ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

Sta facendo discutere, in Germania, il flop del ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul (Cdu), il quale è stato costretto ad annullare la visita programmata in Cina a causa della mancanza di disponibilità per incontri ufficiali. A pesare, sulle relazioni tra Berlino e Pechino, sono le tensioni diplomatiche relative a commercio e guerra in Ucraina. Wadephul avrebbe dovuto incontrare il suo omologo Wang Yi per discutere di controlli cinesi sulle esportazioni di terre rare e chip, che colpiscono l’industria tedesca, e del sostegno di Pechino alla Russia. La decisione di annullare il viaggio, dovuta alla mancata conferma di altri incontri, sottolinea il deterioramento delle relazioni tra la Cina e la Germania sotto l’egida dell’atlantista Merz. Il paradigma di un’Europa in crisi – politica, sociale ed economica – che si chiude in sé stessa, rinunciando a quegli standard diplomatici che l’avevano resa grande.

Il ministro tedesco annulla il viaggio in Cina

Come riporta il Financial Times, lo scorso gennaio, prima di vincere le elezioni tedesche, Merz aveva descritto la Cina come parte di un “asse di autocrazie” che non rispettava gli “standard occidentali dello Stato di diritto”. Merz ha inoltre invitato le aziende tedesche a prestare attenzione agli investimenti in Cina, date le crescenti tensioni geopolitiche nell’Indo-Pacifico, affermando che ciò “comporta grandi rischi”. Peccato che, quest’anno, la Cina sia tornata ad essere il principale partner commerciale della Germania, superando gli Stati Uniti al primo posto dopo un anno di dominio americano. Secondo i dati preliminari dell’ufficio statistico federale tedesco (Destatis), nei primi otto mesi del 2025 il volume totale degli scambi con la Cina ha raggiunto i 163,4 miliardi di euro, contro i 162,8 miliardi con gli Usa. Lo stesso ministro Johann Wadephul si era espresso con giudizi poco lusinghieri nei confronti della Repubblica Popolare, soprattutto sul tema delle terre rare, provocando l’irritazione di Pechino. Che ora ha deciso di snobbare deliberatamente Wadephul.

Negli ultimi mesi, infatti, Berlino alzato il tiro contro Pechino, prendendo di mira le restrizioni “unilaterali e non trasparenti” imposte dalla Cina sulle esportazioni di terre rare. All’origine del contendere, le nuove regole varate da Pechino nell’aprile 2025, che sottopongono a licenza l’esportazione non solo delle terre rare, ma anche di leghe, magneti e tecnologie collegate. Secondo la Germania, queste misure stanno creando un pericoloso cortocircuito: alimentano l’incertezza dei mercati, paralizzano le catene di approvvigionamento e mettono a repentaglio i rapporti commerciali bilaterali. In generale, in Europa diversi Paesi europei – con la Germania in testa – hanno manifestato il loro disappunto per via del calo delle esportazioni di terre rare dalla Cina, che a loro detta stanno colpendo molto duramente le imprese europee.

Naturalmente, Pechino non la vede alla stessa maniera. Come osserva il Global Times, organo del Partito Comunista Cinese, la Cina esporta da tempo terre rare nell’UE, fornendo un supporto vitale agli sforzi del blocco per raggiungere gli obiettivi di transizione digitale e verde, migliorare la competitività economica e rafforzare la sicurezza economica, il tutto mentre la Cina si è fatta carico dei costi ambientali e legati alle risorse“. “È sconcertante e deplorevole – prosegue il Global Times – che, invece di riconoscere questo contributo, alcuni in Europa abbiano adottato misure ingrate e persino dannose. I controlli cinesi sulle esportazioni di prodotti legati alle terre rare sono attuati in conformità con la legge per salvaguardare meglio la sicurezza e gli interessi nazionali, adempiere agli obblighi di non proliferazione e riflettere la posizione costante della Cina volta al mantenimento della pace globale e della stabilità regionale”.

La svolta anti-cinese di Berlino

Come osserva Sevim Dagdelen, portavoce per la politica estera della Sahra Wagenknecht Alliance (BSW), il ministro degli esteri ha un atteggiamento che sembra voler “consolidare la svolta anti-cinese nella politica estera tedesca” formando “un’alleanza con il Giappone contro Cina e Russia”. Durante il suo recente viaggio in Asia, in Giappone e Indonesia, ricorda Dagdelen, il ministro ha attaccato la Cina, accusando Pechino di “comportamento sempre più aggressivo” nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Orientale e Meridionale. Ha inoltre citato la Cina come una “minaccia per la democrazia e lo Stato di diritto nella regione “e ha inveito contro la Cina, sostenendo che “minaccia più o meno apertamente di cambiare unilateralmente lo status quo e di spostare i confini a proprio favore”. In buona sostanza, in Asia Wadephul “appare come un semplice scudiero al seguito del cavaliere Trump, impegnato a sfidare i mulini a vento cinesi”. In particolare, si criticano le limitazioni imposte dalla Cina sull’esportazione di terre rare, essenziali per l’industria bellica occidentale, ignorando però che analoghi divieti di esportazione verso la Cina sono stati introdotti dagli Stati Uniti.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto