A Piazza Affari le regine di Borsa Italiana per profittabilità e risultati sono banche e assicurazioni. Lo riporta la Consob nel Bollettino Statistico Emittenti, l’analisi del primo semestre 2025 sul listino di Milano, che ha messo a consuntivo i rapporti sulle trimestrali consolidate delle società operanti in borsa supervisionate dagli uffici di Via Martini. E se da un lato si sapeva che il settore bancario-assicurativo godeva anche in questo 2025 di buona salute, dall’altro nessuna analisi aveva messo chiaramente in luce la diversità di performance tra il mondo finanziario e quello non finanziario.
Banche e assicurazioni trainano gli utili
In particolare, le società non finanziarie hanno accumulato nel primo semestre profitti complessivi per 14,8 miliardi di euro, un dato in calo del 3,4% rispetto al periodo analogo del 2024, nonostante una crescita dei ricavi superiore al 5%. Al contrario, le assicurazioni hanno macinato 3 miliardi di euro di utili (+5,9%) operando soprattutto sui costi (-35,8%) e consolidando risultati già positivi.
Vere e proprie star della borsa le banche: utili saliti di poco meno del 12%, a 16,7 miliardi di euro, per gli istituti quotati a Piazza Affari, con il calo delle entrate da margine d’interesse, vera e propria vacca grassa del periodo 2022-2024, per effetto dei tagli dei tassi della Banca centrale europea ampiamente compensato da una gestione operativa del risparmio più dinamica.
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Le banche italiane sono più redditizie degli equivalenti europei, specie in un contesto in cui hanno potuto beneficiare di condizioni ottimali a livello di sistema: il calo del rischio sul debito pubblico ha permesso di liberare riserve e risorse, garantendo inoltre maggiori guadagni nel portafoglio titoli; l’ingresso di capitali stranieri anche per effetto del risiko bancario ha spinto al rialzo i listini; la ripulitura di crediti deteriorati e passività a rischio ha reso il sistema più robusto. La Consob evidenzia al contempo la sostanziale stabilità del resto del mercato, che sembra preso da un calo del dinamismo.
Gli scenari della finanza bancaria
Va detto che nel mercato italiano non mancano attori che in passato hanno ampiamente sovraperformato nel business. Aziende come Enel e Eni, ad esempio, hanno conosciuto periodi arrembanti negli anni degli alti prezzi delle materie prime energetiche e un fisiologico ridimensionamento impatta anche sul comparto non finanziario di Piazza Affari.
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Questa dominanza bancaria pesa anche sul volume dei titoli. Gabriel Debach, Market Analyst di eToro, ha spiegato che il “derby” tra Unicredit e Intesa Sanpaolo per la leadership nel settore e a Piazza Affari traina la borsa. Da inizio anno, Unicredit ha rappresentato il 28% (+71% di crescita del titolo da inizio anno) dell’aumento di valore dell’incide Ftse Mib, cresciuto del 27,3% dall’1 gennaio. Intesa il rimanente 15%. I due titoli rappresentano poco meno del 30% del valore complessivo dell’indice e Debach ha analizzato la natura bancocentrica del sistema in un report di mercato:
Il bancario è il protagonista assoluto: da 159 miliardi a inizio anno a oltre 238 miliardi a fine novembre, con peso salito dal 31,51% al 38,69%. Un +7 punti che riflette la natura del rally italiano. Le banche generano 79 miliardi dei 111 miliardi di market cap creati dall’intero indice. Il 71% del valore totale. Nessun settore si avvicina a questo contributo. È stato un anno d’oro, tra risiko, scalate e trimestrali record, rendendo Piazza Affari più bancocentrica che mai.
I dilemmi per Piazza Affari
Questo pone almeno tre riflessioni in essere. In primo luogo, bisognerà capire quanto di questa solidità sia, in fin dei conti, il frutto dell’attenzione data al settore dai venti di scalata e acquisizioni che riguardano molti istituti. In secondo luogo, è lecito chiedersi se tale profittabilità si trasmetterà anche nel ciclo del credito alle imprese e all’economia reale, dopo che l’anno in corso lascia presagire una crescita del 13%.
Infine, i dati lusinghieri del bancario e la stagnazione di tutto il resto lasciano presagire un Paese dove ancora faticano a farsi strada i venti nuovi dell’innovazione. Del resto, un sistema bancocentrico e ancora poco orientato ad altre forme di capitali di rischio limita la sua crescita. Se Piazza Affari fosse un’unica azienda dell’S&P500 americano, con 1.150 miliardi di dollari di capitalizzazione al 15 dicembre sarebbe la nona azienda, sotto Tesla e sopra Berkshire Hathaway. Un trend dimensionale che si accentua sempre di più mano a mano che negli Usa la nuova euforia dell’intelligenza artificiale e dei settori ad essa legati trainano scommesse e puntate borsistiche inimmaginabili per il nostro sistema.

