Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto ufficialmente pervenire al presidente Isaac Herzog una richiesta di grazia per essere assolto da ogni responsabilità nei tre filoni di processo che lo vedono imputato per corruzione.
La richiesta di grazia a Herzog
Il capo del governo di Tel Aviv ha sottoposto all’ufficio presidenziale un documento di 111 pagine redatto dal suo avvocato Amit Hadad in cui si sottolinea che se Herzog accettasse questa richiesta Netanyahu avrebbe l’opportunità di “dedicare tutto il suo tempo, le sue capacità e le sue energie al progresso di Israele in questi tempi critici”, e una sua lettera personale dove scrive che la grazia consentirebbe di “comporre la frattura nazionale” e di “abbassare la temperatura” della contesa politica israeliana.
I tre filoni di processo in cui Netanyahu è imputato sono il frutto di indagini che proseguono da dieci anni e sono arrivati in aula nel 2020. Il capo del governo ha fatto in tempo da allora a perdere e riconquistare il potere, ad avviare la controversa riforma della giustizia che ha polarizzato Israele, a condurre Tel Aviv nella “guerra grande” del Medio Oriente dopo il 7 ottobre 2023 senza che nessuno di essi arrivasse anche lontanamente vicino alla conclusione. Anzi, spesso esigenze di sicurezza nazionale o impedimenti personali di Netanyahu hanno ritardato le udienze e le deposizioni che il premier si è impegnato a fare sostanzialmente ogni lunedì.
Netanyahu riprende la proposta di Trump
La mossa a sorpresa è stata definita “straordinaria” dall’ufficio di Herzog, che ha comunicato che “il Presidente valuterà la richiesta con responsabilità e sincerità”. A un anno dal voto per il rinnovo della Knesset e nel quadro di una complessa situazione politica regionale per Israele, Netanyahu getta il sasso nello stagno e riprende la proposta originariamente formulata dal presidente statunitense Donald Trump nella sua visita nello Stato Ebraico a ottobre.
La mossa è di valore politico, prima ancora che istituzionale: Netanyahu intende la sua funzione come più vasta delle prerogative che gli concederebbe l’ufficio di primo ministro e, sostanzialmente, svincolate da qualsiasi responsabilità penale e ritiene la tutela della sua figura personale, prima ancora che della sua carica, fondamentale per la tenuta stessa di Israele.
Netanyahu ribalta la prospettiva
La richiesta sottende un preciso senso di impunità, che è lo stesso di cui Israele ha goduto nella regione per circa due anni: Netanyahu non subordina alla richiesta di grazia la presa di consapevolezza del suo ruolo nel polarizzare e dividere la politica israeliana.
Non c’è alcun mea culpa, né per quanto concerne gli ambigui rapporti con finanziatori di peso e imprenditori legati alla politica né per la questione degli scandali che hanno sconvolto il suo cerchio magico, tutt’altro. Netanyahu si presenta vittima di una persecuzione giudiziaria e chiede a Herzog di agire per il bene del Paese, non per il suo personale, riconoscendola.
Parola d’ordine: impunità
Inoltre Netanyahu, ricorda il Times of Israel, “afferma di avere la responsabilità pubblica di favorire la riconciliazione all’interno del Paese e che la chiusura del processo abbasserà le fiamme del disaccordo politico”. Si professa innocente, ma lascia passare la richiesta di grazia come se fosse una concessione fatta al Paese. Il capo dell’opposizione Yair Lapid attacca: “Solo i colpevoli chiedono la grazia”, ma per Bibi l’innocenza sarebbe stata provata a processo anche se “l’interesse pubblico impone diversamente”.
Netanyahu vuole affrontare a mani libere il 2026, anno finale del suo sesto governo che porterà al voto anticipato; intende presentarsi senza ombre alle elezioni e chiede a Herzog una sponda. Inoltre, con il Medio Oriente che ribolle e un caos strisciante che emerge, essere libero da processi potrebbe liberare tempo a Netanyahu per muoversi sul piano politico e militare nei vari teatri di Israele: dalla prospettiva di un ritorno della guerra a Gaza a un secondo round con l’Iran, gli scenari critici non mancano.
Insomma, per Netanyahu la parola d’ordine deve essere una sola: impunità. Davanti alla legge globale, che lo vede ricercato dalla Corte Penale Internazionale, così come davanti alla legge interna, che non presuppone uguale per tutti. Herzog ha una grande responsabilità in mano: accettare la richiesta potrebbe significare far compiere un passo ulteriore a Israele lontano dalla definizione di democrazia concreta che si sposa sempre meno con l’attuale condizione dello Stato Ebraico.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

