Nella vita di un giovane palestinese ci sono poche date più importanti del tawjihi, il nostro esame di maturità.
Non è solo la fine della scuola e l’ingresso nella vita adulta. È una sorta di vittoria personale sui mille tormenti dell’occupazione israeliana.
Prima del genocidio, a Gaza il tasso di alfabetizzazione era al 97%, ben il 90% dei ragazzi frequentava una scuola superiore e uno stellare 45% l’università (in Italia siamo al 30%).
Ma il sistema scolastico è stato uno degli obiettivi della furia israeliana, con il 97% delle scuole danneggiate o distrutte e l’impossibilità ormai per il terzo anno consecutivo di offrire lezioni regolari ai 625.000 allievi del sistema scolastico e ai 90.000 studenti universitari.
In questi due anni è saltato ovviamente anche l’esame di maturità, il famoso tawjihi. Ma lo scorso settembre, il ministero dell’Istruzione e l’UNDP, l’agenzia ONU per lo sviluppo umano, sono riuscite a organizzarlo in modalità online.
Ben 27.000 studenti si sono iscritti all’esame che è durato dieci giorni per dare modo a tutti di sfruttare la poca connessione internet disponibile.
Sotto le bombe e di fronte ai carri armati, i giovani palestinesi di Gaza hanno voluto imporsi ancora una volta su occupazione e genocidio.
Questa settimana finalmente i risultati degli esami. In tanti hanno festeggiato tra le macerie. Sperano che il futuro non li costringa a rinunciare ai loro sogni di diventare medici, giornaliste, docenti, scienziate. Abbiamo raccolto le loro voci. Raccontano di tanta fatica, tanto dolore e un filo di speranza.
Raffaele Oriani è co-autore de libro “Hassan e il genocidio” scritto insieme al giornalista palestinese Alhassan Selmi e all’illustratrice Marcella Brancaforte.

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