Mentre i “leader”volenterosi” europei, da Keir Starmer a Emmanuel Macron e Friedrich Merz, si affannano a dichiarare che nei prossimi giorni proseguirà un “intenso lavoro” su un piano guidato dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, la realtà appare più cruda. Dopo una telefonata congiunta con il presidente Donald Trump, i vertici di Regno Unito, Francia e Germania hanno emesso comunicati identici, sottolineando che si tratta di un “momento cruciale” per l’Ucraina e la sicurezza euro-atlantica.
Ma Trump non ha risparmiato critiche, che hanno letteralmente mandato in fibrillazione le cancellerie europee con stampa scodinzolante al seguito: in un’intervista a Politico, The Donald ha fotografato la situazione con parole taglienti, definendo i leader europei “deboli” e accusandoli di guidare un continente “in declino” e incapace di gestire migrazioni e conflitti. “Parlano, ma non producono”, ha detto Trump, ribadendo che l’Europa sta “distruggendo se stessa” e che la guerra in Ucraina “va avanti all’infinito” per colpa di questa inerzia. Difficile dare torto al presidente Usa.
Graham appoggia l’iniziativa di Trump per la pace
Parole che, durante la chiamata di ieri, hanno generato “parole forti” da entrambe le parti, con Trump che ha avvertito: “Non vogliamo sprecare tempo”. In questo clima di tensioni transatlantiche, arriva un’analisi accorata e autorevole dalla rivista americana Foreign Affairs, che sfida gli scettici e sostiene con forza che il momento per porre fine al conflitto è proprio ora. L’articolo, intitolato “Il momento per porre fine alla guerra in Ucraina è ora. Trump può sfidare gli scettici e concludere l’accordo”, è firmato da Thomas Graham, Distinguished Fellow al Council on Foreign Relations e autore del libro Getting Russia Right. Graham, lungi dall’essere un “trumpiano”, Graham demolisce le tesi di chi vede negoziati impossibili e offre una roadmap concreta per la pace. Dopo il Telegraph e il Financial Times, arriva dunque l’ennesimo parere autorevole a fare della pace e contro la retorica bellicista che imperversa (soprattutto) sui giornali italiani.
Uno scetticismo infondato: è tempo – per tutti – per fare un accordo di pace
Graham parte dal contesto attuale: “Un profondo scetticismo circonda l’ultimo tentativo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di risolvere la guerra in Ucraina”ma “gli scettici si sbagliano. Il momento è maturo per una risoluzione del conflitto nei prossimi mesi” spiega. Motivo? I quasi quattro anni di “combattimenti brutali, in cui nessuna delle due parti ha ottenuto una svolta strategica, hanno creato una situazione paradossale in cui entrambi i paesi perdono quanto più la guerra infuria”.
Il miglior accordo possibile è disponibile ora, non tra sei mesi o più tardi. Per l’Ucraina, osserva Graham, aspettare una “posizione di forza ipotetica futura” è illusorio: “Non guadagnerà nulla aspettando di negoziare da una posizione di forza ipotetica futura; una tale posizione non arriverà presto, se mai arriverà. I leader ucraini hanno già ammesso che non possono liberare con la forza tutto il territorio occupato dalla Russia” afferma il noto esperto di relazioni internazionali.
Quello che l’Ucraina non può ottenere sul campo di battaglia, afferma sulle colonne di Foreign Affairs Graham, “non le verrà consegnato al tavolo dei negoziati. Né un’Ucraina più forte inclinerà i paesi occidentali a fornirle garanzie di sicurezza più robuste. I governi occidentali hanno già chiarito che non rischieranno la guerra con la Russia per difendere l’Ucraina. E più l’Ucraina aspetta, più distruzione dovrà sopportare“.
Graham: “Kiev dece chiudere urgentemente il conflitto”
Invece di inseguire illusioni, secondo l’esperto Kiev ha un bisogno urgente di chiudere il conflitto, che ha devastato il paese economicamente e demograficamente. “Il costo della ricostruzione nel prossimo decennio è stimato in più di 2,6 volte il suo Pil pre-bellico di 200 miliardi di dollari. Kiev troverà sempre più difficile mantenere le linee del fronte e non ha ancora dimostrato di poter fermare l’avanzata logorante della Russia. Quasi sette milioni di ucraini – circa un sesto della popolazione pre-bellica – hanno lasciato il paese; molti non torneranno mai. In risposta all’emergenza nazionale, “la concentrazione del potere nell’ufficio del presidente e il rinvio indefinito delle elezioni a livello nazionale stanno erodendo lentamente le basi della fragile democrazia del paese“.
Senza contare che lo “scandalo di corruzione”, che ha coinvolto alti funzionari, incluso “il potente capo di gabinetto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky”, illustra “l’impatto corrosivo della concentrazione del potere“. Ogni giorno che la guerra continua, osserba, “il futuro dell’Ucraina appare più cupo”.
“Anche a Mosca conviene la pace”
Sebbene stia avanzando nel Donbass e militarmente stia vincendo la guerra su quel fronte, anche a Mosca conviene scendere a patti. Anche la Russia, apparentemente più forte, afferma Graham, ha pagato un prezzo altissimo per “guadagni tattici marginali”. Durante l’offensiva di quest’anno, ha conquistato “solo l’1% del territorio ucraino al costo di oltre 200.000 morti e feriti.
“Il costo per reclutare nuovi volontari sta schizzando alle stelle, mentre il Cremlino teme ancora le ripercussioni sociali di una mobilitazione di massa. Dopo due anni di crescita superiore al 4%, l’economia si è fermata. La previsione per quest’anno e il prossimo oscilla intorno all’1% di crescita”. Nel frattempo, “la Russia ha investito somme trascurabili in tecnologie all’avanguardia. In breve, sta ipotecando il suo futuro per sostenere il conflitto”.
Di conseguenza, “ogni giorno che la guerra continua, la Russia arretra ulteriormente rispetto alle grandi potenze – Cina e Stati Uniti, certo, e forse anche India ed Europa, con cui spera di competere nei decenni a venire”. Per questo è tempo di negoziare che ora più che mai conviene a tutti. I “falchi” e bellicisti – da divano – nostrani capiranno il messaggio oppure – per cinici calcoli politico-elettorali – continueranno a fomentare la guerra per procura contro gli interessi europei, oltre che prolungare la sofferenza degli ucraini.
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