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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato lunedì il piano di pace del presidente Usa Trump per Gaza, un passo avanti decisivo che conferisce un mandato legale dell’Onu alla visione dell’amministrazione statunitense su come superare il cessate il fuoco e ricostruire la Striscia di Gaza. Secondo il New York Times, questa decisione rappresenta una vittoria diplomatica di primo piano per l’amministrazione Trump.

La risoluzione approvata prevede l’ingresso di una Forza Internazionale di Stabilizzazione al fine di garantire la stabilità e governare Gaza. Il testo include il piano di cessate il fuoco in 20 punti proposto da Trump e immagina la creazione di un Consiglio di Pace per supervisionare l’attuazione del piano, sebbene non ne specifichi la composizione. La risoluzione è passata con 13 voti a favore e zero contrari. Russia e Cina, che avrebbero potuto esercitare il veto, si sono astenute, apparentemente influenzate dal sostegno espresso da diversi paesi arabi e musulmani, tra cui Egitto, Giordania, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a Indonesia, Turchia e Pakistan, membro del Consiglio. Israele ha potuto partecipare alla riunione ma senza diritto di voto.

La mediazione che ha portato al’approvazione

Come riferisce Middle East Eye, Israele aveva esercitato una pressione last-minute presso l’Onu per convincere gli Usa a eliminare qualsiasi riferimento a un futuro Stato palestinese, anche solo come aspirazione ideale, ma Washington ha mantenuto la barra dritta, a dimostrazione che l’amministrazione Trump vuole preservare i legami cordiali con i Paesi arabi alleati nonostante l’opposizione israeliana. Inizialmente priva di un riferimento all’autodeterminazione palestinese, la risoluzione è stata modificata per placare nazioni musulmane e arabe, da cui gli Usa sperano di ottenere truppe per una Forza Internazionale di Stabilizzazione nell’enclave. Ora nota come UNSC 2803, il testo afferma che “le condizioni potrebbero essere pronte per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e lo Stato palestinese” se l’Autorità Palestinese (PA) attuerà riforme e lo sviluppo di Gaza “avanzerà”.

Craig Mokhiber, ex alto funzionario delle Nazioni Unite sui diritti umani, ha aspramente condannato il voto del Consiglio di Sicurezza, definendolo “un giorno di vergogna per le Nazioni Unite”. In un post su X, ha dichiarato che “nessun membro del Consiglio ha avuto il coraggio, i principi o il rispetto per il diritto internazionale di votare contro questo oltraggio coloniale tra Stati Uniti e Israele”.

Cosa significa il “sì” del Consiglio di Sicurezza

Le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono considerate diritto internazionale vincolante, e sebbene l’Onu non disponga di meccanismi diretti di enforcement, può imporre misure punitive come sanzioni contro i trasgressori. In un post su Truth Social, il presidente Trump ha ringraziato il Consiglio di Sicurezza ed esultato per il risultato: “Congratulazioni al Mondo per il voto incredibile del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, avvenuto solo pochi minuti fa, che riconosce e approva il CONSIGLIO DI PACE, che presiederò io e che includerà i leader più potenti e rispettati del mondo”. Ha ringraziato vari Paesi, inclusi Russia e Cina, affermando che il voto “condurrà a una pace ulteriore in tutto il mondo“.

Non è da escludere, anzi, che l’astensione di Russia e Cina possa – proprio come ha lasciato intendere lo stesso Trump – agevolare i delicati negoziati in corso tra Washington e Mosca sulla guerra in Ucraina e, contemporaneamente, rendere meno probabile l’adozione di nuove sanzioni economiche. Un’ipotesi, quest’ultima, che Trump aveva soltanto ventilato nel fine settimana durante l’intervista a Fox News, in netto contrasto con la linea dura auspicata dal senatore repubblicano “falco” Lindsey Graham, che invece premeva fortemente per ulteriori misure punitive. In questo senso, la “mano tesa” di Mosca, soprattutto, può essere intesa come un possibile segnale di distensione, anche se – va detto – Cina e Russia difficilmente si sarebbero messi di traverso a una risoluzione supportata dai Paesi arabi.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza autorizza gli Stati membri che collaborano con il BoP – ovvero il Board of Peace, l’organismo internazionale di amministrazione transitoria per la Striscia di Gaza – a istituire una Forza di stabilizzazione internazionale (ISF) temporanea a Gaza sotto un comando unificato, con gli Usa che hanno già creato un avamposto militare nel Sud di Israele per supervisionarla e potrebbero edificare una base al confine per truppe straniere.

Le Forze di Sicurezza israeliane dovrebbero cooperare l’Egitto per la smilitarizzazione, ma Hamas rifiuta il disarmo senza uno Stato palestinese e considera l’ISF parte del conflitto se coinvolta nel disarmo della resistenza, accusando la risoluzione di imporre un’amministrazione fiduciaria internazionale opposta dai palestinesi e priva di garanzie sul ritiro israeliano, che avverrebbe solo dopo il dispiegamento dell’ISF e il raggiungimento di standard di smilitarizzazione, con le IDF che occupano oltre il 50% di Gaza.

Ma per i gazawi il futuro rimane incerto e drammatico

Il voto positivo del Consiglio di Sicurezza, pur conferendo legittimità sotto il profilo formale e dal punto di vista del diritto internazionale all’iniziativa diplomatica dell’amministrazione Trump non rappresenta, ovviamente, una risposta definitiva al futuro dei gazawi e alla pace in Medio Oriente. Anzi. Le ombre e i quesiti – di un piano ad oggi piuttosto fumoso – permangono.

Secondo quanto riferisce da Gaza City il giornalista di Al Jazeera Tareq Abu Azzoum, la reazione alla risoluzione Onu è in larga misura scettica, quando non apertamente ostile. Per gli abitanti della Striscia, una forza di stabilizzazione internazionale non appare come una protezione, bensì come un dispositivo di sicurezza straniero calato dall’alto e privo del loro consenso. In molti temono che la sua presenza si traduca in nuove restrizioni e controlli, percepiti come una prosecuzione dell’occupazione sotto altre spoglie.

Forte preoccupazione suscita il mandato affidatole – che include funzioni di polizia, gestione della sicurezza, controllo delle frontiere e smilitarizzazione – ritenuto eccessivamente sbilanciato verso aspetti securitari a scapito di un reale e immediato sollievo della crisi umanitaria. Tra la popolazione riecheggia una domanda cruciale: questa forza sarà davvero in grado di proteggere i palestinesi e di impedire a Israele di riprendere i bombardamenti sulla Striscia, che peraltro non sono mai stati interrotti? Domande più che legittime a cui occorrerà dare risposta.

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