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Guerra

Usa all’attacco dell’Isis in Nigeria: Tomahawk sui campi d’addestramento nel Nord

Gli Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico nel Nord-Ovest della Nigeria. Lo ha comunicato il presidente Donald Trump annunciando il raid avvenuto nella notte di Natale americana. Oltre dodici missili Tomahawk sono stati utilizzati per un attacco di precisione...

Gli Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico nel Nord-Ovest della Nigeria. Lo ha comunicato il presidente Donald Trump annunciando il raid avvenuto nella notte di Natale americana. Oltre dodici missili Tomahawk sono stati utilizzati per un attacco di precisione su due campi d’addestramento dell’Isis, lanciati dal cacciatorpediniere Uss Paul Ignatius, della classe Arleigh Burke, che nelle scorse settimane si era avvicinata al teatro d’operazioni dell’Atlantico centro-orientale dopo aver incrociato al largo del Marocco.

Il governo nigeriano avrebbe approvato l’azione del Comando Africano (Africom) degli Usa nel quadro del coordinamento d’intelligence e sicurezza. Abuja avrebbe richiesto l’assistenza militare Usa anche se Washington non ha approvato alcuna risoluzione operativa finalizzata a approvare azioni di questo tipo. Justin Amash, ex deputato repubblicano del Michigan, ha scritto su X un duro post di critica all’unilateralismo di Trump, sottolineando che “se gli Stati Uniti debbano o meno impegnarsi in conflitti in tutto il mondo è una decisione che spetta ai rappresentanti del popolo al Congresso, non al presidente”.

L’operazione segue una serie di analoghe operazioni contro lo Stato Islamico in Siria, dove settimana scorsa gli Usa hanno colpito almeno 70 obiettivi riconducibili ai jihadisti e, al contempo, si inserisce nella complessa dialettica con la Nigeria. Negli scorsi mesi Trump ha più volte polemizzato a distanza con il presidente nigeriano Bola Tinbu, accusando Abuja di non fare abbastanza per contrastare il terrorismo e l’insorgenza dell’Isis e di Boko Haram e ponendo in particolare al centro la questione dei massacri di cristiani nigeriani. Quest’ultimo fronte è molto diffuso nel mondo conservatore statunitense come cavallo di battaglia

“L’insurrezione è in corso da oltre un decennio, uccidendo migliaia di cristiani e musulmani di ogni confessione religiosa”, scrive il New York Times, sottolineando che le autorità nigeriane respingono l’idea del “genocidio cristiano”, nel contesto di un’escalation di violenza che nel Nord del Paese crea grandi problemi:

La Nigeria non è ufficialmente in guerra, ma lì vengono uccise più persone che nella maggior parte dei paesi devastati dalla guerra. Solo quest’anno, più di 12.000 persone sono state uccise da vari gruppi violenti, secondo Armed Conflict Location and Event Data, un gruppo di monitoraggio dei conflitti.

Un conflitto violento che anche nel mondo delle istituzioni religiose cristiane è letto con cautela, tanto che anche il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha ribadito che la radice dello scontro è sociale, non religiosa. Ma per gli Usa quest’ultima chiave di lettura va cavalcata, tanto che il capo del Pentagono Pete Hegseth ha giustificato l’azione dichiarando che ” l’uccisione di cristiani innocenti in Nigeria (e altrove) deve finire”.

Il primo Natale del Trump 2.0 si chiude dunque come un Natale di bombe e missili che segna l’intervento Usa in un nuovo conflitto dopo che nel 2025 Washington ha colpito in Yemen, Somalia, Siria, Iran e tra Oceano Pacifico e Mar dei Caraibi contro i presunti narcotrafficanti. Un’espansione della proiezione militare americana che oggi arriva fino all’Africa occidentale, con conseguenze tutte da analizzare sugli equilibri interni della Nigeria.

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