Le immagini che arrivano da Nuova Delhi sono piuttosto eloquenti: abbracci, strette di mano molto calorose, salve di cannone e cerimonie ufficiali. Per due giorni il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi si sono visti, hanno cenato insieme, deposto corone di fiori al memoriale di Gandhi e infine letto, senza rispondere a domande, una lunga serie di dichiarazioni alla stampa.
Dietro il protocollo c’era un obiettivo abbastanza chiaro per entrambi: dimostrare che il rapporto tra India e Russia resta solido nonostante la guerra in Ucraina e le pressioni degli Stati Uniti, e trasformare questa vicinanza politica in qualcosa di più strutturato sul piano economico ed energetico.
Cosa si sono detti: niente “mega-accordi”, ma tantissimo commercio
Il punto più concreto dell’incontro è stato l’annuncio di un programma di cooperazione economica fino al 2030, con l’obiettivo di mantenere il livello degli scambi ben oltre i 60 miliardi di dollari l’anno e portarli fino a 100 miliardi.
Oggi il commercio tra i due paesi è fortemente sbilanciato: la Russia vende all’India quasi solo energia (petrolio, gas, carbone) e armi, mentre importa pochissimo. Per Mosca il greggio, come si sa, è un’entrata vitale: da sola l’India rappresenta circa il 20 per cento delle entrate energetiche russe.
Per New Delhi il quadro è più ambiguo. La guerra e le sanzioni hanno permesso di comprare energia a basso costo, utile per un’economia in rapida crescita e con un enorme mercato interno. Ma il conto estero è pesante e crea una dipendenza strutturale. Non a caso, una parte importante dei colloqui è stata dedicata a trovare modi per aumentare le esportazioni indiane verso la Russia (farmaci, prodotti agricoli, macchinari) e utilizzare meglio le valute nazionali negli scambi, aggirando il dollaro.
Nel dettaglio, sono stati firmati accordi su cantieristica navale, fertilizzanti, energia nucleare civile, minerali critici e scambio di lavoratori qualificati,
Non ci sono stati, invece, annunci spettacolari su nuovi sistemi d’arma, jet o missili: niente “mega accordi” sugli S-400 o sul caccia Su-57, di cui si parlava alla vigilia. Le questioni militari sono rimaste più sullo sfondo, concentrate su manutenzione, pezzi di ricambio e produzione locale di componenti russi in India.
Putin però ha confermato il lancio di un ufficio di Russia Today in India, sostenendo che il canale potrà offrire agli indiani “informazioni oggettive” su ciò che accade in Russia.
Mosca promette “forniture ininterrotte” di energia
Uno dei passaggi più citati della conferenza stampa è stato quello in cui Putin ha promesso “forniture ininterrotte di carburante” all’India. La formula è pensata per due pubblici diversi: rassicurare Delhi sul fatto che il petrolio russo continuerà ad arrivare nonostante le sanzioni americane, e mostrare agli osservatori che la Russia ha ancora clienti grandi e affidabili fuori dall’Occidente.
Modi, da parte sua, ha definito la sicurezza energetica “un pilastro forte e importante” del rapporto con Mosca, ricordando che la cooperazione nel nucleare civile va avanti da decenni e che la Russia sta contribuendo alla costruzione della più grande centrale nucleare indiana, il progetto considerato “di punta” dai due governi.
È un equilibrio delicato. Da un lato l’India deve alimentare una crescita che richiede enormi quantità di energia; dall’altro è sotto forte pressione degli Stati Uniti, che chiedono di ridurre gli acquisti di petrolio russo proprio mentre Washington ha alzato i dazi sulle importazioni indiane fino al 50 per cento, anche in risposta a quei flussi di greggio.
L’Ucraina
Il tema più sensibile, almeno per il fronte euro-atlantico, era quello della guerra in Ucraina. Modi, davanti alle telecamere, ha tenuto una linea ormai consolidata, dicendo che l’India “fin dall’inizio sta dalla parte della pace”, che ha sempre sostenuto la ricerca di una “soluzione pacifica e duratura” e che è pronta a contribuire “anche in futuro” a qualsiasi percorso negoziale. Ha anche insistito sul fatto che l’India non è “neutrale”, ma schierata – appunto – con la pace.
Putin ha risposto dicendo che la Russia starebbe lavorando a una “soluzione pacifica” del conflitto, proprio mentre da Mosca arrivava l’ennesimo ultimatum: o l’Ucraina si ritira dalla regione del Donbas, oppure la Russia la conquisterà con la forza. La sua presenza in India serve anche a ricordare che eventuali trattative non passeranno solo per il canale Usa-Russia, ma dovranno tenere conto del ruolo di grandi potenze “non allineate” come Delhi.
Cosa cercano Putin e Modi
Per il presidente russo, questo viaggio è un successo già solo dal punto di vista simbolico. Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina i suoi spostamenti all’estero sono stati rari e geograficamente molto circoscritti, sostanzialmente alla Cina e ai paesi dell’Asia centrale. Essere ricevuto con tutti gli onori nella capitale di una democrazia da 1,4 miliardi di abitanti, membro del G20 e considerata un attore chiave del “Sud globale”, è un modo di mostrare che l’isolamento voluto dagli Stati Uniti ed dall’Europa ha dei limiti.
Sul piano materiale, la Russia ha bisogno di continuare a vendere energia a grandi compratori extra-occidentali, consolidare i legami militari con un cliente storico che utilizza da decenni armi e sistemi russi e trovare nuovi canali per importare tecnologia e componenti che le sanzioni occidentali hanno reso difficili da ottenere.
La visita a Nuova Delhi non risolve da sola nessuno di questi problemi, ma dice a partner e potenziali partner nel resto dell’Asia, in Africa e in America Latina che Mosca non è più un paria universale. E forse non lo è mai stato
Per Modi, la partita è più complicata. L’India vuole restare un partner strategico per gli Stati Uniti (soprattutto in chiave anti-cinese) e allo stesso tempo non può permettersi di rompere con la Russia, da cui dipendono una quota importante del suo arsenale militare e una parte crescente della sua sicurezza energetica.
Già oggi Modi deve gestire la minaccia di nuove sanzioni o misure punitive statunitensi se i flussi di petrolio russo dovessero risalire oltre un certo livello. Da qui gli accordi commerciali con gli Stati Uniti e l’Unione Europea, che al tempo stesso guardano con sospetto alla vicinanza tra Mosca e Pechino.
Il messaggio all’Europa
Ricevere Putin con tutti gli onori, ma senza annunciare nuovi sistemi d’arma clamorosi, è un modo per mantenere l’equilibrio: rafforzare il messaggio che India e Russia restano partner “speciali”, ma limitare gli elementi che potrebbero far scattare reazioni immediate da parte di Washington.
L’incontro di Nuova Delhi non è dunque un punto di svolta, ma è un buon esempio di come si stia muovendo una parte consistente del mondo di fronte alla guerra in Ucraina, mentre l’Europa è paralizzata e divisa: non con schieramenti netti pro o contro la Russia, ma con una politica di “multi-allineamento” in cui ogni paese cerca di massimizzare i propri benefici mantenendo aperti più canali possibile.
Per Mosca significa poter continuare a presentarsi come partner affidabile per chi rifiuta la linea occidentale delle sanzioni. Per Delhi significa ricordare agli Stati Uniti ed all’Europa che l’India non è un alleato subordinato, ma un attore autonomo che può sempre rivolgersi ad altri se non ottiene quello che vuole.

