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Il Portogallo flirta col mercosur

C’è chi dice sì. Sull’accordo fra Ue e Mercosur i governi nazionali viaggiano in ordine sparso, guidati dagli interessi locali anziché da una logica di strategia condivisa. E se la Francia, sotto la pressione dell’ennesima mobilitazione degli agricoltori, ha annunciato...

C’è chi dice sì. Sull’accordo fra Ue e Mercosur i governi nazionali viaggiano in ordine sparso, guidati dagli interessi locali anziché da una logica di strategia condivisa. E se la Francia, sotto la pressione dell’ennesima mobilitazione degli agricoltori, ha annunciato che non firmerà il documento assumendo la leadership degli euroscettici sul tema, altri Paesi mostrano dalla prima ora un atteggiamento chiaramente favorevole e hanno spinto per siglare il patto.

Fra questi, il più attivo è il Portogallo. Che sin dall’inizio ha dato convinta adesione, sostenendo che la via dell’accordo fosse la soluzione migliore per tutti. E che nel tempo più recente ha visto intervenire le massime cariche politiche a sostegno del progetto. Quanto all’opinione pubblica nazionale, è sempre stata piuttosto tiepida verso il tema. Nelle ore in cui a Bruxelles si firma l’accordo di libero scambio commerciale col Sud America, il dibattito politico nazionale è monopolizzato dal tema della crisi dell’alloggio, una delle maggiori emergenze per il Paese. Né, almeno per il momento, si segnalano mobilitazioni di piazza da parte degli agricoltori, a differenza di quanto sta succedendo dall’altra parte del confine iberico.

Sfruttando un clima d’opinione meno acceso che altrove, i leader politici lusitani hanno avuto buon gioco nel promuovere l’accordo. In prima fila è stato il presidente Marcelo Rebelo de Sousa, prossimo a lasciare Palácio de Belém dopo una permanenza decennale. Il capo dello stato è intervenuto a più riprese per sollecitare l’appoggio di Bruxelles a un accordo giudicato conveniente per tutti. E anzi, fosse dipeso da lui, quella sigla sul testo sarebbe giunta molto prima. Non meno schierati sono stati gli ultimi due premier. Il socialista António Costa, attuale presidente del Consiglio Europeo, si spendeva già nel 2017 per promuivere questa prospettiva. E il suo successore, il socialdemocratico Luís Montenegro, ribadisce da mesi che bisognerebbe non mancare questa opportunità.

A motivare questa adesione da parte delle élite politiche lusitane è certamente una questione di riequilibrio nel rapporto di scambi commerciali. L’interscambio fra Lisbona e i Paesi del Mercosur è fitto. Per il Portogallo, l’associazione dei Paesi sudamericani è il terzo partner commerciale fuori dall’Ue. Inoltre, la bilancia portoghese degli scambi segna un generale deficit e ciò porta a vedere l’allargamento dei patti di libero scambio come un’opportunità. Infine, già nei mesi scorsi, le pressioni trumpiane sui dazi hanno determinato, da parte degli analisti portoghesi, la sollecitazione a potenziare i rapporti col Mercosur e soprattutto col Brasile.

Ma proprio quest’ultimo punto permette di cogliere un altro motivo della convinta adesione portoghese all’accordo di libero scambio transoceanico. All’eredità storica dei rapporti col Brasile si è aggiunta, nel corso del Ventesimo secolo, una fitta trama di relazioni con molti altri Paesi sudamericani. Un capitale culturale e diplomatico che fa del Portogallo un interlocutore privilegiato per il Sud America e gli consegna una rilevanza sul piano esterno nettamente più marcata di quanto sia quella esercitata nello spazio Ue. Anche per questo le élite politiche lusitane hanno pressato con tanta convinzione verso l’accordo. Se il soft power è un mosaico fatto anche di relazioni, i portoghesi hanno qualche opportunità in più da spendere quando c’è da dialogare coi partner lontani.

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