quasi 250.000 miglia quadrate con un fronte lungo fino a 800 miglia (oltre 1000 km). Applicando la regola classica delle rotazioni (un soldato sul campo richiede altri due in preparazione e riposo), un impegno significativo prosciugherebbe le forze armate britanniche per mesi o anni, lasciando il Paese indifeso su altri fronti.
L’ex comandante Nato smonta i “volenterosi”
L’ex comandante Nato avverte che una vera forza di enforcement non potrebbe essere un contingente Onu leggero armato di “berretti blu”, ma dovrebbe essere pronta a combattere anche i russi se necessario – uno scenario che implicherebbe la preparazione a una guerra totale con Mosca. “Se Starmer è seriamente intenzionato a inviare una forza di implementazione del cessate il fuoco”, ha concluso Shirreff, “la Gran Bretagna deve essere pronta a una guerra su vasta scala con la Russia. E non lo siamo“.
Il generale ha inoltre criticato i governi britannici (non solo quello laburista) per aver lasciato le forze armate impreparate a una guerra moderna ad alta intensità come quella in corso in Ucraina, con arsenali svuotati dalle forniture a Kiev e mai rimpiazzati, e con un bilancio della difesa che resta marginale.
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