Skip to content
Guerra

Calenda e i riabilitatori di Bandera: una battaglia che allontana gli italiani dall’Ucraina

Perché, invece delle tante altre figure patriottiche ucraine, legarsi proprio al mito tossico di Stepan Bandera?
ucraina

“Siete tristi anime morte che si trascinano da un selfie alla foto di un piatto ben impiattato”. “Serve una contronarrazione contro le influenze che Putin ha anche nella stampa e nella politica italiana”. “Serve raccontare che Putin ha perso un milione tra morti e feriti per prendere l’1% del territorio nell’ultima offensiva”. “Ringraziereste l’invasore, purché vi lasci continuare a guardare la partite e fotografare l’ultimo piatto che avete mangiato al ristorante”. “Sapete che degli ucraini rimarrà la gloria, di voi nulla”.

Sono le ultime uscite di un Carlo Calenda, leader di Azione, sempre più determinato a mandare a quel Paese l’Italia scettica sulla strategia Nato, afflitta da un elettorato evidentemente troppo pavido e corrotto. Un posizionamento intransigente che prevede un sostegno all’Ucraina a qualunque costo, anche quello di associarsi ai suoi segmenti d’opinione più estremi. Così, dopo Pina Picierno (Pd) alla Reggia di Caserta, anche l’ex ministro si fa vedere con l’ultranazionalista ucraino Oles Horodetskyy, capo dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia.

I due hanno commemorato insieme le vittime dell’Holodomor (una tragedia “legata al periodo di dominazione russa”, scrive Calenda su Facebook, che è curioso perché quando i nazionalisti russi dicono “Auschwitz l’abbiamo liberata noi”, il centro liberale tiene a precisare: “no, sono stati i sovietici, e c’erano pure gli ucraini”, mentre quando si parla della tragica carestia degli anni Trenta i sovietici tornano russi e basta) e poi hanno annunciato un corteo che partiva dall’Esquilino a Roma contro il piano di pace in 28 punti per il giorno dopo.

Per la solidarietà che proviamo per la loro causa, ci siamo detti più volte che gli ucraini forse non posseggono network all’estero sufficientemente sgamati da occultare gli aspetti più respingenti della loro resistenza, o capaci di rappresentare la società nella sua completezza, e la visibilità se la prendono i più massimalisti. Un problema d’immagine, se non politico, però c’è: Horodetskyy infatti è un noto riabilitatore della figura di Stepan Bandera e porta avanti una lettura molto benevola dell’OUN e dell’UPA, arrivando a negarne l’antisemitismo e a presentare i loro caduti come vittime paragonabili nientemeno che a quelle dell’Olocausto.

È una posizione contestata da gran parte della storiografia: diversi membri e dirigenti di quei gruppi collaborarono con l’occupazione nazista e parteciparono a violenze di massa contro ebrei, polacchi e altre minoranze, soprattutto nelle prime fasi dell’invasione tedesca. Le biografie disponibili su Bandera (morto nel 1959) e l’Oun-B, incluse quelle più essenziali su Wikipedia, ricordano infatti il ruolo avuto nell’allinearsi al nuovo ordine hitleriano e nelle campagne di persecuzione nell’Ucraina occidentale del 1941. Il centro schierato contro il “bipopolismo” di destra e sinistra non trova problematico un alleato così?

Perché non esaltare i veri patrioti ucraini?

E ormai abbiamo passato due anni a chiederci perché, nonostante un buon numero di figure patriottiche ucraine più presentabili a cui ispirarsi – da Lesia Ukrainka a Ivan Franko, da Vynnychenko a Nestor Machno – l’Ucraina che trova la mano di Calenda scelga di legarsi proprio al mito tossico di Bandera. È stata fatta chiaramente una scelta di campo, nell’élite liberal-nazionalista ucraina, quella di scegliersi gli eroi più antirussi possibile, che Putin sfrutta per giustificare l’«operazione speciale», ma che il fronte euro-atlantico non ha provato nemmeno a rintuzzare, se non per annacquarla in un mare di giustificazioni e doppi standard.

Anche al “riformismo” italiano sembra andare bene così: figure come Filippo Sensi (Sinistra per Israele) o Lia Quartapelle (corrente atlantista rigida), molto attente a denunciare l’antisemitismo in ogni mezza virgola sbagliata nelle critiche radicali al sionismo reale di attivisti o studenti senza reale potere, hanno invitato il popolo piddino a unirsi alla manifestazione per l’Ucraina promossa da Calenda e Horodetskyy, nonostante quest’ultimo da anni scelga di farsi riprendere accanto a quei simboli, di Bandera e dei partiti di estrema destra Svoboda e Pravy Sektor, noti per le loro piattaforme reazionarie e antisemite.

Alleanze così estreme, così rigidamente nazionaliste e così affette da pesi e misure diverse, non solo non rappresentano la maggioranza degli ucraini, ma finiscono per alienare molti italiani antifascisti che pure comprendono la tragedia vissuta da Kyiv. Sono identitarie, in modo controproducente, puro virtue signalling che non aiuta nessuno.

Alla manifestazione di domenica all’Esquilino si sono presentati «quattro gatti», come scrive impietosamente l’Huffington Post. Poca gente comune, ma molte bandiere e diversi leader, tra cui Pierferdinando Casini e l’ex premier Paolo Gentiloni, che chiede all’Italia e all’Europa di rigettare senza appello il Piano Witkoff. Con quali alternative? Gentiloni è molto severo, di solito, nel denunciare il presunto estremismo del PD di Schlein: in quella piazza si è visto invece il gap quasi “sovietico” tra nomenklatura e base.

Al corteo successivo, mi racconta David Calef, attivista di Mai Indifferenti, c’era ancora meno gente: soprattutto donne ucraine con bambini, qualche prete ortodosso e attivisti molto forti online. Di italiani, a quel punto, non ce n’erano più. Molto triste, e molto prevedibile.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.