Skip to content
Difesa

Usa, gli strateghi di West Point vanno controcorrente: non sono i droni l’arma che fa per noi

L'U.S. Army esprime dubbi sull'utilizzo dei droni così come è stato osservato nel conflitto tra Russia e Ucraina.

I droni, intendendo con questo termine i piccoli UAV (Unmanned Air Vehicle), sono diventati una realtà del campo di battaglia. Una realtà che, come dimostrato dal terreno ucraino, è diventata indissolubile nella condotta delle operazioni belliche: piccoli (e mini) UAV vengono usati quotidianamente da entrambi i contendenti per gli scopi più diversi, soprattutto per colpire le posizioni avversarie se dotati di carica bellica di qualche tipo. Droni, ma più grandi, sono anche utilizzati per colpire in profondità obiettivi strategici/tattici, soprattutto dalla Russia che fa largo uso di UAV one way tipo “Geran” per bersagliare infrastrutture di vario tipo in Ucraina.

Il piccolo UAV sembra quindi essere diventato l’arma principale dei combattimenti moderni e il suo ampio utilizzo appare quindi inevitabile, al punto che, nel resto del mondo, stiamo assistendo a una vera e propria “corsa al drone”.

Da tempo ci si domanda se un piccolo UAV possa sostituire assetti ben più costosi, come i classici sistemi di artiglieria e addirittura i cacciabombardieri, oppure le azioni condotte dagli elicotteri da attacco: la realtà è che nessun mezzo è mai una panacea né un’arma risolutiva (eccetto la bomba atomica ma con conseguenze ben diverse e quindi con tutta una dottrina di impiego profondamente diversa).

Lo U.S. Army, attraverso il suo think tank di West Point (l’accademia militare da cui escono gli ufficiali), da tempo sta seguendo con vivo interesse l’evolversi dei combattimenti in Ucraina, prestando particolare attenzione all’utilizzo dei piccoli e mini UAV, e alcuni autori sono arrivati a una conclusione inaspettata: questi strumenti di guerra, così come vengono utilizzati dalle forze ucraine e russe, non sono molto adatti alla modalità di combattimento dell’esercito statunitense.

Alla ricerca dei sistemi anti-droni

In un recente articolo pubblicato dal Modern War Institute, si afferma che la ricerca di una rapida adozione di droni di piccole dimensioni e delle conseguenti modifiche organizzative per un loro impiego ottimale ignora il capitale necessario a tal fine e non riconosce che i metodi di impiego russi e ucraini non sono allineati con il metodo di guerra preferito dall’esercito statunitense.

Sfortunatamente, il presupposto che gli Stati Uniti debbano adottare questa innovazione trascura l’alternativa – molto più in linea con il metodo di guerra americano – di contrastare la rivoluzione dei droni per ripristinare la capacità di manovra sul campo di battaglia. Ristabilire il predominio terrestre dell’esercito e spostare l’equilibrio di potere a favore degli Stati Uniti richiederà il perseguimento di controinnovazioni sotto forma di sistemi di difesa aerea integrati anti-droni che ripristinino la manovrabilità tattica e operativa. Avere successo sul campo di battaglia del futuro non richiede l’accettazione cieca di nuove tecnologie e concetti, ma piuttosto una valutazione di quale risposta innovativa ne sfrutti i vantaggi e ne mitighi i limiti strategici.

Cercare di contrastare le recenti innovazioni nei droni fornirà all’esercito statunitense le capacità per ripristinare il suo vantaggio asimmetrico sul campo di battaglia: rapida capacità di manovra sostenuta da un ritmo operativo elevato e da forze di penetrazione corazzate massicce.

Lo studio parte dal presupposto di Michael Horowitz secondo cui l’attenzione al compito critico di un’organizzazione è il suo obiettivo primario – cioè ciò che cerca di raggiungere – che a sua volta limita i mezzi (innovazioni) che adotterà per raggiungerlo. Le organizzazioni che riescono a definire in modo ampio i propri compiti critici, e a distinguere i fini che perseguono dai mezzi che sono disposte a perseguire, hanno maggiori probabilità di adottare innovazioni. L’esercito possiede un obiettivo ristretto, definito come basato sull’accumulo di potenza di fuoco per vincere le guerre convenzionali, e in effetti questo è il modo in cui lo U.S. Army cerca di combattere.

