Dave Seminara, ex diplomatico statunitense e giornalista freelance, racconta in prima persona di essere stato emarginato da tre importanti pubblicazioni conservatrici dopo aver espresso critiche alla politica israeliana e al sostegno incondizionato degli USA a Israele.
La sua testimonianza è stata pubblicata sul sito Responsible Statecraft, organo del think-tank Quincy Institute for Responsible Statecraft. Seminara, che ha collaborato per anni con testate come The Wall Street Journal, City Journal (del Manhattan Institute) e The Daily Telegraph, afferma di aver visto interrompersi bruscamente i rapporti professionali dopo aver pubblicato articoli critici verso la guerra a Gaza e la lobby israeliana negli Stati Uniti. Con buona pace di chi professa il “free speech” che evidentemente vale per tutto ma non per Israele, che rimane un vero e proprio “tabù” per una buona fetta dell’establishment conservatore e repubblicano.
La testimonianza del diplomatico
“Sono stato cancellato da tre giornali per aver criticato Israele”, scrive Seminara, aggiungendo: “Gli editori di pubblicazioni di destra hanno smesso di rispondere alle mie email dopo che ho scritto colonne critiche della guerra a Gaza in altri media”. L’autore spiega di aver sempre rispettato le linee editoriali delle testate con cui collaborava, evitando di proporre articoli su Israele a quelle noti per il loro sostegno incondizionato a Tel Aviv e al primo ministro Benjamin Netanyahu. Tuttavia, quando ha deciso di esprimere il suo dissenso – definendo “miti” le sue critiche e sottolineando di non aver mai parlato di “genocidio” – lo ha fatto su piattaforme e testate alternative come The Spectator e il suo Substack personale.
Silenziato per aver criticato Israele
Tra novembre 2023 e maggio 2024, Seminara ha pubblicato numerosi articoli e analisi in cui riportava il numero delle vittime civili palestinesi – citando dati delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali – e denunciava l’ipocrisia di certi conservatori americani. Questi, secondo Seminara, ricorrevano al consueto espediente di etichettare ogni critica rivolta al governo israeliano come una manifestazione di antisemitismo, confondendo deliberatamente le critiche alla politica di Israele con l’odio antiebraico.
Nonostante non abbia mai sottoposto questi temi alle tre testate principali, i rapporti si sono deteriorati: al Wall Street Journal ha pubblicato 34 articoli/editoriali dal 2017, ma dopo le critiche a Israele l’editor James Taranto ha iniziato a ignorare le sue proposte, passando da un tasso di accettazione del 30-40% a rifiuti sistematici o silenzio totale. Simili esperienze con City Journal (62 colonne tra 2020 e 2024) e The Daily Telegraph (30 colonne nel 2023-2024). Cancel culture in salsa conservatrice.
Le testate coinvolte naturalmente negano qualsiasi legame tra la fine delle collaborazioni e le posizioni di Seminara su Israele, affermando di non essere a conoscenza delle sue opinioni in materia.
L’ex diplomatico conclude sottolineando come le sue opinioni siano allineate con la maggioranza degli americani e persino degli ebrei statunitensi, secondo recenti sondaggi, e rimpiange di non essere stato più incisivo: “Penso che sia una triste dichiarazione sullo stato dei media conservatori quando testate affidabili per molti repubblicani hanno così poca tolleranza per il dissenso su un tema critico che mina gli interessi nazionali americani”. Una storia di cosa voglia dire occuparsi di Israele negli Stati Uniti, a maggior ragione ora che Tel Aviv ha avviato una massiccia campagna di propaganda negli States.
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