La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, situata nella prefettura di Niigata e considerata la più grande al mondo per capacità installata, si prepara a un possibile rientro in funzione dopo oltre un decennio di inattività. L’impianto, gestito da Tokyo Electric Power Company (Tepco), era infatti fermo dal periodo successivo al disastro di Fukushima del 2011, che provocò lo stop generalizzato del settore nucleare giapponese e una revisione totale dei protocolli di sicurezza.
Le notizie diffuse dalle principali agenzie di stampa giapponesi – tra cui Kyodo – confermano che il governo prefetturale sta completando gli ultimi passaggi amministrativi necessari a valutare la ripartenza parziale dell’impianto, mantenendo aperto un dialogo strutturato con le comunità locali e con gli organismi di regolamentazione.
Kashiwazaki-Kariwa rappresenta un nodo centrale nella politica energetica del Giappone: con una capacità totale pari a 8.212 megawatt e sette reattori in loco, l’impianto ricopre un ruolo strategico nella stabilizzazione dell’approvvigionamento elettrico nazionale.
Nel corso degli ultimi anni, Tepco ha effettuato controlli tecnici, adeguamenti di sicurezza e verifiche sugli impianti, un processo rallentato da criticità emerse in passato nelle procedure di sorveglianza interna. Solo dopo il via libera dell’Autorità di regolamentazione nucleare, che ha certificato la piena funzionalità dei principali sistemi di sicurezza necessari all’avvio, la società ha potuto avvicinarsi nuovamente all’obiettivo di riattivare i reattori più moderni del complesso.
Le unità 6 e 7 al centro della proposta di riavvio
La riattivazione riguarderà soltanto i due reattori più grandi dell’impianto: le unità n. 6 e n. 7, con una capacità combinata di 2.710 megawatt. Si tratta dei due reattori di più recente costruzione e dotati di sistemi di sicurezza migliorati rispetto alle unità più datate. La scelta di concentrare gli sforzi su questi reattori è legata sia ai requisiti normativi sia alla necessità di ottimizzare tempi e costi della fase di riavvio.
Tepco ha comunicato di aver completato nell’ottobre scorso i controlli sul reattore n. 6 dopo il carico di combustibile, confermando il corretto funzionamento dei sistemi essenziali richiesti per l’avvio. Le verifiche rientrano in un processo di valutazione molto rigoroso, che prevede controlli indipendenti, audit esterni e una serie di ispezioni tecniche relative alle infrastrutture, ai meccanismi di raffreddamento, ai sistemi di contenimento e alle misure antisismiche.
Parallelamente, la società sta valutando la possibilità di dismettere alcune delle cinque unità rimanenti per via dei costi di manutenzione elevati e dei requisiti di aggiornamento molto più complessi. La prospettiva di una riconfigurazione dell’impianto risponderebbe anche all’esigenza di razionalizzare gli investimenti in vista di un rilancio del nucleare basato su standard di sicurezza più avanzati e su una pianificazione a lungo termine.
Per ottenere il sostegno delle comunità locali, Tepco ha annunciato un impegno finanziario di 100 miliardi di yen (circa 644 milioni di dollari), stanziati per supportare le aree circostanti l’impianto. Si tratta di una pratica ricorrente nel modello giapponese, finalizzata a bilanciare le preoccupazioni delle comunità ospitanti con programmi di sviluppo territoriale, miglioramento delle infrastrutture e iniziative economiche.
Il ruolo del governatore e il via libera atteso nei prossimi giorni
L’approvazione del governatore della prefettura di Niigata, Hideyo Hanazumi, rappresenta una delle ultime fasi del processo decisionale: secondo Kyodo, più funzionari del governo locale hanno confermato che l’annuncio formale sarebbe atteso nel corso di questa settimana. Il governatore ha avuto un ruolo determinante nella valutazione dei protocolli di sicurezza e nel dialogo con i residenti, pur mantenendo una posizione in gran parte tecnica e istituzionale.
L’approvazione prefetturale non sostituisce comunque i requisiti nazionali, ma costituisce una condizione necessaria affinché Tepco possa procedere con i passaggi successivi alla messa in servizio dei reattori 6 e 7.
La questione rimane sensibile fra i residenti, dove permangono timori legati al precedente di Fukushima e alla vicinanza dell’impianto ad aree densamente popolate: alcuni gruppi hanno espresso preoccupazioni, ma l’opposizione, seppur presente, non è stata sufficiente a bloccare il percorso autorizzativo. L’approvazione del governatore – una volta formalizzata – rappresenterebbe quindi un avanzamento decisivo nella strategia energetica nazionale, che punta a rendere più stabile il sistema elettrico giapponese.
L’impatto su sicurezza energetica e mercato del gas
Il Giappone importa grandi quantità di gas naturale liquefatto (GNL), risultando il secondo importatore al mondo dopo la Cina. La ripartenza di Kashiwazaki-Kariwa avrebbe quindi un impatto determinante sia sulla sicurezza energetica nazionale sia sul costo dell’elettricità per i consumatori. Il governo giapponese sta infatti dando priorità alla riduzione del costo della vita, e il nucleare rappresenta uno degli strumenti principali per limitare la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
A fine ottobre, il Giappone aveva già riavviato 11 reattori, con una capacità totale di 10.647 MW e prima del disastro di Fukushima, il Paese contava 54 reattori attivi. Il ritorno progressivo all’energia nucleare – pur prudente e strettamente regolamentato – si inscrive in una strategia che punta a ridurre l’esposizione alle fluttuazioni globali e a garantire un approvvigionamento più stabile.
Nel frattempo, Tepco continua a sostenere i costi derivanti dai compensi per il disastro del 2011, che restano un elemento centrale nella memoria pubblica giapponese e influenzano inevitabilmente il dibattito sulla sicurezza nucleare. La decisione del governatore potrebbe dunque sancire un nuovo capitolo per il nucleare giapponese, all’interno di un equilibrio politico e sociale ancora sensibile ma ormai orientato alla riaccensione graduale degli impianti ritenuti strategici.

