Per il New York Times gli investimenti in Cina hanno subito “un drastico rallentamento” spingendo il Paese “verso il suo primo calo annuale in oltre tre decenni”. Il Financial Times parla di “un aggravamento del calo degli investimenti” con Xi Jinping che ha lanciato “un attacco insolitamente brusco alla spesa pubblica sconsiderata”, la stessa che a detta di Pechino starebbe “limitando la crescita” della seconda economia più grande del mondo.
Che cosa sta succedendo oltre la Muraglia? Niente che non sia già stato monitorato, analizzato e corretto dalla leadership del Partito Comunista Cinese (Pcc). Che non a caso si è riunita in occasione dell’annuale Conferenza Centrale sul Lavoro Economico – il principale incontro economico del Pcc – per fare il punto sui dossier economici del 2025, esaminare la situazione presente e predisporre i prossimi passi in vista del 2026.
Ebbene, è stato lo stesso Xi a dichiarare esplicitamente di porre fine a certi “investimenti sconsiderati” (così è stato tradotto il suo concetto in lingua inglese) avvenuti sotto la spinta dello sviluppo orientato dall’innovazione tecnologica. Detto altrimenti, il leader cinese è consapevole che l’exploit dell’ultimo decennio nel campo hi-tech ha generato inevitabilmente una sorta di sovra investimento, sa bene che non tutti sono andati a buon fine e che alcuni sono risultati poco efficienti.

L’avvertimento di Xi
Da qui la stretta sugli investimenti sconsiderati e il calo degli stessi segnalato in maniera allarmistica dai numerosi organi occidentali d’informazione. L’Ufficio Nazionale di Statistica ha comunque segnalato una diminuzione su base annua degli investimenti in attività fisse del 2,6% – ossia quelli per acquisti di beni durevoli destinati a essere usati per più esercizi per produrre beni o servizi – nel periodo gennaio-novembre.
Il mese scorso, invece, le vendite al dettaglio – un valore considerato un termometro della domanda delle famiglie – sono invece aumentate dell’1,3% su base annua, seppur con il ritmo di crescita più lento dal dicembre 2022 e inferiore alle previsioni degli analisti del 2,9%. Certo, Pechino ha ancora bisogno di stimolare i consumi, ma intanto è entrata a gamba tesa sugli investimenti più dispendiosi e inutili.
In un editoriale sul People’s Daily, Xi ha criticato le zone di sviluppo sovradimensionate, le “cifre gonfiate” e i “falsi inizi di costruzione” – chiaro, qui, il riferimento all’immobiliare – che, a suo dire, sarebbero stati utilizzati per dare una falsa impressione delle performance economiche.
In maniera esplicita, il presidente cinese ha quindi invitato i funzionari a perseguire “una crescita genuina senza esagerazioni” e ha sottolineato gli investimenti superflui da parte dei governi locali in tecnologie avanzate come i semiconduttori. “Coloro che sono irrealistici, frettolosi, sconsiderati e casuali nei loro sforzi saranno ritenuti rigorosamente responsabili”, ha avvertito.

Gli investimenti e l’economia cinese
Nel momento in cui la leadership del Pcc annuncia qualcosa, in questo caso una stretta sugli investimenti, significa che ha già iniziato da tempo a mettere in pratica quanto comunicato. Così, dunque, si spiega il calo rilevato dai media nostrani, senza particolari allarmismi.
La scorsa settimana, intanto, il Fondo Monetario Internazionale ha invitato Pechino ad adottare misure più incisive per stimolare la domanda e rilanciare la propria economia (che ha sofferto di una deflazione persistente a causa di un rallentamento del settore immobiliare durato anni).
Sulla rivista del Pcc, Qiushi, Xi ha replicato indirettamente intensificando il suo sostegno ai consumi e affermando che “l’espansione della domanda interna è legata sia alla stabilità economica che alla sicurezza economica; non è una misura opportunistica, ma una mossa strategica”.
Gli analisti di Goldman Sachs hanno scritto che “i dati cinesi sull’attività di novembre hanno ampiamente deluso le aspettative del mercato, soprattutto per quanto riguarda le vendite al dettaglio”. Peccato che la Cina abbia ampiamente dimostrato di ignorare quali siano le “aspettative del mercato” preferendo concentrarsi sui propri obiettivi. Il più importante? Raggiungere una crescita annuale di circa il 5% per il 2025. Missione più che possibile.

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