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Lo scorso 25 novembre, i ministri della Difesa di Italia, Giappone e Regno Unito hanno tenuto una videoconferenza trilaterale dedicata al Global Combat Air Programme (GCAP), come riportato dai dicasteri della Difesa italiano e giapponese.

L’incontro, presieduto dal nuovo ministro della Difesa di Tokyo Shinjiro Koizumi, dal segretario alla Difesa britannico John Healey e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è stato funzionale per portare lo sviluppo del caccia di sesta generazione a un livello superiore, passando dall’impegno politico alla realtà industriale.

Al centro dei colloqui c’è stato l’imminente primo contratto internazionale tra il GIGO (GCAP International Government Organistation) e la joint venture Edgewing, che strutturerà la progettazione, i test e le prime fasi di produzione.

Questo passo corona anni di preparazione per un caccia comune di nuova generazione che sostituirà le flotte di Eurofighter Typhoon e Mitsubishi F-2 e consolida un assetto di sesta generazione che sarà sistema di sistemi, includendo droni e reti avanzate, portando così il GCAP a diventare il pilastro fondamentale della potenza aerea in Europa e Indo-Pacifico.

Al centro il sistema di propulsione

Il programma aerospaziale internazionale di sesta generazione, come riferisce una nota del Ministero della Difesa italiano, è “fondamentale per generare capacità innovative, anche non tradizionalmente legate alla Dfesa, e realizzare progetti a duplice uso, nonché vantaggi competitivi e tecnologici essenziali per contrastare le minacce e le sfide presenti e future”.

“L’incontro in videoconferenza”, ha dichiarato il ministro Crosetto, “è stata l’occasione per ribadire il forte e condiviso impegno nel progetto, anche sulla base delle attività dei due rami operativi del programma recentemente attivati: l’Organizzazione Governativa Internazionale (GIGO) e la joint venture “Edgewing”, che riunisce leader internazionali del settore aerospaziale come BAE Systems (Regno Unito), Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (Giappone). È stata ribadita la necessità di garantire il massimo impegno in vista dell’imminente firma del primo contratto internazionale, che avvierà attività concrete per dotare il programma del suo primo velivolo entro il 2035”.

Sebbene i dettagli tecnici della cellula siano ancora in fase di sviluppo, i funzionari hanno evidenziato il sistema di propulsione come elemento fondamentale del programma. Il motore di tipo avanzato è progettato per integrare materiali ad alta temperatura, nuove tecnologie di gestione termica e un ampio utilizzo della produzione additiva per supportare prestazioni migliorate e ridurre le esigenze di manutenzione, e si ritiene che proprio il nuovo propulsore sarà l’oggetto del primo contratto industriale del GCAP.

Il programma trinazionale mira a realizzare un caccia multiruolo stealth bimotore, progettato fin dall’inizio come fulcro di una rete di combattimento aereo piuttosto che come piattaforma autonoma. Il concept iniziale punta a un grande velivolo con ala a delta ottimizzato per autonomia, carico utile interno e bassa osservabilità, in grado di trasportare circa il doppio del carico di armi interno di un F-35A, pur ospitando un’ampia capacità di sensori e di elaborazione per controllare UAV (Unmanned Air Vehicle) del tipo CCA (Collaborative Combat Aircraft) e mantenere una kill chain in profondità nello spazio aereo conteso. La filosofia progettuale enfatizza un vano armi interno flessibile e l’integrazione by design di piattaforme collaborative senza equipaggio, consentendo al velivolo di passare rapidamente dai ruoli di superiorità aerea, attacco in profondità, guerra elettronica e ISR senza sacrificare la furtività. Questo va oltre il modello di caccia di quinta generazione di verso un vero e proprio nodo di comando per l’accoppiamento manned/unmanned.

Il collasso del progetto di Francia e Germania

Nel mentre, Francia e Germania stanno cercando di salvare il loro caccia di nuova generazione, progettato insieme alla Spagna, ma lo SCAF (Système de Combat Aérien du Futur) che ha un valore stimato di 100 miliardi di euro, è sull’orlo del collasso. Il progetto, lanciato più di otto anni fa, è al centro di controversie tra Dassault Aviation e Airbus su questioni legate alla condivisione del lavoro e ripartizione dei brevetti, al punto che la Germania si sta sfilando dal programma vero e proprio (praticamente identico, per concetto, al GCAP) con l’intenzione di mantenere solo la collaborazione sul cuore informatico del “sistema di sistemi”, ma di procedere autonomamente per quanto riguarda cellula e CCA.

A inizio di quest’anno, l’Amministratore Delegato di Airbus Guillaume Faury auspicava che i due progetti potessero un giorno confluire, forse proprio considerando la difficoltà nel trovare un accordo propizio per entrambe le parti in causa nello SCAF, ma attualmente il programma GCAP è in fase più avanzata rispetto al suo concorrente e la soluzione paritaria che lega Italia, Giappone e Regno Unito, con una partecipazione al 33,3% ciascuno, sembra non essere quella desiderata da Dassault Aviation, che nello storico del progetto SCAF ha sempre mostrato di volere la maggior parte del carico del lavoro su cellula e CCA.

Nonostante questo, i governi di Francia e Germania non intendono abbandonare il progetto e stanno mettendo pressione sulle rispettive industrie: a seguito dei colloqui della scorsa settimana tra il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Berlino ha redatto una “roadmap decisionale” come parte della scadenza di metà dicembre per raggiungere un accordo, secondo quanto riferito da Reuters. L’obiettivo è che gli amministratori delegati dei partner industriali partecipanti trovino e firmino un accordo scritto sui principi fondamentali della cooperazione per la prossima fase del programma entro metà dicembre.

Si sta riproponendo quindi, e per nulla inaspettatamente, la stessa situazione che portò allo scisma del programma Eurofighter negli anni ’80, con Dassault Aviation che abbandonò il consorzio europeo per procedere autonomamente nella costruzione di un nuovo caccia di quarta generazione che divenne il Rafale. Risulta ormai oltremodo chiaro che l’unica soluzione percorribile, per la Germania, sia quella di entrare nel GCAP, come ipotizzato dagli stessi tedeschi diverse volte, in modo da massimizzare gli sforzi industriali in un consorzio già rodato (nell’Eurofighter, insieme alla Spagna, c’è anche Italia e Regno Unito) e per evitare di accumulare ulteriori ritardi, che hanno posticipato la nascita dello SCAF al 2040.

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