Nelle ultime settimane il Pakistan ha intensificato gli sforzi per espellere i migranti afghani, in coincidenza con l’aumento delle tensioni politiche tra Islamabad e Kabul.
Nel corso del 2025, circa un milione dei tre milioni di afghani residenti nel Paese è stato deportato in Afghanistan, un luogo in cui molti di loro non hanno mai vissuto e dove, a causa di una grave crisi umanitaria, lavoro e alloggi scarseggiano.
La spiegazione ufficiale del governo pakistano è che queste misure rientrano in una politica più ampia volta a rimpatriare tutti quei migranti privi di documentazione valida.
Le conseguenze sono particolarmente evidente nel Belucistan, tumultuosa regione pakistana contesa al confine con l’Afghanistan, dove è stato demolito Gardi Jungle, il più grande insediamento di rifugiati afghani locale che ospitava circa 70.000 persone.
Tutti i migranti presenti nel sito sono stati rimpatriati dopo la verifica dell’identità e dei requisiti di residenza; le loro case e i loro negozi sono invece stati distrutti. Il pugno duro del Pakistan va ben oltre le semplici (e critiche) zone di confine, arrivando a colpire anche la capitale Islamabad e la vicina Rawalpindi.

Pugno duro contro gli afghani
I proprietari pakistani degli immobili, per esempio, temendo conseguenze legali hanno sfrattato gli inquilini afghani o rifiutato il rinnovo dei contratti di locazione, costringendo decine e decine di famiglie a cercare nuove case. Gli afghani che vivono in Pakistan, allo stesso tempo, incontrano seri ostacoli quando cercano di rinnovare i loro visti, una procedura costosa, incerta e spesso resa complicata dalla burocrazia.
“Siamo nascosti e le nostre famiglie sono disperse, incapaci di rimanere unite per paura di essere arrestate e della violenza della polizia. Le nostre attività sono bloccate, i nostri figli hanno abbandonato la scuola e non abbiamo tempo per riflettere sui nostri prossimi passi”, è la preoccupante denuncia raccolta dal sito tedesco DW proprio da un anonimo cittadino afghano.
Pare addirittura che la polizia pakistana abbia iniziato a fare annunci nelle moschee avvertendo che chiunque aiuti i migranti afghani, anche solo affittando loro case o negozi, sarà considerato un criminale dal governo.
“Sono nato in Pakistan e ho completato i miei studi qui; questo posto è casa mia. Abbiamo costruito le nostre vite e le nostre carriere in questo Paese, e non avrei mai immaginato che il luogo che mi ha dato tutto un giorno mi avrebbe costretto ad andarmene. È davvero straziante e siamo scioccati che questo sia potuto accadere a noi”, ha spiegato un altro anonimo afghano residente in Pakistan.

Una nuova crisi migratoria in Asia?
Il governo pakistano insiste sul fatto che i migranti afghani illegali rappresentano un rischio per la sicurezza del Paese. “Per decenni abbiamo accolto gli afghani, ma ora è essenziale che coloro che risiedono qui illegalmente se ne vadano con dignità e rispetto”, ha affermato Talal Chaudhry, un alto funzionario del Ministero degli Interni di Islamabad, aggiungendo che “alcuni afghani sono legati alla militanza e ai reati legati alla droga” e che “molti favoriscono queste attività criminali”.
Un elevato numero di afghani si è sempre spostato avanti e indietro dall’Afghanistan al Pakistan, soprattutto nelle aree di confine tra i due Paesi che condividono legami linguistici e culturali. Le espulsioni non sono una novità, ma la natura indiscriminata dell’attuale tendenza è un inedito.
Islamabad ha infatti promesso di espellere tutti gli afghani, indipendentemente dal loro status di immigrati e ignorando il fatto che queste persone possano correre seri pericoli una volta tornati in Afghanistan. L’iniziativa del Pakistan, tra l’altro, si sovrappone alle decisioni di svariate nazioni occidentali – a partire dagli Stati Uniti – volte a limitare o vietare l’ingresso degli afghani.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’UNHCR, ha intanto criticato la decisione pakistana di rimpatriare forzatamente i rifugiati afghani, compresi quelli in possesso di una carta di prova di registrazione (PoR) e coloro che ufficialmente necessitano di protezione internazionale. “Siamo preoccupati per il fatto che donne e ragazze siano costrette a tornare in un Paese in cui i loro diritti al lavoro e all’istruzione sono a rischio”, ha fatto presente Qaiser Khan Afridi, portavoce dell’UNHCR in Pakistan.

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