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Il 36,5% di Wall Street in dieci aziende: la Borsa Usa tra euforia e bolla

Il 36,5% di Wall Street in dieci aziende la borsa Usa tra euforia e bolla attende gli sviluppi futuri del mercato.

Le dieci maggiori aziende dell’S&P500 pesano per oltre un terzo della capitalizzazione complessiva del maggiore listino americano e per quasi un quinto di quella complessiva delle borse mondiali. Questo lo scenario di grande concentrazione che va analizzato alla luce del boom di investimenti in Intelligenza artificiale e dei record delle Borse, che nel secondo mandato di Donald Trump hanno cavalcato l’euforia del capitalismo nazionalista statunitense e l’euforia finanziaria, da molti paragonata a una potenziale bolla.

Il boom dei colossi del digitale

Dati alla mano, gli Usa (dati 31 ottobre) capitalizzano quasi 70mila dei 134mila miliardi di dollari complessivamente accumulati nelle Borse del pianeta (il 52%). E di questa somma di denaro oltre il 36,5% (il 18% a livello mondiale) è concentrato in dieci aziende. Dalla cima al decimo posto, si contano innanzitutto Nvidia (quasi 5mila miliardi), Apple (quasi 4mila), Microsoft (3.800), Google (3.400), Amazon (2.600), Broadcom (1.750), Meta (1.600), Tesla (1.500), colossi che fanno riferimento al settore tecnologico e delle Big Tech.

Si va dai designer di tecnologie vitali per l’Ia, come Nvidia, alla manifattura, con Broadcom, passando per i tradizionali colossi del tech. Poi, la top ten è completata da Berkshire Hathaway, il fondo di Warren Buffet in perenne momento “toro”, e da JPMorgan Chase, lanciatasi pienamente nel business della sicurezza nazionale (circa 1.000 e 850 miliardi di dollari rispettivamente).

Una Borsa mondiale a guida Usa

Nelle prime venti aziende più quotate al mondo solo 4 non sono statunitensi: il colosso petrolifero di Riad, Saudi Aramco (settima), il player taiwanese dei chip Tsmc (nona), e le aziende tecnologiche Tencent (Cina) e Samsung (Corea del Sud), rispettivamente diciassettesime e diciottesime. La prima europea è Asml, leader olandese nella produzione di macchinari per la litografia dei semiconduttori, 24esima con 422 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Insomma, il grande gioco borsistico globale è sempre più americano e bisogna capire quanto in questo trend impattino non solo le fasi espansive dell’economia finanziaria e l’euforia da Intelligenza artificiale ma anche un effetto trascinamento: ogni prodotto consumer, come gli Etf, è sempre più appiattito sul mercato a stelle e strisce, a sua volta sempre più rappresentativo di un paniere sempre più ristretto di aziende (espandendo il raggio, con 20 compagnie si arriva al 46% della capitalizzazione) che trainano con il loro approccio l’intero mercato.

Del resto, come ha dichiarato da Jeff Buchbinder, responsabile della strategia azionaria di LPL Financial a Market Watch di Morningstar, “gli investimenti nell’Intelligenza artificiale hanno trainato circa due terzi della crescita degli utili dell’indice S&P 500 nel terzo trimestre e saranno fondamentali per raggiungere la crescita a due cifre degli utili che gli analisti prevedono nel 2026″. Aggiungiamo un trend ribassista previsto per i tassi di interesse, che favorirà riacquisti di azioni proprie (buyback) da parte delle imprese, e il trend è tracciato.

Ora attesa per i cambiamenti concreti

Quanto è sostenibile tutto ciò, in un contesto in cui altri player come OpenAI immaginano l’ingresso in borsa con un valore da 1.000 miliardi di dollari? Market Watch se lo è chiesto, sottolineando che nel mercato Usa “i rialzisti sostengono che il rally delle azioni delle aziende tecnologiche, che ha trainato gran parte dei guadagni del mercato negli ultimi due anni, ha ancora margini di miglioramento, mentre i ribassisti avvertono che le valutazioni del settore tecnologico sono salite troppo e potrebbero crollare in modo simile alla crisi delle dot-com dei primi anni 2000”.

Seeking Alpha invita a controllare i flussi di cassa dei colossi che hanno previsto maxi-investimenti in data center e Intelligenza artificiale per capirne la sostenibilità. E sarà proprio “sostenibilità” la parola d’ordine per mercati euforici e carichi di aspettative. Le capitalizzazioni-monstre genereranno utili all’altezza delle aspettative? L’Ia diverrà dirompente? Dazi e guerre commerciali non freneranno i rally? Queste domande avranno la loro risposta nell’economia reale. Vero e proprio arbitro di un trend che si è caricato di investimenti, scommesse e euforia ora da testare alla prova dei fatti.

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