La rivalità turco-israeliana si approfondisce e conosce un nuovo capitolo dopo che il procuratore generale di Istanbul ha spiccato un mandato d’arresto internazionale per Benjamin Netanyahu per genocidio e crimini contro l’umanità in relazione a quanto commesso dall’Israel Defense Force a Gaza dall’ottobre 2023 in avanti. Una mossa pesante, specie considerato il fatto che la Turchia si trova così di fatto conforme al dettame della Corte Penale Internazionale, che indaga per crimini contro l’umanità contro il primo ministro israeliano e di cui Ankara non è membro, al pari di Tel Aviv.
Accuse dalla Turchia alla leadership d’Israele
Assieme a Netanyahu, sono ricercati per genocidio anche Israel Katz, ministro della Difesa, Eyal Zamir, capo dell’Idf, e 34 altri funzionari di spicco dello Stato Ebraico, che ora possono essere arrestati quando mettono piede sul suolo turco. Difficile non vedere un endorsement politico del presidente Recep Tayyip Erdogan dietro questa mossa. Formalmente, in Turchia il potere giudiziario è indipendente da quello politico. Ma l’Alto Consiglio dei Giudici e dei Pubblici Ministeri (Hysk) è nominato dal titolare della presidenza e sempre più in Turchia le istituzioni si muovono organicamente al passo di un potere centrale sempre più forte. Il quale detta, inevitabilmente, la linea. E anche la rivalità turco-israeliana rientra in questa linea.
Un duello a tutto campo
L’elenco dei crimini rinfacciato a Israele dà l’idea di una manovra attesa da tempo e che mira ad indicare una rotta chiara: nessuno sconto a Israele in una fase critica per l’implementazione del cessate il fuoco a Gaza e della stabilizzazione del Medio Oriente in cui la Turchia ha avuto un ruolo fondamentale.
Abbiamo raccontato della riluttanza israeliana sulla forza di stabilizzazione a Gaza e sulla possibile presenza turca, così come abbiamo dato conto del desiderio di Ankara di mettere un piede a terra vicino allo Stato Ebraico, che ormai inizia a concretizzare nello Stato anatolico il suo potenziale futuro rivale numero uno.
Israele e Turchia duellano a Cipro, dove nella parte greca Tel Aviv ha un utile alleato contro lo schieramento turco a Nord, e si sono scontrate indirettamente in Siria, tra le linee rosse imposte da Tel Aviv a Ahmad al-Sharaa e i desideri di Ankara di egemonizzare il Paese levantino.
Infine, la Turchia sta costruendo, forte della sua adesione alla Nato, un’aviazione d’eccellenza per una potenziale deterrenza anti-israeliana nella regione con tanto di Eurofighter Typhoon e F-35 americani.
Turchia contro Israele, sfida infinita
Quando Netanyahu ha chiuso a Ankara nella forza di stabilizzazione a Gaza, per la Turchia era solo questione di “se”, non di quando: una risposta andava mandata, ed è arrivata, fragorosa e netta. Oltre che potenzialmente in grado di ripercuotersi sull’immagine del Paese verso alleati chiave come l’Azerbaijan, Paese crocevia tra Ankara e Tel Aviv che è alleato di Israele ma osmotico alla Turchia, o le repubbliche dell’Asia Centrale, tra cui il Kazakistan fresco di adesione agli Accordi di Abramo. Ankara si sta trasformando nella più decisa critica dell’attiva politica di violazione del cessate il fuoco a Gaza e non intende lasciar passare nessuna violazione a Israele.
Siamo alla massima pressione, anche giudiziaria: di scontri e tensioni è lastricata la strada che può portare alla madre di tutte le battaglie del Medio Oriente. Ancora all’orizzonte, ma non più remota, la collisione turco-israeliana si fa sempre più un esempio di scenario da tenere in considerazione per gli anni a venire.
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