La cosiddetta “guerra dei cavi sottomarini” nel Mar Rosso non riguarda solo questioni tecniche: è una partita geopolitica ed economica di prim’ordine. In questa rotta passano tra il 15 e il 20% dei flussi internet mondiali che collegano Europa, Africa, Medio Oriente e Asia. Una rete delicata di fibre ottiche che sostiene cloud, transazioni finanziarie, comunicazioni militari e interconnessioni digitali globali. Ed è proprio qui che i ribelli Houthi hanno individuato una leva di pressione strategica.
Cavi sotto tiro
I progetti SEA-ME-WE 6 — una dorsale in fibra ottica lunga oltre 20.000 km con 16 coppie di fibre — e 2Africa Pearls, sviluppato da un consorzio che include Meta, Microsoft e China Mobile, sono oggi bloccati nella loro fase finale di posa. Navi posacavi e operatori civili temono infatti attacchi di droni e imbarcazioni armate degli Houthi.
La situazione non è teorica: sospetti sabotaggi hanno già colpito segmenti critici come SMW4 e IMEWE, provocando rallentamenti su piattaforme cloud, tra cui Microsoft Azure, e interruzioni diffuse in Asia e Medio Oriente nel febbraio 2024 e nel settembre 2025. Nonostante il cessate il fuoco mediato dal presidente Donald Trump tra Israele e gli Houthi, la tregua è fragile e la minaccia rimane.
Vulnerabilità globali e rotte alternative costose
La posta in gioco è enorme. I cavi sottomarini non hanno la visibilità delle grandi pipeline energetiche, ma la loro interruzione può bloccare servizi bancari, militari e infrastrutture digitali globali in poche ore. Le rotte alternative, come l’aggiramento dell’Africa passando per Capo di Buona Speranza, aumentano la latenza del traffico del 20-30% e fanno lievitare i costi operativi. Operatori globali valutano nuove dorsali terrestri attraverso India, Medio Oriente ed Europa, ma l’instabilità nell’area yemenita rende difficili anche le operazioni di riparazione e manutenzione dei cavi già esistenti.
Minacce ibride e competizione tra potenze
La minaccia Houthi è asimmetrica e ibrida: combina capacità navali, mine, droni e cyber-attacchi. Questo rende complessa la difesa di infrastrutture civili sommerse, lunghe migliaia di chilometri e difficili da proteggere militarmente. Le grandi potenze digitali — Stati Uniti, Europa e Cina — osservano con crescente preoccupazione perché la sicurezza dei cavi è anche sicurezza strategica: chi controlla i nodi e le rotte digitali controlla una parte essenziale dell’economia globale. Progetti come Blue-Raman o Africa-1 sono a loro volta coinvolti da ritardi e incertezze operative, mentre i servizi cloud e i mercati finanziari si preparano a scenari di ridondanza forzata.
Geopolitica delle fibre ottiche
Il Mar Rosso diventa così un nuovo teatro di confronto strategico, dove attori regionali e globali si scontrano per il controllo di un’infrastruttura invisibile ma essenziale. La vulnerabilità delle dorsali sottomarine è un moltiplicatore di potere: minacciarle significa poter esercitare pressione su economie interconnesse. La partita che si gioca nei fondali tra Africa e Asia non è meno rilevante di quella che si combatte nei cieli o nei mercati energetici. È la guerra silenziosa della connettività globale.
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