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Media e Potere

Germania, allarme autoritarismo: il costituzionalista Murswiek denuncia la censura di Stato

Il monito del costituzionalista Dietrich Murswiek: in Germania la libertà d'espressione è sempre più a rischio.
Merz censura

Un’ombra autoritaria si allunga sulla Germania sotto la guida politica di Friedrich Merz, secondo il rinomato costituzionalista Dietrich Murswiek, professore emerito di Diritto pubblico e amministrativo presso l’Università di Friburgo. In un’intervista alla Neue Zürcher Zeitung – autorevole quotidiano svizzero di lingua tedesca, con sede a Zurigo – Murswiek lancia un allarme sulla progressiva erosione della libertà di espressione in Germania. Motivo? La Corte d’Appello di Berlino (Kammergericht), massima istanza civile regionale, ha emesso una sentenza shock, autorizzando la piattaforma LinkedIn a rimuovere qualsiasi post che contraddica l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il governo o enti come il Robert-Koch-Institut, indipendentemente dalla loro veridicità. Parallelamente, il governo tedesco discuterà il 6 novembre un disegno di legge di orwelliana memoria, il quale mira a contrastare la “disinformazione”. Insomma, i presupposti per un Ministero della Verità vi sono tutti.

La sentenza controversa di Berlino

La decisione del Kammergericht nasce dal caso di un utente i cui post critici sui vaccini sono stati cancellati da LinkedIn, che si è appellata alle proprie linee guida contro la “disinformazione”. L’account dell’utente è stato poi sospeso. Ma sono le motivazioni ad aver attirato l’attenzione di Murswiek poiché la Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la validità dei contenuti non conta: ciò che davvero conta è il fatto che i post fossero in contrasto con le “posizioni ufficiali” del governo o dell’Oms.

Dietrich Murswiek

Murswiek definisce questa interpretazione “un misconoscimento grottesco dell’importanza della libertà di opinione”. Per il costituzionalista, la sentenza crea un precedente inquietante: “Se non verrà corretta, si potrebbe istituire un’istanza di verità per ogni ambito politico – dalla politica economica alla difesa, dall’ambiente alla previdenza sociale. La posizione del governo sarebbe sempre quella ‘giusta’, e tutto il resto ‘disinformazione’ vietata. Questo lo conosciamo solo da 1984 di Orwell o dai regimi dittatoriali“.

La libertà di espressione sotto attacco

Murswiek, che ha presentato un ricorso al Bundesverfassungsgericht (Corte Costituzionale Federale) di Karlsruhe, è fiducioso che la sentenza venga ribaltata.”“I giudici di Karlsruhe hanno dichiarato che la libertà di critica verso il governo e le istituzioni è l’essenza del principio democratico. Non può esistere una norma, nemmeno nei termini di servizio delle piattaforme, che stabilisca un’unica opinione valida, quella del governo o dell’OMS“, spiega.

Ma a preoccupare il costituzionalista è anche il disegno sulla “disinformazione” in discussione in queste settimane. “Chi decide cosa sia disinformazione? La verità deve emergere dal dibattito pubblico, non essere imposta da autorità statali”, sostiene. Quello che si osserva in Germania, come in altri Paesi occidentali – vedi il Regno Unito e la repressione sui social – è una tendenza comune: in un clima di crescente controllo statale allo scopo di controllare la “disinformazione”, si rischia di scivolare pericolosamente verso un futuro distopico in cui la libertà di espressione viene sacrificata sull’altare di una presunta “verità” imposta.

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