È morto Denis Nikitin, noto anche come Denis Kapustin e con il nome di battaglia «Rex»: il neonazista russo di 41 anni, fondatore del marchio di abbigliamento suprematista bianco White Rex e con consolidati legami con ambienti neonazisti e di estrema destra in Europa e oltre, era il comandante del Corpo Volontari Russi (RDK), un’unità paramilitare di emigrati russi che combatteva al fianco delle forze ucraine contro Mosca. Nikitin è stato ucciso il 27 dicembre 2025 nella regione di Zaporizhzhia, nel Sud dell’Ucraina, durante una missione di combattimento, in seguito a un attacco con drone FPV.
L’annuncio è stato dato dal canale Telegram dell’RDK, che ha descritto la morte del suo leader, 41 anni, come “eroica” durante una missione di combattimento. “Stanotte, sul fronte di Zaporizhzhia, il nostro comandante Denis ‘WhiteRex’ Kapustin è caduto eroicamente. Secondo dati preliminari, si tratta di un drone FPV nemico”, ha scritto l’unità, promettendo vendetta e promettendo ulteriori dettagli una volta chiarite le circostanze.
Chi era il militare neonazista russo
Nikitin, ex lottatore di arti marziali miste e figura di spicco della destra neonazista europea, era nato a Mosca nel 1984. Emigrato in Germania da adolescente, aveva fondato il marchio di abbigliamento “White Rex”, associato a simboli neonazisti come il “Sole Nero” e codici come “88” (in riferimento a “Heil Hitler”). Bandito dall’area Schengen nel 2019 per le sue attività neonaziste, si era trasferito in Ucraina nel 2017, dove nel 2022 aveva fondato l’RDK. A Kiev aveva organizzato club di combattimento per russi, ucraini e neonazisti occidentali, come racconta Cristopher Miller sul Financial Times.
Il corpo paramilitare da lui fondato, il Corpo Volontari Russi (RDK), che trae ispirazione dall’Esercito di Liberazione Russo (collaborazionista con i nazisti) durante la Seconda Guerra Mondiale, si è distinto per le incursioni in territorio russo nel 2023, nelle regioni di Bryansk e Belgorod. Mosca classifica l’RDK come organizzazione terroristica e ha condannato Kapustin in contumacia all’ergastolo per tradimento e terrorismo. Nonostante le sue ampiamente note visioni politiche e ideologiche, Kapustin ha negato di essere “estremista”, affermando di avere solo “visioni di destra” e di combattere per rovesciare il leader russo, Vladimir Putin.
Chi c’era al funerale del militante di destra
Come nota il giornalista (ex Bbc) Leonid Ragozin, a destare particolare curiosità è chi, in queste ore, ha celebrato la figura estremamente controversa di Kapustin. “Tra i partecipanti al funerale di Denis – osserba – “WhiteRex” Nikitin/Kapustin, spicca l’ex oligarca russo e attuale comproprietario di Haaretz, Leonid Nevzlin“, il giornale israeliano di orientamento liberal. ‘”Sia benedetta la memoria di Denis’, ha scritto lui stesso, diffondendo diversi altri necrologi, tra cui quello che afferma che ‘a differenza di Navalny, WhiteRex era un simbolo di vero potere’.
Secondo il giornalista, “non sorprende quindi che oggi un imprenditore israeliano come Leonid Nevzlin esalti apertamente una personalità del genere”. Nevzlin, osserba, “ha sempre dichiarato apertamente il suo sostegno all’RVC, inclusa l’assistenza nell’acquisizione di equipaggiamenti. È allo stesso tempo un acerrimo avversario della Fondazione Anticorruzione di Aleksej Navalny, che lo ha accusato di aver orchestrato un violento attacco contro una delle sue figure chiave, Leonid Volkov. Il caso è al centro di un’indagine della polizia polacca, che ha arrestato diversi sospetti – tra cui ultras polacchi e un associato di Nevzlin”.
Nell’estate del 2024, ha poi aggiunto, “il quotidiano polacco Rzeczpospolita ha riportato che l’inchiesta considerava Nevzlin come il possibile mandante dell’aggressione. Nevzlin ha sempre negato ogni coinvolgimento”. Con la morte di Denis “White Rex” Kapustin sul fronte di Zaporizhzhia, si chiude il capitolo di una delle figure più controverse del conflitto: un neonazista russo che ha scelto di combattere contro Mosca, fondando un’unità paramilitare ispirata a collaborazionisti della Seconda Guerra Mondiale. E, per tale motivo, una storia scomoda da raccontare.
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