Sostanzialmente, il modo di condurre la guerra della Russia (e dell’Ucraina) è diverso rispetto a quello degli Stati Uniti e pertanto la loro tattica di utilizzo dei droni mal si adatta alle esigenze dello U.S. Army, fatte di alta manovrabilità in grado di raggiungere la superiorità di fuoco sul campo di battaglia là ove serva.

L’esercito russo, infatti, è un esercito sostanzialmente centrato sull’artiglieria; le forze di terra russe conducono manovre a fuoco e attacchi di massa per imporre logoramento agli avversari; l’aviazione russa è un prolungamento dell’artiglieria (qualcosa che abbiamo sottolineato più volte dal primo giorno di guerra per spiegare la mancanza di superiorità aerea nel teatro bellico). Non si tratta di una mancanza intrinseca di capacità, ma di una deliberata preferenza dottrinale per il fuoco di massa come fulcro della letalità tattica e operativa. Per Mosca, quindi, i droni non sono sostituti del potere aereo, ma strumenti economici per perfezionare il suo modo di combattere basato sul fuoco di artiglieria.

Come combatte l’esercito Usa

Il modo di combattere statunitense è invece profondamente diverso: abilitare la manovra delle forze corazzate attraverso il supporto aereo ravvicinato e il fuoco diretto. Pertanto si enfatizza la necessità di modellare rapidamente l’ambiente operativo attraverso la potenza aerea e di conseguenza, l’esercito statunitense fa affidamento sulla potenza aerea per attrarre le forze nemiche e creare le condizioni per le operazioni offensive nel momento e nel luogo prescelti. Un riflesso della postura statunitense della proiezione di forza a lungo raggio, determinata da una nazione che ha vissuto, e vive ancora, con una mentalità di proiezione di interessi globale. La chiave della teoria della vittoria dell’esercito statunitense è quindi stabilire il dominio aereo sull’avversario e ridurre notevolmente l’attrito delle forze nemiche, che è esattamente il contrario della dottrina russa di condotta della guerra: superiorità di forze corazzate, artiglieria, con supporto aereo per imporre una guerra d’attrito.

L’Air Land Battle statunitense ha avuto momenti chiave nei due conflitto in Iraq (1991 e 2003), ma sfortunatamente la guerra russo-ucraina mette in luce le vulnerabilità delle formazioni corazzate e i rischi di ammassare le proprie forze per raggiungere gli obiettivi operativi del metodo di guerra preferito dagli Stati Uniti.

Come pensano di poter ripristinare il vantaggio della capacità di manovra statunitense fatta di forze corazzate e meccanizzate?

Nell’articolo si legge che per preservare lo stile di guerra americano in un ambiente saturo di droni c’è bisogno di un quadro a livello strategico e operativo per iniziare a comprendere come le controinnovazioni possano fornire vantaggi asimmetrici sul futuro campo di battaglia. Strategicamente, gli Stati Uniti dovrebbero perseguire controinnovazioni che sfruttino le competenze tecniche della base industriale della Difesa e sviluppare soluzioni militari monouso sofisticate e difficilmente distribuibili. A tal fine, è necessario dare priorità a un sistema di difesa aerea integrato anti-drone, alla guerra elettronica e alle capacità di inganno progettate per neutralizzare i droni avversari. Dare priorità e investire in questi sistemi, insieme alla ristrutturazione organizzativa che ne conseguirà, aumenterà la barriera finanziaria e tecnologica per l’ingresso di attori statali e non statali nell’impiego dei droni come abbiamo visto nella guerra russo-ucraina, ripristinando al contempo la manovrabilità tattica e operativa e il vantaggio asimmetrico dell’esercito USA.

Dal punto di vista operativo, l’U.S. Army deve iniziare a sviluppare concetti e dottrine che proteggano la manovrabilità in un ambiente dominato dalla presenza persistente di droni. Il quadro di riferimento per questi concetti può includere l’integrazione delle tecnologie prioritarie di cui sopra nelle unità di manovra per consentire il dominio del litorale aereo preservando al contempo la manovrabilità.

In buona sostanza, l’esercito USA non rigetta i droni come strumento bellico sul campo di battaglia moderno, bensì ne ridimensiona l’uso adattandolo alle proprie esigenze, ovvero sta affermando quello che altri analisti anche da questa parte dell’Atlantico stanno dicendo da tempo: la chiave è “l’integrazione” non la “sostituzione”.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.