La Germania sta entrando in un periodo complicato, fatto di incertezze riguardo la propria traiettoria economica mentre il piano del cancelliere federale Friedrich Merz, che mira a mobilitare 1.000 miliardi di euro per investimenti strategici, fatica a prender piede. Lo certifica la Bundesbank, la banca centrale tedesca, nelle sue previsioni per i prossimi anni, che sottolineano tre elementi: la crescita dell’economia tedesca sarà incerta, se ci sarà verrà alimentata da un deficit crescente e al contempo Berlino dovrà scegliere tra alimentare la spesa per lo sviluppo o il welfare.
L’incerta era Merz
La Bundesbank, nel suo outlook economico pubblicato il 19 dicembre, sottolinea che dalla seconda metà del 2026 lo sviluppo della Germania porterà il Paese fuori dalla recessione ma non avverrà per semplice stimolo dell’economia verso il ritorno alla normalità dopo anni di crisi sistemiche. Piuttosto, sarà la leva del debito pubblico a consentire una ripresa della crescita. La Bundesbank, che ha ridotto dal +0,7% al +0,6% il tasso di crescita previsto per l’economia nel 2026 (in cui si deve contare un +0,3% contingente legato al minor numero di giorni di festa), prevede un’espansione dell’1,3% nel 2027 e dell’1,1% nel 2028-2029.
Al contempo, però, il deficit pubblico salirebbe dal 2,5% previsto per il 2025 al 4,8% nel 2028, segno del fatto che la politica di investimento di Merz in difesa, infrastrutture, transizione energetica sta prendendo le tradizionali forme dello stimolo keynesiano alla crescita in forma anticiclica, agendo però su un sistema decisamente livellato da anni di competizione e criticità interne. La stagione dei dazi americani, la fine del gas russo a buon mercato, la concorrenza cinese in settori come la chimica e l’automotive hanno ridotto le prospettive di mercato di Berlino e chiamato il governo ad intervenire.
Debito, crescita e prospettive future per la Germania
Il Financial Times, del resto, ricorda che su questo versante anche la stessa iniezione di denaro da parte del governo non sarà capace di creare sviluppo in maniera più che proporzionale perché si stima possa “aumentare la crescita potenziale della Germania solo dello 0,35-0,5%, dato che circa 250 miliardi di euro del nuovo debito sarebbero destinati a finanziare il bilancio del welfare, i tagli alle tasse e altre spese quotidiane, anziché gli investimenti infrastrutturali”.
Il governatore della Bundesbank Joachim Nagel ha raccomandato prudenza sui conti, mentre Merz da tempo ha promosso una visione politica orientata a liberare risorse per gli investimenti attingendo proprio dal welfare, che ad agosto he definito “non più finanziabile” sul lungo periodo. Stessa logica per il costo del lavoro definito “troppo alto” da Merz nonostante, come nota Flessbeck Economics, per anni col suo modello mercantilista e pro-export ” la Germania ha piegato tutte le curve del costo unitario del lavoro europee verso il basso e quindi al di sotto dell’obiettivo di inflazione della Banca centrale europea, ovvero in territorio deflazionistico”.
La soluzione per il governo dell’Unione Cristiano-Democratica di Merz e del Partito Socialdemocratico (Spd) è orientata a concentrare spesa e debito nei settori strategici.
Austerità e riarmo
Risulta paradigmatica della Germania di domani la coincidenza temporale tra la scelta di approvare al Bundestag oltre 50 miliardi di euro di programmi d’acquisto militari e la promozione da parte del governo di una riforma del Bürgergeld, il “reddito di cittadinanza” tedesco per le persone colpite da disoccupazione involontaria o a rischio esclusione sociale che aiuta oggi oltre 5 milioni di persone, destinato a essere sostituito con una misura più restrittiva e orientata a premiare la pronta volontà di rientrare nel mercato del lavoro del ricevente.
Crescita anemica, debito surriscaldato, spesa sociale in calo per fare spazio a riarmo e politiche ad esso connesse: la scommessa di Merz è a trecentosessanta gradi ma rischiosa. Dietro l’insuccesso della strategia di rilancio del Paese c’è l’ombra del caos e dell’ascesa della rivolta populista, incarnata da Alternative fur Deutschland. I dati della Bundesbank mostrano che la sfida sarà seria. Le prospettive politiche, al contempo, preconizzano tempi incerti e un viaggio al buio per Berlino.
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