La Russia conquista terreno in Ucraina e Kiev non perde tempo per mettere in sicurezza il suo futuro energetico guardando oltreoceano. Tra infrastrutture bombardate e approvvigionamenti a rischio, gli ucraini si sono premurati di firmare un accordo per la fornitura di gas naturale americano nell’arco dei prossimi tre lustri, e a dargli una mano ci sarebbe un attore che finora non si è mai esibito da protagonista sul palcoscenico energetico del Vecchio Continente: la Grecia. Tale scenario può ribilanciare gli equilibri e finire per rischiare di rompere le uova nel paniere a chi ha sempre garantito ai Paesi europei l’accesso alle risorse naturali.
Le prospettive di Kiev tra guerra e GNL Made in USA
Mentre gli scandali di corruzione travolgono i fedelissimi di Zelensky, la compagnia statale Naftogaz ha stretto un accordo con la greca Atlantic-See LNG Trade SA che permetterà a Kiev una fornitura costante e continua di gas statunitense fino al 2050. L’oro blu, dopo aver solcato le acque dell’Atlantico ed essere approdato lungo le coste elleniche, sarà rigassificato e poi trasportato più a Nord per riscaldare le case degli ucraini. Il gasdotto che fungerebbe da trait d’union dal Mediterraneo alle steppe centro-orientali dell’Europa dovrebbe essere il “Corridoio Verticale” su cui stanno investendo nazioni dell’Est e del Sud del nostro continente. Il fine è di unire i segmenti infrastrutturali tra Grecia, Bulgaria, Romania, Moldavia e Ucraina nel segno dell’indipendenza energetica dal Cremlino.
Per Kiev, il progetto è da intendersi come una strategia volta a non farla apparire come un attore passivo nelle decisioni relative al proprio avvenire, come è parsa negli ultimi mesi sullo sfondo delle trattative tra Washington e Mosca. Da un lato, ciò consente al Paese di divenire un tassello importante nel puzzle delle catene di approvvigionamento a cui vuole dare forma l’Unione Europea; dall’altro dà modo di irrobustire l’ossatura energetica tramite centrali elettriche più moderne, impianti di stoccaggio più efficienti e infrastrutture più resistenti.
A condire il tutto, Naftogaz si è mossa anche sul fronte a Nord di Kiev tendendo una mano alla polacca Orlen per l’importazione di altro gas americano, pari a un volume di 300 milioni di metri cubi.
Atene: l’alfiere energetico contro Mosca
La partita non si gioca solo nell’Europa centro-orientale, ma è molto più strategica nelle acque calde del Mediterraneo. La Grecia, mettendo a disposizione i suoi terminali, non si fa semplicemente artefice di una partnership economica transfrontaliera, ma demiurgo di uno scenario geopolitico potenzialmente dirompente dopo essere stata additata come il ventre molla d’Europa per anni. Il premier Kyriakos Mitsotakis non ha perso tempo a far sapere che Atene sarà un nuovo hub di alimentazione energetica, sostituendo ogni metro cubo proveniente da Mosca.
Dietro le dichiarazioni con cui si punta il dito contro l’Orso russo, il messaggio sarebbe destinato a un altro attore euroasiatico: la Turchia. I greci temono che Ankara possa interferire nei piani energetici prossimi al battesimo e che abbia un grande interesse a non tagliare i ponti con la Russia. La Turchia ospita parte delle tubature del gasdotto TurkStream per il trasporto dell’oro blu di Mosca fino alla regione della Tracia Orientale per poi raggiungere i territori europei ed è un’infrastruttura che ha consentito ai turchi di essere tra i principali responsabili delle forniture di gas ai consumatori europei. Il Governo di Tayyip Erdogan non ha fatto mistero di fare dell’Anatolia un hub energetico grazie alle importazioni di gas da Nord e attraverso l’esplorazione di giacimenti domestici per approvvigionare i vicini di casa occidentali. A dare manforte ci sono la Slovacchia e l’Ungheria impegnate nel fare il controcanto rispetto al resto dell’Ue, in quanto il gas a stelle e strisce risulterebbe molto più costoso per le loro aziende e la loro produzione energetica.
Atene, intanto, incassa il plauso del segretario Usa all’Energia Chris Wright e a riprova del nuovo sodalizio greco-americano spunta una nuova collaborazione aziendale tra due colossi energetici operanti sulle due sponde dell’Atlantico. La statunitense ExxonMobi, insieme alla greca HelleniQEnergy e a Energean, inizierà le attività esplorative nel Blocco 2 del Mar Ionio, dando luogo a una delle operazioni di lavorazione delle risorse naturali più memorabili da oltre quarant’anni.
Un quadro simile dimostra come il futuro del Vecchio Continente non passa più dal raggiungimento di una pace che metta a tacere le armi sui campi di battaglia, ma anche dai terminali di rigassificazione e dai corridoi logistici che permettono a tutti noi di scaldarci e di far funzionare la nostra economia.
InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream. Unisciti a noi, abbonati oggi!

