Rabat per il momento è sotto i riflettori dell’intero continente africano. È qui il centro nevralgico dell’intera organizzazione di Marocco 2025, l’edizione della Coppa d’Africa che si concluderà il prossimo 18 gennaio. L’attenzione è stata massima lo scorso 24 dicembre: proprio nella capitale marocchina infatti, ha fatto il suo esordio nella competizione l’Algeria. Non rappresentano certo un mistero le tensioni esistenti tra il governo marocchino e quello algerino. “L’invasione” di tifosi algerini a Rabat ha quindi rappresentato un banco di prova per comprendere che tipo di convivenza ci sarà, nel corso della competizione, tra i padroni di casa e gli ospiti provenienti dal Paese vicino.
Un’invasione pacifica
L’esordio non è andato affatto male. E questo sia per la nazionale algerina, vincitrice senza grossi patemi d’animo contro il più modesto Sudan, e sia per la convivenza tra tifosi. Per uno scherzo del destino (oppure, ipotesi da non scartare, per precisa volontà degli organizzatori) le tre partite del suo girone l’Algeria le giocherà tutte a Rabat. In particolare, all’interno del Moulay Hassan Stadium. Ossia lo stadio principale del torneo, quello che ospita anche le partite del Marocco e che sarà teatro della finale.
Alla vigilia dell’incontro con il Sudan, l’idea di vedere oltre quindicimila algerini nello stadio simbolo del Marocco ha creato non poche tensioni. Anche perché dentro l’impianto non c’erano soltanto gli algerini e i pochi tifosi provenienti dal Sudan. C’erano, al contrario, anche centinaia di tifosi di casa. Il rischio di incomprensioni e agitazioni nelle gradinate, in poche parole, era dietro l’angolo.
Per fortuna, le immagini hanno proiettato un’atmosfera ben diversa. Pochi e decisamente marginali i fischi all’inno algerino, pochi anche i cori contro la nazionale biancoverde. Non solo, ma in molti punti dello stadio alcuni spettatori con le maglie dell’Algeria erano seduti fianco a fianco con i tifosi con addosso le sciarpe del Marocco. Tra le parti, sembrava esserci anche un certo affiatamento. Nei video, è stato possibile notare persone di entrambe le tifoserie che parlano senza problemi e commentano le fasi salienti della partita. Si tratta forse solo di mera normalità, ma in questo angolo di Africa tutto questo non è affatto scontato.
Lo spettro di una finale con l’Algeria in campo
Un primo sospiro di sollievo è dunque arrivato. A questo ha senza dubbio contribuito anche la volontà del Marocco di ostentare una certa normalità: così come spiegato su InsideOver da Valerio Moggia, per Rabat questa Coppa d’Africa è la prova del nove in vista del mondiale del 2030 ed è impossibile fare passi falsi organizzativi. Si è quindi avuto un mix tra una normale convivenza tra i tifosi e precisi ordini dall’alto di evitare guai. Tuttavia, gli spettri non sono stati del tutto diradati.
L’Algeria ha vinto anche la seconda partita del suo girone, grazie a un gol di Mahrez contro il Burkina Faso. La nazionale si è già assicurata il pass per gli ottavi ed è tra le favorite per la vittoria finale. Ci sono quindi due scenari che preoccupano (e non poco) le autorità. Il primo riguarda la presenza dell’Algeria in finale: esattamente come accaduto nel mondiale brasiliano del 2014, quando il Maracana di Rio ha rischiato di trasformarsi nel teatro del trionfo dei rivali argentini giunti in finale (persa poi a vantaggio della Germania), a Rabat si teme di dover consegnare la coppa agli algerini nel proprio stadio di riferimento. Circostanza che metterebbe a dura prova la fin qui stabile convivenza tra tifosi.
Ma l’incubo maggiore è legato al secondo scenario: quello di una finalissima giocata proprio tra Marocco e Algeria. Tanto a Rabat quanto ad Algeri, a quel punto la sfida travalicherebbe ampiamente i confini dello sport. Con le autorità chiamate a gestire eventuali forti tensioni.
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