“Governeremo il Paese”, dice Donald Trump del Venezuela parlando a Mar-a-Lago dopo il raid che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, non indicato come presidente dello Stato sudamericano ma come capo di un’organizzazione di “narco-terroristi”, il Cartello dei Soli, responsabile di “decine di migliaia di morti per il traffico di droga”.
Dopo l’attacco delle forze speciali e i raid missilistici e aerei, Trump ha rifiutato l’idea di una transizione interna al regime venezuelano, dove resta la vicepresidente socialista Delcy Rodriguez con i ministri chiave, Vladimir Padrino Lopez (Difesa) e Diosdado Cabello (Interno), ma ha chiesto una “giusta transizione” oltre il governo socialista come premessa a una duratura “partnership” tra Venezuela e Stati Uniti, che renderà gli abitanti del Paese “ricchi, indipendenti e sicuri”.
Inoltre, nota il New York Times, “nel giustificare l’operazione militare in Venezuela, Trump ha sostenuto che Maduro avesse inviato membri del Tren de Aragua negli Stati Uniti per terrorizzare le comunità americane”, anche se “la stessa intelligence di Trump ha smentito tale affermazione, affermando che la banda non era controllata dal governo venezuelano”.
In una confusa conferenza stampa, presto deragliata parlando dei risultati della sua amministrazione nella lotta al crimine, Trump ha rivendicato la volontà di controllare il Venezuela finché non sarà possibile stabilire un governo democratico e legittimo. Il problema è che Washington non ha truppe sul territorio dopo il raid mordi e fuggi su Caracas. Non c’è stata un’occupazione come in Iraq nel 2003 e, ad ora, la struttura politica del regime sembra essere tutto fuorché demolita. In sostanza, The Donald chiede al Venezuela post-Maduro di aprirsi spontaneamente agli Usa e di fatto la resa incondizionata.
Non è chiaro come gli Usa potrebbero “governare” il Venezuela, dato che nel Paese l’ambasciata è chiusa dal 2019, non c’è stata un’invasione con occupazione e al contempo Trump, nel pomeriggio italiano, ha rifiutato di riconoscere la capa dell’opposizione Maria Corina Machado come capa dello Stato in un’intervista a Fox News. La Nobel per la Pace ha lanciato un appello ai venezuelani dichiarando che è “arrivata l’ora della libertà” e invitando gli alleati a sostenere il candidato dell’opposizione al voto del 2024, l’ex diplomatico Edmundo Gonzalez Urrutia e le autorità a insediarlo.
La conferenza stampa di Trump, insomma, lascia più domande aperte di quante ne chiuda. Non sembra palesare altro che un ritorno in forza della “Dottrina Monroe” americana che legittima l’interventismo nell’emisfero occidentale, una rivendicazione di controllo sul continente americano, la volontà di correre al controllo di un Paese ricco di risorse. Una velleità imperiale che si scontra con una realtà dei fatti che parla di un Venezuela il cui presidente è stato catturato nel raid di Caracas ma non è affatto nella piena disponibilità Usa. E anche ogni transizione di potere sarà tutta da scrivere. Sarà interna al regime? Ibrida? O aprirà la strada all’opposizione unitaria? Il Vaso di Pandora apertosi oggi non si richiuderà facilmente.
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