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Politica

Signalgate, l’ispettore del Pentagono accusa Hegseth: “Ha messo a rischio sicurezza soldati Usa”

Un pasticcio che potrebbe portare alle dimissioni del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth. Un rapporto dell’ispettore generale ad interim del Pentagono ha concluso che l’uso da parte del Segretario alla Difesa di un’app di messaggistica (Signal) per discutere di...

Un pasticcio che potrebbe portare alle dimissioni del segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth. Un rapporto dell’ispettore generale ad interim del Pentagono ha concluso che l’uso da parte del Segretario alla Difesa di un’app di messaggistica (Signal) per discutere di piano di attacco imminenti delle forze Usa nello Yemen all’inizio di quest’anno ha messo a rischio la sicurezza delle truppe americane. Lo rivelano due fonti informate sui risultati dell’indagine, citate dal New York Times.

Il rapporto, la cui pubblicazione è prevista nelle prossime ore, ha esaminato la partecipazione di Hegseth a una chat di gruppo sull’app Signal con diversi alti funzionari dell’amministrazione Trump. L’indagine è stata avviata ad aprile su richiesta del presidente e del membro di rango del Comitato per i Servizi Armati del Senato.

Hegseth in bilico

Lo scandalo è emerso quando, lo scorso 25 marzo, The Atlantic ha rivelato un episodio tanto sorprendente quanto inquietante: il suo direttore, Jeffrey Goldberg, è stato accidentalmente aggiunto a una chat di gruppo su Signal che includeva nientemeno che il vice presidente JD Vance, il direttore della CIA John Ratcliffe, Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza Nazionale e lo stesso Hegseth, capo del Pentagono. Il tema della conversazione? Le mosse strategiche nella guerra in Yemen e altre questioni di sicurezza nazionale. Una svista che ha consegnato su un piatto d’argento a Goldberg uno scoop con pochi precedenti. Anche se le critiche a come questa notizia è stata data non mancano.

Jeffrey Goldberg scrive, nel suo articolo, di aver saputo prima di tutti dell’attacco statunitense contro gli Houthi dello Yemen del 15 marzo. Il primo di una serie di attacchi condotto negli ultimi giorni da Washington. Gli Houthi controllano la capitale yemenita Sana’a’ dal 2014 e governano un’area in cui vive l’80% della popolazione dello Yemen. Una brutale guerra guidata dall’Arabia Saudita, sostenuta dagli Stati Uniti, non è riuscita in questi anni a scalzare il gruppo sciita vicino alla Repubblica Islamica dell’Iran, dal potere.

L’indagine

Durante l’indagine, l’ispettore generale ha verificato se qualcun altro potesse aver inserito le informazioni nella chat su richiesta di Hegseth, interrogando i testimoni sull’accesso al suo telefono. Inoltre, sono emerse prove che i piani militari divulgati provenivano da un documento del Comando Centrale Usa (US Central Command), classificato come Secret/NOFORN al momento – un marchio che indica che il contenuto non deve essere visto da stranieri.

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