Nuove e-mail trapelate avvalorano la tesi che sostiene il profondo legame tra Israele e Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019. Un’inchiesta basata su migliaia di email private dell’ex Primo Ministro israeliano Ehud Barak rivela il ruolo cruciale e inedito di Jeffrey Epstein come architetto di una diplomazia segreta tra Israele e la Russia di Vladimir Putin.
L’inchiesta che svela il ruolo segreto di Epstein
Secondo quanto pubblicato da Drop Site News, il finanziere, all’epoca del suo coinvolgimento già condannato per reati sessuali, agì come un vero e proprio operativo non ufficiale, con l’obiettivo di stravolgere gli equilibri in Medio Oriente. Le email, datate tra il 2013 e il 2016, mostrano che Epstein fu il regista di un backchannel tra Ehud Barak e il Cremlino. L’obiettivo principale era convincere la Russia ad abbandonare il suo alleato, il presidente siriano Bashar al-Assad, e sostenere una sua “uscita di scena graceful”, come riportano le mail.

Epstein, che si vantava di avere accesso agli ambienti più chiusi dell’élite russa, non si limitò a fare da tramite. Consigliava strategie, condivideva intelligence su chi Putin stesse incontrando in Europa e suggeriva a Barak come approcciare i colloqui. “Penso che dovresti far sapere a Putin che sarai a Mosca. Vedi se vuole del tempo privato”, scrisse Epstein in una mail del 9 maggio 2013, dopo una conversazione notturna con Barak.
L’incontro con Putin
Il lavoro di Epstein culminò in un incontro privato tra Barak e Putin a San Pietroburgo nel giugno 2013, organizzato sotto la copertura di un forum economico. Per preparare il terreno, i due uomini lavorarono a stretto giro su un editoriale che Barak avrebbe dovuto pubblicare su un grande giornale americano.
La bozza, intitolata “Il Cremlino detiene le Chiavi”, esortava Russia e Stati Uniti a trovare una soluzione negoziata che al fine di rimuovere Assad, importante alleato di Teheran nella regione. Epstein revisionò personalmente il testo, rendendolo più aggressivo e aggiungendo un’esplicita difesa degli interessi israeliani: “Israele non può semplicemente aspettare che sia troppo tardi”. L’articolo, rifiutato dal New York Times e dal Wall Street Journal, fu poi pubblicato in forma meno incisiva sul Telegraph.
Nonostante l’incontro con Putin, il piano di rimuovere Assad fallì. La Russia, infatti, consolidò il suo sostegno al regime di Assad e nel 2015 intervenne militarmente per contrastare l’avanzata dei jihadisti e di Al-Qaeda in Siria. Tuttavia, le trattative di Barak ed Epstein, secondo Drop Site News, contribuirono a gettare le basi per la successiva cooperazione Usa-Russia sullo smantellamento delle armi chimiche siriane dopo l’attacco di Ghouta.
Le rivelazioni mostrano anche che l’agenda di Epstein e Barak andava oltre la Siria. In una mail dell’agosto 2013 Epstein spinse Barak a scrivere un editoriale che criticasse la politica americana di attesa, augurandosi che il Congresso approvasse non solo le bombe sulla Siria, ma “ottenesse l’autorizzazione ora per l’Iran”. L’obiettivo era chiaramente sabotare i negoziati sul nucleare iraniano dell’amministrazione Obama, considerati una minaccia da Israele. Esptein agiva come un “falco”.
Epstein e il Mossad
L’ipotesi che Epstein fosse legato a servizi segreti, in particolare al Mossad, non è nuova. Una delle testimonianze più significative in tal senso proviene da Ari Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence israeliana, che nel 2020, in un’intervista a RT International, ha dichiarato che sia Epstein sia Robert Maxwell, padre di Ghislaine Maxwell, erano agenti del Mossad.
Secondo Ben-Menashe, Epstein gestiva un’operazione di raccolta di informazioni e ricatto, utilizzando le sue dimore piene di telecamere nascoste per compromettere personaggi potenti. Maxwell, magnate dei media britannico morto in circostanze misteriose nel 1991, avrebbe introdotto Epstein nei circoli dell’intelligence israeliana, creando una rete di relazioni che coinvolgeva figure di alto profilo, tra cui l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak e persino il principe Andrea d’Inghilterra.
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