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Politica

Zelensky, un uomo solo al comando. E a Kiev parte il toto-nomi

Con le dimissioni di Jermak, Zelensky perde l'ultimo esponente (e il più importante) del suo cerchio magico. E adesso...
Volodymyr Zelensky

E adesso? Dopo le clamorose dimissioni del suo braccio destro Andriy Jermak (per qualcuno destro e sinistro, tanto da affibbiargli il titolo di presidente-ombra dell’Ucraina), che cosa farà Volodymyr Zelensky? Quando gli agenti del NABU (l’Ufficio nazionale anti-corruzione) e i magistrati della SAP (la Procura speciale anti-corruzione) hanno sparato l’ultima cannonata contro la verticale del potere zelenskiano, spingendo prima Jermak a dimettersi e poi, curiosamente, Zelensky a licenziarlo, il Presidente ha subito promesso un repulisti generale nei ranghi dell’amministrazione presidenziale, cioè tra coloro che lavorano da anni con lui ora per ora giorno per giorno. Una promessa arrivata dopo l’arresto, causa lo scandalo corruzione, di due ministri in carica (quello della Giustizia e quella dell’Energia), un ex (da pochi mesi) vice-premier, uno dei suoi più vecchi amici e soci in affari, diversi alti funzionari di aziende statali e infine Jermak, l’uomo che fino a poche ore fa stava un gradino appena sotto di lui.

Promessa più che tardiva, quindi. Per non parlare del fatto che solo pochi giorni fa Zelensky aveva respinto le richieste dei parlamentari del suo stesso partito, Servo del popolo, che in una riunione a porte chiuse (e con obbligo di lasciare i cellulari all’ingresso) gli chiedevano appunto di liberarsi di Jermak. Zelensky avrebbe detto loro (sono le voci da Kiev) “chi non è con noi è con la Russia”. Un endorsement totale. E non solo: poche ore dopo Zelensky aveva incaricato Jermak di guidare la delegazione ucraina ai colloqui per mettere fine alla guerra con la delegazione Usa a Ginevra. Una settimana dopo, cioè oggi, perquisizione a casa Jermak con tutto ciò che ne è seguito.

In tempi normali e in un Paese normale, un presidente che si fa arrivare la corruzione e il malaffare fino al bordo della scrivania sarebbe considerato complice o incapace. Ma questi non sono tempi normali e l’Ucraina, per sua sfortuna, non è un Paese normale. C’è una guerra sfiancante e brutale in corso da più di tre anni e mezzo e una trattativa per metterle fine che non è né meno sfiancante né meno brutale. Zelensky resterà al suo posto, perché gli ucraini non cambieranno comandante a guerra in corso, perché le forze armate e i servizi di sicurezza gli sono (per ora) fedeli e perché l’Europa lo appoggia in ogni modo, convinta che sia l’unico leader capace di tenere l’Ucraina sulla strada della resistenza, condizione indispensabile perché l’Europa abbia il tempo di riarmare e provare a far ripartire, con gli investimenti nella difesa, la propria arrancante economia.

Zelensky anche domani, quindi. Ma come? L’uscita di scena di Jermak lo priva non solo di un abile e sperimentato gestore dei maccanismi del potere, ma anche dell’ultimo esponente di quello che Andrea Muratore, in queste pagine, ha giustamente definito il “cerchio magico” di Zelensky. Ovvero quel gruppo di amici e collaboratori che erano con lui già molto prima del grande salto nella politica. Quando divenne presidente, nel 2019, Zelensky portò con sé nelle istituzioni almeno 30 personaggi del mondo dello spettacolo che lo avevano accompagnato nella fortunatissima carriera di entertainer. Tra questi, appunto anche Jermak, un avvocato specializzato in diritto d’autore conosciuto (e arruolato) nel 2010 quando Zelensky era direttore editoriale del canale televisivo Inter.

Di quel gruppo, che condusse anche la fortunata campagna per le presidenziali del 2019, oggi non è rimasto nessuno. Le durezze del governo e della guerra, e la tendenza di Zelensky a scaricare sui collaboratori errori e scelte sfortunate, hanno fatto il vuoto. Come Cronos, Zelensky ha divorato tutti i suoi (dal punto di vista politico) figli, spesso trasferiti al governo più per confidenza che per competenza. A partire da quell’Ivan Bakanov ch’era stato suo compagno di scuola, si era laureato in Economia e che, dopo l’elezione a presidente, Zelensky aveva incredibilmente innalzato al ruolo di capo dei servizi segreti, per silurarlo nel 2022 alle prime difficoltà.

Ora a Kiev, ovviamente, è già partito il toto-nomi. Si dice che, a sostituire Jermak nel ruolo di prossimo capo dell’amministrazione presidenziale, sarà Julija Svyrydenko, che in quell’ufficio era già stata brevemente vice-capo prima di diventare primo ministro. La Svyrydenko è un’economista. Ben nota e gradita agli americani (ha trattato l’accordo sulle terre rare con il segretario al Tesoro Scott Bessent) ma con zero esperienza nella gestione degli apparati. E come primo ministro dovrebbe arrivare l’enfant prodige del governo ucraino, Mychajlo Fedorov, diventato ministro della Trasformazione digitale nel 2019, a nemmeno trent’anni, e da allora mai discusso e sempre più apprezzato. L’uomo, per fare un esempio, dei contatti con Elon Musk per StarLink. Un tipo in gamba, sicuramente. Ma solido abbastanza per governare un Paese nella situazione in cui si trova l’Ucraina?

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