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Per anni le mappe dell’Institute for the Study of War (d’ora in poi, Isw) sono state una presenza fissa nel racconto occidentale della guerra in Ucraina. Quotidiani, televisioni, analisti e politici le hanno usate come bussola visiva per capire dove avanzavano i russi, dove resistevano gli ucraini e, soprattutto, come stava andando davvero la guerra. Quelle mappe erano considerate una fonte autorevole, tecnica, quasi neutra.

Qualcosa si è incrinato però negli ultimi mesi. Il 15 novembre 2025, mentre i combattimenti infuriavano attorno alla città ucraina di Myrnohrad, su Polymarket – una piattaforma di “prediction markets” che permette di scommettere in criptovalute su eventi reali – circolava un mercato molto specifico: la Russia conquisterà Myrnohrad entro la fine della giornata?

Per chi seguiva la guerra sul campo, la risposta sembrava scontata: no, la città non era caduta e, a quanto risultava dalle altre fonti open source, non stava nemmeno per cadere. Eppure, quella sera, alcuni scommettitori hanno vinto cifre enormi, con rendimenti fino al 33.000%, convinti che l’esercito russo avesse improvvisamente sfondato.

Si erano basati sul fatto che, per alcune ore, una mappa dell’Isw mostrava un avanzamento russo decisivo dentro la città. Una modifica che, poco dopo il pagamento delle scommesse, è misteriosamente scomparsa. Il giorno dopo, Myrnohrad era ancora contesa ma i soldi erano già stati distribuiti.

La versione dell’Isw

A circa 48 ore di distanza, l’Isw ha diffuso una breve, dolorosa nota ufficiale: la modifica alla mappa era stata “non autorizzata”, realizzata senza approvazione interna e poi rimossa prima dell’inizio del normale flusso di lavoro. Nessun riferimento a Polymarket, e nessuna spiegazione su chi avesse effettuato l’edit.

Subito dopo, però, un nome è sparito dal sito dell’Isw: quello di un ricercatore geospaziale che risultava tra gli autori delle mappe quotidiane. Secondo fonti citate dalla stampa specializzata, il dipendente sarebbe stato licenziato. L’Isw non ha confermato né smentito. Nel frattempo gli utenti di Polymarket, che su quella singola scommessa avevano puntato circa 1,3 milioni di dollari, hanno iniziato ad accusare il think tank di aver perso ogni credibilità. 

Eppure, come hanno spiegato diversi osservatori, i “mercati delle previsioni” che trattano le scommesse come azioni sono particolarmente vulnerabili alla manipolazione: non esistono regole chiare sull’insider trading, e l’ente che li supervisiona negli Stati Uniti non affronta direttamente questi casi. 

Nel 2025 le piattaforme di scommesse predittive hanno raccolto decine di miliardi di dollari, permettendo di puntare su tutto: dall’uso di armi nucleari a nuove offensive, fino ai tempi e ai modi dei bombardamenti a Gaza o in Venezuela. Il caso Isw-Polymarket ci dice che la guerra contemporanea è, tra le tante cose, anche un evento da “gamificare”. 

Perché l’Isw è da tempo sotto accusa

Il caso delle mappe arriva su un terreno che è dominato non solo dai freddi dati, ma anche dall’ideologia. Da anni l’Isw, fondato nel 2007 da Kimberly Kagan con l’obiettivo dichiarato di fornire report open source, aggiornati e indipendenti sui conflitti armati, dopo le carenze informative emerse durante la guerra in Iraq, è un attore centrale nel dibattito degli esperti euro-atlantici sulla guerra in Ucraina. Pur definendosi apartitico, no-profit e imparziale, l’Isw nasce e cresce nell’orbita del mondo neoconservatore statunitense, guidato da un board composto da figure centrali di questa galassia: ex alti ufficiali militari, diplomatici, teorici del regime change e dirigenti di aziende legate al settore della difesa, alla finanza e al diritto.

La fondatrice è inserita in una delle famiglie più influenti dell’interventismo imperialista: sposata con Frederick Kagan, storico militare, e nipote di Robert Kagan, che ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo delle “War on Terror” degli anni Duemila, a sua volta sposato con Victoria Nuland (diplomatica di Washington che ha avuto un ruolo importante nella traiettoria dell’Ucraina post-Euromaidan). Questo intreccio tra ricerca, potere, relazioni personali e interessi strategici non invalida automaticamente le analisi del sito, ma rende difficile considerarle politicamente neutre.

Anche perché lo si vede dal tono e dalla selezione delle informazioni. Nei primi due anni di guerra, i report dell’Isw hanno enfatizzato oltre ogni quadro realistico i successi ucraini e le difficoltà russe, riprendendo in modo quasi sistematico la versione di Kyiv. Quando l’andamento del conflitto è diventato più sfavorevole all’Ucraina, l’Isw ha iniziato a parlare sempre più di “disinformazione”, “disfattismo” e “manipolazione” dei russi, attribuendo il pessimismo occidentale non a problemi materiali – munizioni, uomini, capacità industriale – ma a una sorta di guerra psicologica del Cremlino.

Non di rado l’Isw ha fatto advocacy esplicita per l’escalation, suggerendo in diversi report la necessità di colpire obiettivi in territorio russo, di negare a Mosca “santuari sicuri” e di intensificare il confronto globale. È curioso che una piattaforma che pretendeva con la sua autorevolezza di occultare l’inganno sia finita col diventare parte integrante di un trucco da veri treccartari.

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